Alcol e minori, anche in Calabria una partita difficile ma c’è chi gioca e spera di vincere
Interessi non sempre leciti e scarsi controlli a tutti i livelli rendono la partita contro l’abuso di alcol una montagna assai dura da scalare. Ma c’è chi continua a giocarla, anche a Cosenza e nel resto dell’area urbana, come della Calabria, con le armi della scienza e della psicologia, delle motivazioni e della professionalità. C’è grande attenzione anzitutto a quanto avviene coi più giovani, come raccontano anche le ultime vigilie ad altissima gradazione alcolica nel centro cittadino. In barba a ogni controllo, perché non è mai superfluo ricordare che una legge del 2017 stabilisce il divieto di vendita e somministrazione di bevande alcoliche ai minori di 18 anni. È un reato somministrare bevande alcoliche a minori di 16 anni, mentre è considerato solo un illecito amministrativo per i ragazzi tra 16 e 18 anni. Eppure, adesso in città come in estate nei luoghi della villeggiatura, si vede di tutto a colpi di… cicchetti.
Ci aiutiamo a vicenda
Ogni martedì volontari e malati si ritrovano nella parrocchia “Sant’Aniello” di Cosenza dove don Salvatore Fuscaldo ha messo a disposizione gratuitamente una stanza. Il gruppo di autoaiuto è un iter avviato dalla sede cittadina dell’Associazione dei club alcologici territoriali (Acat) che segue il metodo di Hudolin. Acat è un’organizzazione di volontariato che coordina i Club alcologici territoriali (Cat), comunità multifamiliari di dieci/dodici famiglie che si incontrano settimanalmente. C’è collaborazione con il servizio di Alcologia dell’Asp e le comunità terapeutiche. L’Acat di Cosenza è presieduta da Salvatore Monaco mentre Maria Francesca Amendola è presidente regionale. Sono già tante le famiglie seguite, e il numero è in continua crescita.
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