Cultura

Ain’t No Damn Way!: Il ritorno alle origini che spacca le opinioni :: Le Recensioni di OndaRock

Partiamo da un assunto: “Ain’t No Damn Way!” è, in parte, un disco per addetti ai lavori. Il ricettario di Kaytranada, al secolo Louis Kevin Celestin, non è quello r&b di “Bubba“, ma un agglomerato di tool per dj in camicia floreale, litri di alcol e calura estiva. Tuttavia, la trama del campionario non esplode: è concepita per essere messa in loop, effettata, mixata. Senza questo passaggio, l’album fatica a trovare una collocazione precisa. A volte fa solo battere il piede, altre smuove la testa, e spesso resta un sottofondo elegante ma non troppo incisivo.

Quello della club è un ritorno alle radici per il musicista haitiano-canadese, entrato nella storia dei Grammy come primo artista nero e apertamente gay a vincere il premio per il miglior dance/electronic album. Ma parlare soltanto di house è riduttivo. “Target Joint” conserva quel passo, ma è tarata con la mentalità del beatmaker. Che non rinuncia a divagazioni nu-disco (“Do It! (Again!)”), ereditandone la spiccata attitudine al sampling: recuperi di vecchie tracce incastonati su tappeti di percussioni roventi, dal piglio analogico (“BackstABS”). Eppure, oltre a essere troppo breve per il dancefloor, l’insieme suona a volte un po’ impomatato, anche se è innegabile che funzioni.

Insomma, quello di Celestin è un lavoro divisivo, almeno per i fan. Da un lato, c’è chi resta deluso dall’assenza di featuring più catchy, dall’altro chi coglie la sorpresa di un passo in avanti, un percorso di maturazione che evita le scorciatoie delle collaborazioni. La verità, forse, sta nel mezzo: come in “Don’t Worry Baby”, pregna di anima black, sample vocali e beat tagliuzzato. Per il resto, tutto gira bene, come piacevole colonna sonora. Anche se non sarebbe male ascoltare qualcuna di queste tracce, in extended version e con i giusti ritocchi, su un soundsystem imponente, a ritmo col tempo.

19/09/2025




Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »