Liguria

Affitti brevi, Asppi contro il “modello Firenze”: “Forzatura, servono incentivi fiscali per i canoni concordati”


Genova. “Prendiamo atto delle dichiarazioni di Davide Patrone – capogruppo PD in Comune – che inneggiano al cosiddetto “modello fiorentino” sugli affitti brevi e sulla proprietà immobiliare, ma riteniamo doveroso fare alcune precisazioni. Paragonare la situazione di Genova a quella di Firenze ci pare oggettivamente una forzatura da un punto di vista di impatto di flussi turistici; inoltre, dopo la bocciatura del citato “modello” da parte del Tar, il Consiglio dei Ministri recentemente ha impugnato la legge della Regione Toscana sugli affitti turistici, ritenendola incostituzionale”.

A dirlo in una nota stampa Valentina Pierobon, presidente Asppi Genova, il sindacato dei piccoli proprietari immobiliari. “Queste dichiarazioni, dai toni propagandistici, non solo semplificano un tema complesso, ma rischiano di distorcere il dibattito politico, alimentando una retorica che scarica responsabilità su chi, in realtà, è vittima di anni di inerzia istituzionale”.

“Il tema dell’emergenza casa può essere affrontato efficacemente solo attraverso una riflessione equilibrata e il confronto con le parti coinvolte, quindi anche, e soprattutto, i piccoli proprietari, non certo limitandosi all’utilizzo di dichiarazioni di impatto mediatico – continua Pierobon – Se oggi molti piccoli proprietari preferiscono tentare il mercato turistico è perché le Istituzioni, e i Partiti, da anni ignorano le loro richieste di maggiori garanzie e tutele contro morosità e procedure di sfratto interminabili”.

“Aggiungiamo che la proposta avanzata di soddisfare la crescente domanda di alloggi ad uso residenziale attraverso l’intervento diretto del Comune sul mercato, acquistando direttamente gli immobili per poi affittarli a prezzi calmierati, ci appare irrealistica e difficilmente attuabile: un simile intervento richiederebbe l’impiego di ingenti risorse, che andrebbero preventivamente individuate. Inoltre, un’operazione di acquisto su larga scala potrebbe generare un effetto distorsivo, incentivando i proprietari a svendere in massa i propri immobili, con conseguenze negative sul valore del patrimonio privato e sull’equilibrio del mercato.

“L’obiettivo dell’amministrazione pubblica non dovrebbe essere quello di sostituirsi ai privati nella gestione degli immobili, ma piuttosto di creare le condizioni affinché il mercato possa autoregolarsi, in modo più equo e funzionale. Le vere leve per affrontare il problema sono altre: maggiori incentivi fiscali per chi affitta a canone concordato, garanzie per i locatori e interventi mirati per prevenire le situazioni di morosità e degrado – conclude la nota – Serve una politica abitativa che tuteli sia gli inquilini che i proprietari, perché solo attraverso un equilibrio tra diritti e doveri si può arrivare ad una soluzione sostenibile per tutti”.




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