Affidopoli lucana, parla Bardi. Scaricabarile generale
Caso affidopoli lucana, il governatore Bardi difende la correttezza delle procedure seguite per le commesse. Ma poi chiede a chi ha firmato gli atti di verificare le anomalie segnalate
Le verifiche sui controlli “bucati” dagli affidamenti alle finte associazioni smascherate dal Quotidiano? Toccherebbe a dirigenti che hanno messo quelle firme lì farsene carico. E nel caso auto-denunciarsi.
A sostenerlo ieri è stato il governatore Vito Bardi rompendo il silenzio sul filone regionale dell’inchiesta giornalistica sull’“affidopoli lucana”.
AFFIDOPOLI LUCANA, PARLA IL GENERALE
L’ex comandante generale in seconda della Guardia di finanza, approdato alla politica nel 2019, è intervenuto con una una nota dal tono distaccato in cui parla di sé in terza persona.
Nei giorni scorsi, d’altronde, era stata l’opposizione in Consiglio regionale al gran completo a rinnovare la richiesta di chiarimenti, formali, su una serie di commesse senza gara di Regione Basilicata, Agenzia regionale per l’ambiente, Acquedotto lucano e Parco nazionale dell’Appennino lucano. Quasi mezzo milione di euro di commesse, per la precisione, finite per via telematica a due giovani organizzazioni non profit, guidate da una misteriosa signora argentina, un giovane austriaco e un inafferrabile turco, sulla base di «documentate pregresse esperienze» di fatto inesistenti. Commesse affidate e in parte già remunerate, peraltro. Con pagamenti a un unico conto estero su una piattaforma digitale di movimentazione globale di denaro già bacchettata in più occasioni per violazione delle norme anti-riciclaggio.
LA CONTRADDIZIONE
Tutto corretto «nella sostanza», eppure occorrono «ulteriori verifiche».
Questa la tesi, e la più evidente contraddizione, contenuta nel testo diffuso dall’agenzia di stampa della giunta regionale. Prima del paradossale scarica-barile sui responsabili delle commesse. Inclusi quelli di nomina diretta del governatore, e quelli di un paio di commesse già chiuse e liquidate. Perché sarebbero loro a dover indagare sui controlli da loro stessi omessi sugli operatori economici “prescelti”. Come pure sulle «dichiarazioni (…) rese in occasione degli affidamenti».
LE REVOCHE
In seguito alle rivelazioni del Quotidiano, infatti, il Parco nazionale dell’Appennino lucano aveva chiesto all’associazione “Mediamente” la documentazione necessaria per perfezionare, a posteriori, il contratto per l’organizzazione di un evento promozionale. Di qui la scoperta di tre certificati fasulli, la revoca della commessa, e l’annuncio di una segnalazione all’Anac per «gravi illeciti».
Subito dopo si è mossa anche Arpab revocando due delle tre commesse alle associazioni. Il tutto sulla scorta di una presunta rinuncia delle stesse, che avrebbero ammesso di non avere i requisiti di esperienza richiesti. Attivandosi di conseguenza per la revoca dei contratti e il recupero dei soldi già trasferiti a titolo di corrispettivo.
AFFIDOPOLI LUCANA, LA PUNZECCHIATA AL QUOTIDIANO
Nella nota di Bardi si parla solo di «convenzioni» e «iniziative di comunicazione istituzionale», senza dettagliare l’oggetto del grosso degli affidamenti in questione. Dunque i 200mila euro per potenziare la sicurezza informatica dell’Agenzia regionale per l’ambiente, e i 136mila euro per la gestione del portale internet e dei profili social dell’Agenzia. Più i 74mila euro per l’organizzazione di eventi (60mila euro dal Parco nazionale dell’Appennino e 14mila dal Dipartimento Ambiente della Regione). Mentre per attività di comunicazione in senso stretto risulta un unico affidamento di Acquedotto lucano per 60mila euro. Meno di un quinto del totale.
