Albano: «Con gli Uffici di Prossimità portiamo la giustizia più vicino alle persone fragili»
Assessore Albano, si è concluso il ciclo di incontri dedicato agli Uffici di Prossimità nei territori siciliani. Qual è il bilancio di questo percorso?
«È stato un passaggio importante di ascolto e confronto. Abbiamo attraversato le nove province siciliane per incontrare amministratori locali, rappresentanti degli uffici giudiziari, operatori e istituzioni coinvolte. L’obiettivo era fare conoscere meglio il progetto, verificare le esigenze dei territori e rafforzare la collaborazione tra tutti i soggetti interessati. È emersa con chiarezza una priorità: rendere i servizi della giustizia più accessibili, soprattutto per chi incontra maggiori difficoltà nell’orientarsi tra procedure e adempimenti».

Perché questi sportelli sono così importanti per le politiche sociali?
«Perché dietro ogni pratica c’è una persona, spesso una famiglia che sta affrontando una situazione delicata. Penso agli anziani, alle persone con disabilità, ai cittadini che necessitano di un amministratore di sostegno e a chi deve affrontare questioni che riguardano la tutela dei minori. Per queste persone, anche una procedura apparentemente semplice può diventare un ostacolo. Avvicinare la giustizia significa contribuire a rendere effettiva la tutela dei diritti, senza lasciare sole le persone più vulnerabili».
Concretamente, che cosa può fare un cittadino rivolgendosi a un Ufficio di Prossimità?
«Può ricevere informazioni, orientamento e supporto per diverse pratiche di volontaria giurisdizione, tra cui quelle relative all’amministrazione di sostegno, alle tutele e alle autorizzazioni del giudice tutelare. Gli sportelli aiutano anche nella predisposizione e nel deposito telematico degli atti per i quali non è necessaria l’assistenza di un legale. Sono servizi che possono ridurre gli spostamenti verso i Tribunali e semplificare il rapporto con l’amministrazione giudiziaria».

Qual è il valore aggiunto per una regione come la Sicilia?
«La conformazione del nostro territorio, le distanze e le difficoltà di collegamento rendono particolarmente importante una rete di servizi diffusa. La riforma della geografia giudiziaria ha inoltre allontanato alcuni presìdi da diverse comunità. Gli Uffici di Prossimità, attivati presso Comuni e Unioni di Comuni, possono contribuire a colmare questa distanza, portando informazioni e assistenza più vicino ai cittadini».
La conclusione degli incontri rappresenta anche l’inizio di una nuova fase?
«Certamente. Attivare uno sportello non basta: bisogna renderlo conosciuto, accessibile ed efficace nel tempo. Il progetto regionale prevede 30 Uffici di Prossimità, con il coinvolgimento degli enti locali, il raccordo con i Tribunali e il supporto tecnico-operativo di Formez. Adesso occorre consolidare il lavoro avviato, accompagnare gli operatori e valorizzare le esperienze maturate nei territori».
Quale ruolo avranno i servizi sociali?
«Un ruolo fondamentale. Le fragilità, infatti, raramente riguardano un solo ambito: possono intrecciare esigenze sociali, sanitarie e giudiziarie. Per questo è necessario che Comuni, Distretti socio-sanitari, servizi sociali e Tribunali dialoghino, nel rispetto delle rispettive competenze. Il cittadino non deve essere costretto a fare da tramite tra amministrazioni che non comunicano tra loro».
Qual è, in definitiva, l’obiettivo che si pone la Regione?
«Costruire un modello di amministrazione sempre più vicino alle persone. La qualità di un servizio non si misura soltanto dalla sua esistenza, ma dalla possibilità concreta di utilizzarlo. Vogliamo che ogni cittadino sappia a chi rivolgersi e trovi indicazioni chiare, soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà. La giustizia di prossimità è anche uno strumento di inclusione e coesione sociale: rendere i diritti più accessibili significa rafforzare le nostre comunità».
Source link





