addio al volto storico del Menga
PESARO “Venerdì 20 sarò assente”. Un avviso scritto a mano, lasciato sulla portineria di Palazzo Dolci, dove Mario Baiocchi lavorava da decenni come custode. Doveva essere un weekend di allegria, musica e sorrisi passato con gli amici di sempre, quelli del Menga, in occasione della trasferta della Vis a Sassari: l’accesso allo stadio era stato poi vietato ai tifosi, ma sarebbe stata comunque la scusa per due giorni di spensieratezza in Sardegna. Poi, proprio all’alba di venerdì, la notizia che lascia tutti attoniti: Mario non c’è più.
I ricordi
La notizia viaggia inesorabile sui social, dove lo ricorda anche Daniele Vimini: “Ciao Mario, anima del Menga, spirito libero e dolce della città della Musica”. Perché la musica, subito il brit pop, era una delle più grande passioni di Mario, 50 anni, figura iconica del movimento Mod, di cui era stato uno dei fondatori in Italia e per questo era soprannominato President: per le strade del centro lo si riconosceva per l’abbigliamento curato, il parka, la capigliatura caratteristica, a cui teneva moltissimo.
«Mario era un simbolo, un’icona», lo ricorda commosso Roberto Baioni insieme al gruppo del Circolo Mengaroni, che oggi abbassa le saracinesche in segno di rispetto per la perdita dell’amico «sempre partecipe, sempre il primo a chiedere delle sorti del circolo, luogo che amava tantissimo, soprattutto per le amicizie indissolubili che aveva saputo costruire. Aveva una cultura smisurata, musicale e cinematografica, e gli piaceva condividere le sue passioni, tra cui un posto speciale era riservato alla Vis. Abbiamo perso un fratello: il nostro President».
Le passioni
C’era anche il Mario appassionato di storia, che amava fare rievocazioni della Seconda guerra mondiale, forse memore dei racconti del nonno partigiano, ma soprattutto il Mario che sapeva “fare comunità”, con quel suo dono speciale di far sentire sempre tutti a casa. E forse proprio per questa sua vocazione, era diventato custode di una piccola comunità, quella di Palazzo Dolci, dove per tutta la giornata i condomini hanno lasciato messaggi commossi di cordoglio, sotto quell’avviso che prometteva un’assenza temporanea divenuta definitiva.
“Ci sarà un prima e un dopo Mario – scrive Stefano Giampaoli su Facebook – perché non era soltanto un portiere, ma un presidio umano, una presenza attenta che custodiva chiavi e confidenze, facendo tutto con una cura che non era semplice svolgimento dei suoi compiti, ma una forma di rispetto per la comunità. Mario era la nostra quotidianità, il nostro equilibrio”. Mario lascia l’amata compagna Sandra, la madre e un fratello, oltre ai tanti tantissimi amici, che continueranno a sentirselo accanto sugli spalti dello stadio e a vederlo seduto a quel tavolo in fondo al Menga, mentre si scatena al ritmo di One step Beyond dei Madness. Grazie, President.



