Società

Alberto Forchielli: «Ai giovani dico: non fate il liceo classico, e andate all’estero. Ho lasciato l’America, Trump e Musk sono terrificanti»

Riproponiamo questa intervista di Silvia Bombino ad Alberto Forchielli, pubblicata lo scorso 17 marzo, tra le più apprezzate del 2025.

Alberto Forchielli vuole darci la sveglia. Con l’associazione Drin Drin, fondata insieme all’economista Michele Boldrin, ha raccolto in meno di un anno 12 mila volontari, 10 mila iscritti, e in autunno la trasformerà in partito. L’imprenditore e consulente Forchielli, «uomo d’impresa» come ama definirsi, a quasi 70 anni e dopo 31 in giro per il mondo, l’estate scorsa infatti è tornato in Italia, a Imola, nei posti della sua infanzia, dove il nonno materno Giacomo Dal Monte Casoni era deputato per la Democrazia Cristiana. «In casa si è sempre parlato di politica. Lui era un famoso antifascista, incarcerato, scappato, perseguitato. Dopo la guerra fu eletto con De Gasperi poi divenne presidente della Cassa di Risparmio, era un personaggio. Ha dato ampio credito alle cooperative rosse, in una situazione tipo Don Camillo e Peppone».
Molti conoscono Alberto Forchielli per l’imitazione che ne ha fatto Maurizio Crozza: stravaccato sul divano, la testa tra le mani, un atteggiamento disilluso sull’Italia e l’esaltazione della Cina, dove ha fondato un fondo di private equity e poi Mindful Capital Partners.

Avete presentato il nuovo movimento alla Camera, come un futuro partito di centro. Perché pensate che ci sia questa esigenza?
«Lo sento. Io stesso ho votato Calenda, non mi sentirei di votare né a sinistra né a destra, né il populismo della sinistra, né il populismo della destra. Adesso si vede bene quanto sono indigeste, in questa nuova situazione dell’Ucraina, per esempio: la sinistra che ha questo finto pacifismo orribile, la destra frammentata con la Lega che va da una parte e la Meloni che sta zitta… Insomma, come molti non saprei, non c’è una linea chiara né a destra né a sinistra in un momento così delicato per noi, per l’Europa».

Qual è la posizione di centro che manca?
«Una posizione non populista, sulle cose concrete, tanto le cose da fare le sappiamo tutti, è che nessuno ha il coraggio di farle. Ad esempio il riarmo sull’Ucraina».

Alla presentazione lei ha detto: «Bisogna darsi l’atomica perché sennò nel mondo non conti niente se non sei una potenza nucleare». Conferma?
«Confermo».

Pochi mesi fa ha detto: «il Paese è fottuto». Che cosa intendeva?
«Trent’anni anni di non crescita della produttività è un de profundis. Non c’è Paese al mondo che abbia avuto una stasi della produttività di 30 anni, secondo me neanche la Somalia o il Sudan, è una cosa orribile, pazzesca. Manca l’innovazione, facciamo le stesse cose che facevamo 30 anni fa: piastrelle, divani, cucine componibili. Certo. La nostra industria non si è evoluta in nessun senso».

Alberto Forchielli bambino con il nonno Giacomo Dal Monte Casoni antifascista e deputato della Democrazia Cristiana

Alberto Forchielli bambino con il nonno Giacomo Dal Monte Casoni, antifascista e deputato della Democrazia Cristiana

Drin Drin che cosa farebbe?
«Io farei una legge di ritorno dei cervelli potentissima, poi bisogna ristrutturare l’università e la scuola e invitare il capitale straniero, bisogna fare dell’asse Torino-Milano la culla del venture capital internazionale. Però è un discorso lungo… Provo a farla breve: l’America 20 anni fa aveva lo stesso Pil dell’Europa. Ora è il 50% più alto. Tutto è dovuto al fatto che in America negli ultimi 15 anni sono nate intere aziende che non esistevano e si sono imposte ai vertici della scala societaria americana come Google, Microsoft, Oracle e così via. E queste aziende che hanno portato enorme crescita, enorme produttività, hanno due cose: hanno usufruito di venture capital e sono cresciute in un ambiente universitario. Le varie Microsoft, Google, Nvidia, sono tutte cresciute in un ambito universitario, e significa che la scuola e l’università sono importantissime. E questo vuol dire che il capitale di rischio che deve sostenere l’innovazione è importantissimo, come la scuola. In Italia non c’è né l’uno né l’altro».


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