affluenza al 37,7%, in calo del 5%. Oggi si vota dalle 7 alle 15
ANCONA Se qualcuno si aspettava un exploit elettorale, è rimasto deluso: la percentuale dei marchigiani che, nel primo giorno di voto per le Regionali, si è recato alle urne si è infine assestato (dato definitivo aggiornato alle 23) sul 37,7%. Parliamo di quasi mezzo milione di marchigiani su un totale di 1.325.689 aventi diritto. Pesaro Urbino è stata l’unica provincia a superare la soglia del 40%.

Seguono a distanza Fermo con 38,37% e Ancona a 37,7%. Ancora più indietro Ascoli (36,2%) e Macerata (35,8%). C’è tempo anche oggi dalle 7 alle 15: vedremo se il trend verrà confermato o ribaltato. Questa tornata viaggia circa 5 punti percentuali sotto a quella del 20 e 21 settembre 2020, quando alle 23 della prima giornata era stato raggiunto il 42,72%. Ma volendo guardare il bicchiere mezzo pieno, se l’andamento dell’affluenza restasse questo, ci piazzeremmo comunque sopra il 50%, scampando il pericolo di consegnare la maggioranza dell’elettorato all’astensionismo.
Il precedente

A seggi chiusi, nel 2020 l’affluenza era infatti stata del 59,7%; mantenendo lo scarto dei circa 5 punti registrati alle 23 di ieri, ci piazzeremmo su un 54-55% che ci farebbe svettare tra le ultime Regioni andate al voto. In Italia l’infornata del 2024 non ha particolarmente brillato: a novembre, in Emilia Romagna era andato a votare il 46,67% degli aventi diritto; in Umbria il 52,3%. Prima di loro la Basilicata, ad aprile 2024, era scesa al 49,81%. A marzo, in Abruzzo, aveva votato il 52,19%; infine a febbraio la Sardegna si era fermata al 52,4%. Battere queste percentuali potrebbe essere alla nostra portata visto che – alle Europee dell’8 e 9 giugno 2024 – aveva votato il 54,56% dei marchigiani aventi diritto (a fronte di una media italiana ferma al 49,69%).
In quel caso, a tirare la volata all’affluenza erano state anche le elezioni amministrative di città di riferimento come Pesaro, Fano e Ascoli.
Chissà se il peso politico di questa chiamata alle urne avrà lo stesso effetto propulsivo. Le Marche diventate swing State italiano (negli Usa, gli Stati in bilico, quelli non schierati graniticamente né con i repubblicani, né con i democratici) e apripista delle Regionali d’autunno, hanno catalizzato l’attenzione nazionale e polarizzato le parti: una mobilitazione che, ieri, non ha dato i frutti auspicati, ma che oggi potrebbe recuperare terreno. Dopo la partenza stentata del mattino, certificata dal dato fiacco di mezzogiorno (10,59%) anche il parziale delle ore 19, ieri, appena sopra il 30%, si è assestato su 3 punti percentuali al di sotto del precedente del 20-21 settembre 2020, una tornata elettorale che pure era stata segnata da stringenti protocolli anti-Covid che disciplinavano l’accesso ai seggi. A
lle ore 19 di ieri, secondo i dati aggiornati online da Regione Marche, l’affluenza nelle 1.572 sezioni elettorali è stata del 30,24% contro il 32,97% delle precedenti regionali, quando pure si era votato in due giorni. La circoscrizione provinciale con l’affluenza più alta rilevata alle 19 è stata quella di Pesaro Urbino (32,84%), seguita da Fermo (30,64%), Ancona (30,08%) Ascoli Piceno (29,09%), Macerata (28,28%).
La percentuale dei votanti in mattinata era stata condizionata dal maltempo, con le piogge che hanno interessato gran parte delle Marche, in particolare l’Anconetano. Le schiarite del pomeriggio hanno risollevato – ma non troppo – il dato dell’affluenza, che si conferma sotto il precedente di cinque anni fa. Previsto tempo stabile anche per oggi: un buon incentivo a recarsi alle urne. Scendere – nel caso – sotto il 50% restituirebbe un’immagine quanto meno precaria della democrazia: significa che la maggioranza dei cittadini decide di non esprimere la propria preferenza.




