Addio al Maestro Armellini, colonna sonora di Bolzano – Bolzano
BOLZANO. Chiudete gli occhi. Per un istante, immaginate, come in un libro di Stephen King, di esservi svegliati, questa mattina, nella Bolzano degli anni ’50. Una città ancora ferita dalla guerra, con le macerie accumulate a bordo strada, ma che tentava di rialzare la testa con incredibile determinazione. Dove si voleva solo dimenticare gli anni bui, chiuderli a chiave in un angolo del cervello e non riaprire più quella porta maledetta. Tornare a respirare, ad amare, a divertirsi, ad uscire la sera per andare a ballare.Ecco, se oggi fossimo nel 1950, vi capiterebbe di passeggiare in via Museo mano nella mano ascoltando le note di una canzone di Rabagliati scivolare languide dalle finestre del ristorante “Torchio”. Oppure, la domenica, d’estate, di salire alla terrazza del Virgolo per due passi di valzer. E, ogni volta, sicuro come il sole che sorge ogni mattino, lì, avvinghiato ai tasti della fisarmonica, o curvo sul piano, o a soffiare dentro il clarinetto, avreste trovato Luigi Armellini. Re di matrimoni e balere, dominus di feste da ballo, serate di gala e dei tiratardi bolzanini.
Più famoso di Benedetti Michelangeli
“Gino”, in quegli anni, a Bolzano, era famoso tanto quanto il Maestro Arturo Benedetti Michelangeli, uno dei più grandi pianisti del Novecento che, all’epoca, insegnava al Conservatorio Monteverdi. Persino Benedetti Michelangeli, quando voleva rilassarsi, saliva al Torchio per non pensare ad altro se non alle “canzonette” di Armellini. Protagonista assoluto della “dolce vita” di quegli anni di lavoro duro e speranza, e poi musicista fiero della sua anima leggera fino alla fine, Luigi “Gino” Armellini ha lasciato questa terra a 97 anni. Non si considerava un grande musicista o un bravo fisarmonicista, ma sapeva perfettamente che nella Bolzano di ieri lui era quello che scatenava interminabili valzer, slow e milonghe.Quando la “musica d’intrattenimento” venne schiacciata dai juke-box, Armellini ne prese atto senza drammi e si mise – per campare – a fare il rappresentante di liquori. In una bellissima intervista al nostro giornale nel 1990, aveva raccontato la sua lunga vita. «Ho scoperto la fisarmonica quando avevo 10 anni. Sono nato a Bolzano, nel 1928, ma è a Vipiteno che mi sono ritrovato per la prima volta tra le mani quello strumento che avrebbe poi cambiato tutta la mia vita: la fisarmonica. Mio padre era brianzolo, la mamma trentina. Vendevano verdura in un banco in piazza delle Erbe. A metà degli anni Trenta ci trasferimmo a Vipiteno».
Gli alpini prigionieri
«Ricordo come ieri l’8 settembre del 1943: ho sofferto quando ho visto i poveri alpini, presi prigionieri da un manipolo di soldati tedeschi, avviarsi a piedi verso il confine del Brennero. Provai una profonda tristezza, anche perché insieme ad altri giovani fummo mandati a sgomberare gli edifici dove fino a poco prima soggiornavano. Avevo ormai 15 anni e capivo benissimo cosa stava accadendo. A Bolzano siamo tornati alla fine del settembre ’43. Siamo andati ad abitare nelle case Incis di via Carducci. Siamo arrivati in città pochi attimi dopo un pauroso bombardamento. Ricordo ancora quello scenario irreale: la stazione semidistrutta, la fontana delle rane disintegrata. Intorno, fumo e un odore acre. Papà, quel giorno, aveva perso parecchi amici. E il suo volto carico di dolore non si può davvero scordare».
Devo tutto alla fisarmonica
«Io mi ero già innamorato della fisarmonica e volevo studiare seriamente musica. Per non farmi andare in guerra con i tedeschi, mio padre mi trovò un posto alla Lancia. Ho lavorato lì poco più di un anno. Quando sentivo l’allarme, non andavo a rifugiarmi come tutti gli altri miei colleghi. Preferivo nascondermi sotto gli enormi rami di un albero per poter studiare un po’ di musica. In quel periodo, la sera, imparavo il solfeggio dal signor Manfredini, un anziano maresciallo. Così riuscii a entrare al Conservatorio. Mi sono diplomato in clarinetto, con Eugenio Brunoni, famoso musicista che suonò per parecchi anni alla Scala di Milano. Studiavo anche “pianoforte complementare” e lo facevo proprio per conoscere meglio la tastiera. Ma devo tutto alla fisarmonica: in fondo, mi ha sempre dato da mangiare».