Proprio il riferimento alle attività di comunicazione istituzionale, però, offre il pretesto per rinfacciare al Quotidiano l’acquisto di 6mila euro di spazi pubblicitari compiuto nei mesi scorsi dalla Regione. Indicandolo come primo beneficiario dell’iniziativa malgrado l’ordine alfabetico e la circostanza che tutti agli altri operatori menzionati, e un altro ancora non citato, si siano visti riconoscere cifre maggiori.
LA NOTA
«L’indirizzo del presidente e della giunta è stato e resta improntato al principio regolatore e imprescindibile per cui le convenzioni e le iniziative di comunicazione istituzionale devono essere strutturate con tutti gli organi e le agenzie di stampa, nessuno escluso». Si legge nel comunicato. «Tale indirizzo risulta essere stato rispettato, come dimostra, a titolo di esempio, la recente campagna promozionale “Digitale Facile” che ha coinvolto un ampio e inclusivo elenco di quotidiani (Quotidiano del Sud, La Nuova Basilicata, Cronache lucane), televisioni (Trm, La Nuova Tv, Cronache Tv) e quindici emittenti radiofoniche private presenti sul territorio».
RISPETTO DEI RUOLI
«Il presidente ribadisce – prosegue la nota – che gli atti di gestione e di attuazione delle direttive politiche, come è noto, sono di esclusiva competenza degli uffici e dei dirigenti preposti. Agli stessi uffici sono assegnate anche le competenze per il riesame e l’autotutela, al fine di verificare, correggere e sanzionare eventuali anomalie, garantendo la legalità».
L’INCHIESTA INTERNA
Nella nota si dà conto delle «risultanze istruttorie preliminari» delle verifiche effettuate dal direttore generale del dipartimento Presidenza della Regione, Donato Del Corso, dalle quali sarebbe emerso «che, nella sostanza delle procedure, gli affidamenti diretti risulterebbero in conformità a regole e principi regolatori».
CODICE RISPETTATO
«È emersa – aggiungono dai vertici di via Verrastro – la corretta applicazione delle norme del Codice dei contratti pubblici e l’utilizzo delle piattaforme certificate Mepa e Consip per gli affidamenti, a conferma della tracciabilità e della trasparenza degli atti amministrativi. In base ai riscontri operati dagli amministratori degli enti interessati appare rispettata la correttezza formale delle procedure in applicazione del codice dei contratti».
Poi la precisazione.
AFFIDOPOLI LUCANA, «SERVONO ULTERIORI VERIFICHE»
«È chiaro ed evidente – si legge ancora – che, anche alla luce delle segnalazioni pervenute, i soggetti cui è rimessa la responsabilità dei singoli procedimenti dovranno operare ulteriori verifiche in ordine ai controlli effettuati sui singoli operatori e sulle eventuali dichiarazioni dagli stessi rese in occasione degli affidamenti. Si tratta, naturalmente, di approfondimenti rimessi esclusivamente alla competenza gestionale dei dirigenti responsabili».
SILENZIO SUL REALE BENEFICIARIO
Da via Verrastro sorvolano del tutto sul mistero del reale beneficiario delle commesse affidate alle due associazioni paravento. Come pure sugli indizi, evidenti, che puntano in direzione di imprenditori amici e amici degli amici di chi siede al vertice degli enti appaltanti.
Non poteva mancare, invece, una tiratina d’orecchie all’opposizione che ha osato chiedere lumi sull’accaduto.
L’OPPOSIZIONE BACCHETTATA
«Il presidente assicura che il livello di attenzione sui procedimenti amministrativi resta massimo e invita tutti gli attori istituzionali a contribuire, con atti formali e non con illazioni, alla massima trasparenza e al corretto funzionamento dell’amministrazione, nel rispetto della Costituzione e delle prerogative di ciascuno».
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