Affitti troppo alti, anche con lo stipendio

A Bologna aumentano le richieste di aiuto legate all’emergenza abitativa. A lanciare l’allarme è il presidente dell’Opera Padre Marella, Marco Mastacchi, durante la presentazione della manifestazione “Hey Joe, Bologna in festa: 22 anni per Padre Marella”.
“Continuiamo ad avere dei segnali di incremento delle richieste di bisogno, in particolare sul fronte del disagio abitativo e delle persone che dormono in strada”, ha detto Mastacchi. Tra le persone in difficoltà ci sono anche lavoratori che, pur percependo uno stipendio, non riescono a sostenere il costo di un’abitazione: “Da pochi mesi abbiamo attivato un nuovo servizio per i lavoratori che non sono in grado di pagarsi un affitto. Abbiamo utilizzato una nostra struttura dismessa a Cadriano e pochi mesi fa l’abbiamo attivata”.
Nella struttura vengono ospitate a rotazione circa dieci persone, ma si sta valutando di aprire nuove strutture, visto che si tratta dell’ambito “che richiede più intervento ed è su questo che ci stiamo concentrando, chiaramente senza abbandonare i nostri settori tradizionali”, assicura il presidente. “Stiamo valutando anche la struttura di via del Lavoro, che è il nostro pronto soccorso sociale, per capire se è ancora attuale nella configurazione che abbiamo o se necessita di una nuova organizzazione”.
“Si alzano da un portico e vanno a lavorare”
Una cosiddetta “fascia grigia”, quindi, persone che non rientrano nei tradizionali percorsi di assistenza sociale, ma che non dispongono di risorse sufficienti per accedere a una casa: “Il grande costo dell’abitare a Bologna fa sì che anche persone che hanno uno stipendio non siano in grado di dare le garanzie per poter stipulare un contratto d’affitto, perché i contratti d’affitto, come sappiamo bene, a Bologna sono molto alti e irraggiungibili”, sottolinea Mastacchi.
“Bisogna immaginare una persona che la mattina si alza e va a lavorare, ma si alza non da un letto di casa, bensì da un portico o dalla strada. Stiamo cercando il più possibile di coprire questa fascia per cercare di dare una mano a questa fascia grigia, che non è riconosciuta dai servizi sociali, per ovvie ragioni”. Lo riferisce la Dire.
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