Musicista a tempo pieno
Finita la guerra, Armellini inizia a lavorare come musicista a tempo pieno. «L’entusiasmo di quegli anni è indimenticabile. La gente riscopriva la voglia di uscire, di andare in giro, di passare serate piene di allegria. Si suonava in moltissimi posti. Nella veranda di piazza Matteotti o nelle baracche di via Palermo e piazza Don Bosco. Nel 1945, per la prima volta, ho suonato in un gruppo: all’albergo Rovereto, in via Claudia Augusta. Poi al San Quirino, alla Stella d’Oro, alla Taverna municipale…».Il nome di Armellini era legato a maglie strette al Torchio, dove si esibiva sempre con il violinista russo (suo amico per la pelle) Franco Roubal. Il Torchio era un punto di riferimento della dolce vita bolzanina. «Ci ho lavorato ininterrottamente per otto anni. Quando dico “ininterrottamente”, intendo che non ci suonavo solo due giorni all’anno: a Natale e ai Morti. Attaccavamo alle 9 di sera e finivamo alle 3 di notte. Di lì passava tutta la città. Ed era bello vedere, tra i tavoli, anche grandi musicisti della Haydn o artisti eccezionali come Benedetti Michelangeli, che batteva il ritmo con il piede».Poco dopo la guerra, c’erano solo la musica classica e la musica d’intrattenimento. «La nostra, quella delle orchestrine, era varia e in grado di accontentare tutti. Anni straordinari: si suonava anche a Ca’ de’ Bezzi, alla Taverna Domenicani, alla Pensione Flora di Gries, al Guncina (dove s’arrivava solo con la funicolare). Spesso, con l’immancabile fisarmonica sistemata in qualche maniera, andavo a Merano in bicicletta. C’era una gran vita a Bolzano. Alle 2 di notte i locali erano ancora pieni. Non si aveva paura di uscire e i gestori tenevano aperto a tutte le ore».
Negli anni ’60 è cambiato tutto
Negli anni Sessanta, di colpo, cambia tutto. Fine del sogno.«Le discoteche e la musica meccanica hanno ammazzato quasi tutte le orchestrine. Io, poi, non ne potevo più. Suonare per anni e anni tutte le sere, alla lunga, diventa stressante. La mia cara fisarmonica non riusciva più, da sola, a darmi il pane. In poche parole: mi sono messo a fare il rappresentante di alimentari e di liquori».Nel ’64 Armellini apre un negozio di articoli musicali, il mitico “Musicus” di via Vintola, ma a mandarlo avanti sono la moglie Ivonne e i figli Milena, Roberto e Giovanna. «Il lavoro di rappresentante era la garanzia della sicurezza economica, non potevo mollarlo». Andato in pensione nell’ultimo scorcio del Novecento, riprende a suonare come ai vecchi tempi. Soprattutto per gli anziani, in feste e case di riposo. «Perché – diceva – la musica è terapeutica. Resta indelebile nella nostra memoria. Risveglia ricordi belli e intensi anche quando dimentichiamo quello che abbiamo mangiato due minuti prima».Persino il grande Nils Liedholm, quando veniva in vacanza in Alto Adige, lo “convocava” in albergo. «Adorava la fisarmonica e apprezzava, in particolare, le “sue” musiche svedesi. La musica non conosce confini. Davanti a una fisarmonica non esistono l’italiano, il ladino o il tedesco».
Record in penna nera
Gino Armellini deteneva anche un record molto particolare: aveva suonato nella fanfara degli alpini alle due adunate che si sono tenute a Bolzano, quella del 1949 e quella del 2012. «Nel ’49 io c’ero», diceva con orgoglio. Quando seppe che si sarebbe tenuta ancora una volta, nel 2012, uscì subito di casa e si comprò un clarinetto nuovo. Aveva già 83 anni. «Anche a costo di andarci in sedia a rotelle – ripeteva – questa non me la perdo». Promessa mantenuta: sfilò di nuovo con la Fanfara del Gruppo Alpini di Gries.
Abbassa la tua radio…
La canzone che amava di più (e che ripeteva mentalmente nelle sue lunghe sgroppate in bicicletta) era “Abbassa la tua radio” di Rabagliati.Faceva così:«Abbassa la tua radio per favor,se vuoi sentire i battiti del mio cuore. Le cose belle che ti voglio dir, tu sola, amore mio,dovrai sentir…».Siamo sicuri, caro Maestro, che ora ad ascoltarla dalla tua fisarmonica è il Padreterno. Riposa in pace.I funerali domani, martedì, alle 10.30 a Cristo Re.




