Addio Vermentino da uve abbronzate, Montebamboli riscopre identità vini costa toscana – Vino
A 25 anni dalla nascita a Suvereto
(Livorno) di Petra, la cantina-ziggurat disegnata dall’archistar
Mario Botta su incarico del Cavaliere del lavoro Vittorio
Moretti (produttore di Bellavista, in Franciacorta), arriva una
nuova produzione del gruppo Terra Moretti: Montebamboli, frutto
delle vigne acquistate e piantate nel 2005 sulle
colline-belvedere nel Parco naturale dei Montioni, sulla Costa
Toscana. È Andrea Lonardi, uno dei tre master of wine italiani,
in stretta connessione con la famiglia Moretti, a riconoscere in
Montebamboli nuove potenzialità per interpretare la Costa
Toscana dall’alto, a circa 400 metri di altitudine. In questo
balcone naturale affacciato sul mare l’aria è più chiara, la
maturazione più lenta, la luce più netta. E, insieme ai
potatori-agronomi della scuola di Marco Simonit, ciò ha reso
possibile una rivoluzionaria vendemmia del Vermentino, non più
da uve ‘abbronzate’, ma una raccolta che seleziona quelle verdi
all’interno del grappolo per recuperare l’identità storica di
questa tipologia di vino bianco. Oltre al Vermentino, in
produzione il Cabernet Franc e una lettura costiera del vitigno
Grenache. Il vigneto è immerso in oltre 7.000 ettari di macchia
mediterranea, tra ginestre, querce da sughero e corbezzoli. Una
vera vigna di bosco. Le uve vengono vinificate a Petra, dove
tecnologia e spazi consentono un controllo preciso delle singole
parcelle, ma il cuore del progetto resta in quota, nel rapporto
tra vigneto, altitudine e paesaggio. Un modo diverso di
raccontare la Costa Toscana, guardandola dall’alto.
“Ho sempre guardato a Montebamboli con attenzione, perché ne
intuivo le potenzialità. Io e mio padre siamo molto felici che
oggi Andrea Lonardi abbia raccolto questo testimone e lo abbia
reso attuale, dando forma a un progetto coraggioso e
contemporaneo, che in quel territorio ha sempre avuto una
vocazione naturale”, spiega Francesca Moretti vicepresidente
Holding Terra Moretti e enologo di Bellavista. “A distanza di
25 anni – dice Lonardi – dobbiamo ritornare a vedere Petra come
un’azienda calata nel territorio perfettamente in equilibrio. Il
progetto forse non ha avuto il successo che tutti si potevano
aspettare ma dobbiamo pensare che Petra è una sopravvissuta a un
modello del Duemila dei vini di taglio bordolose dalle
sensazioni mediterrane, i cosiddetti ‘figli del Sassicaia’, e
oggi probabilmente si regala un futuro migliore. Io sono
arrivato nel 2024 e sono sono rimasto folgorato dal patrimonio
ambientale preservato da Petra, Simonit ha qui costruito questo
concetto unico della cosiddetta architettura dinamica delle
piante, recuperando forme di coltivazione della vite ancestrali.
E questo paesaggio vitato si combina con la bellissima
architettura di cantina, il disco volante. Ma la sorpresa vera è
stata salire a Montebamboli, un terrazzo vitato ricco di querce
da sughero e super ventilato. L’ideale per esprimere la vera
identità della costa toscana con vitigni così tipici da
cambiare nome a seconda del territorio, ad esempio Pigato in
Liguria, Rolle in Provenza, Vermentino in Toscana e in
Sardegna”. Il cambiamento climatico, conclude l’esperto, impone
tuttavia un cambio stilistico: utilizzando il legno nuovo a
media tostatura si ottiene un vino di grandissima piacevolezza
olfattiva.
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