Agricoltori calabresi “esclusi” e contenziosi. Consorzio di bonifica nel limbo
Presentata come una delle riforme “manifesto” della passata legislatura a guida centrodestra, quella che interessa il Consorzio unico di bonifica – prodotto diretto della fusione degli 11 Enti preesistenti – vive oggi una fase di profondo contrasto tra le ambizioni di risanamento della Regione e le critiche di chi ne denuncia la natura poco democratica.
Sebbene la legge istitutiva e lo Statuto del Consorzio prevedessero l’indizione delle elezioni del Consiglio dei delegati entro termini precisi (inizialmente 60 giorni dall’approvazione dello Statuto), l’Ente è ancora guidato dal commissario straordinario Giacomo Giovinazzo. Tra i nodi irrisolti c’è il mancato coinvolgimento degli agricoltori. Le associazioni di categoria e i comitati denunciano una «frattura insanabile» tra i consorziati e il governo dell’Ente. La gestione centralizzata è vista come un’imposizione della Cittadella, che mette da parte l’autogoverno storico degli agricoltori per trasformare il Consorzio in un braccio operativo regionale.
Rimangono forti dubbi sulla legittimità della riscossione in assenza di benefici diretti per i fondi, con numerose sentenze di annullamento emesse dalle Corti di giustizia tributaria. Inoltre, la Corte dei conti ha sollevato dubbi sulla gestione dei debiti pregressi (circa 160 milioni) ereditati dai vecchi Enti.
Non solo ombre…
La Regione difende la scelta del commissariamento come un passaggio necessario per superare decenni di “amministrazioni allegre”: l’unificazione mira a tagliare i costi della politica e a razionalizzare i debiti. Nel 2024 è stato registrato un aumento della riscossione dei tributi (circa l’85%), segno di un tentativo di regolarizzazione delle entrate. Sotto la gestione commissariale, sono stati avviati investimenti per circa 400 milioni di euro (inclusi fondi Pnrr) per la manutenzione delle reti di scolo e la pulizia dei canali, attività spesso trascurate in passato. Il nuovo ente ha introdotto correttivi per rendere il tributo più equo, riducendo la platea degli obbligati a circa 250.000 ditte attraverso una mappatura più precisa dei benefici.
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