Cultura

ALBUM: Softcult – When A Flower Doesn’t Grow

Credit: Kaylene Widdoes

Siamo subito chiari. I Softcult non sono più la band degli esordi. Mercedes e Phoenix sono in giro da tanto e qualcuno ricorderà dei vecchi EP in cui il sound era avvolgente e oscuro, in quota shoegaze e dream-pop. Ora le cose sono decisamente cambiate e tutto si è fatto più carico e compatto: il messaggio del duo è quello di liberarsi dal conformismo con coraggio e, per renderlo efficace, si sceglie la via della potenza e della grinta.

Meno delicatezze e più grunge-alt-rock muscoloso e arrabbiato. Qualcuno potrà storcere il naso e non gradire il cambio di rotta, e capisco benissimo la cosa, ma c’è da dire che, comunque, la proposta è molto intensa e viscerale e la carica energica traspare veramente prepotente a tratti (“16/25” è marziale, a dire poco, mentre “Hurt Me” ha una prima parte che è devastante, salvo poi trasformarsi in qualcosa di ottimamente etereo). Canzoni che mi convincono, sarò sincero, ma, ripeto, è necessario il reset da quanto avevamo sentito negli anni scorsi, altrimenti certe aspettative possono disturbare non poco l’ascolto. Certo ci fa ancora piacere trovare dei momenti come “Naive” in cui l’atmosfera è ammantata di shoegaze dal sapore più morbido.

Sarà questa la nuova strada maestra della band o il passato, in termini musicali, tornerà a farsi vivo?

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