Umbria

aggrediti medico e poliziotti penitenziari


Un nuovo episodio di violenza si è verificato nel tardo pomeriggio di giovedì 8 gennaio presso la casa di reclusione di Spoleto, coinvolgendo un giovane detenuto extracomunitario inserito nel circuito di media sicurezza. Il fatto ha portato al ferimento di un medico, un ispettore e un agente di polizia penitenziaria, tutti ricoverati al Pronto soccorso con una prognosi complessiva di 13 giorni.

Secondo la ricostruzione del comunicato stampa unitario delle organizzazioni sindacali Sappe, Sinappe e Uspp, il detenuto aveva chiesto di essere accompagnato in infermeria per ottenere una certificazione medica non urgente, cercando di bypassare le priorità stabilite dal personale sanitario. Dinanzi al diniego, ha prima compiuto atti di autolesionismo e poi minacciato di tagliarsi la gola.

Una volta condotto in ambulatorio per le cure, il recluso ha aggredito improvvisamente il medico di guardia con uno sgabello di metallo, per poi scagliarsi contro gli agenti di polizia penitenziaria intervenuti per sedare la protesta. L’intervento del personale di sicurezza ha evitato conseguenze più gravi, ma l’episodio ha richiamato ancora una volta l’attenzione sulle criticità strutturali delle carceri umbre.

L’aggressione rientra in una lunga serie di incidenti che mettono in luce il problema del sovraffollamento, particolarmente acuto nel circuito di media sicurezza. Come in molti istituti umbri, anche il carcere di Spoleto ospita un numero di detenuti superiore al doppio della capienza regolamentare, una condizione che ha costretto da tempo a destinare alla permanenza anche locali originariamente adibiti a sale ricreative.

A seguito dell’accaduto, il detenuto è stato prontamente trasferito, ma – sottolineano i sindacati – in un altro istituto della stessa regione. Questo conferma una tendenza già denunciata: i trasferimenti per motivi di ordine e sicurezza da altre regioni (ad esempio dalla Toscana) spesso vengono dirottati in Umbria, mentre i detenuti coinvolti in episodi violenti all’interno delle carceri umbre restano quasi sempre nella regione, aggravando ulteriormente la pressione sul sistema.

Le organizzazioni sindacali lanciano un monito al nascente Provveditorato di Perugia, che si troverà a ereditare una situazione al limite del collasso gestionale. Senza un intervento del Dipartimento competente per riequilibrare la distribuzione dei detenuti tra le regioni – avvertono – i margini di manovra saranno minimi, soprattutto in attesa del nuovo assetto organizzativo dei due Provveditorati.

L’episodio di Spoleto non è quindi un caso isolato, ma il sintomo di una emergenza carceraria ormai cronica, in cui il personale sanitario e di custodia opera in condizioni di costante rischio, mentre la carenza di posti disponibili continua a minare la sicurezza e la tenuta stessa del sistema penitenziario umbro.


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