addio ai corridoi del degrado, via al piano “tombamento”
L’immagine del blitz Ama a Porta Pia, diciotto mesi fa, resta la fotografia più cruda del declino dei sottopassi pedonali romani. Stendini, materassi, immondizia, e persino un comodino, furono trovati all’epoca durante l’operazione di bonifica. Poco prima, il tentato stupro di una donna trascinata nel buio.
Una pulizia straordinaria nata dall’emergenza, che però non ha invertito la rotta: oggi quei corridoi sono tornati terra di nessuno, al punto che chi prova a documentare la situazione viene respinto con lanci di bottiglie.
Il degrado si rigenera più in fretta della manutenzione. E il Campidoglio ha deciso di cambiare strategia: non più interventi tampone, ma chiusura definitiva.
La Giunta capitolina ha approvato il progetto di fattibilità per il “tombamento” di sei sottopassi storici, trasformandoli in percorsi pedonali in superficie. Una scelta netta: sigillare, riempire, cancellare.
Un piano da un milione di euro
L’operazione, inserita nel Piano Investimenti 2026-2028, vale un milione di euro. Non si tratta di murare qualche accesso: i vani sotterranei verranno riempiti e le scale eliminate, restituendo continuità ai marciapiedi e maggiore visibilità agli attraversamenti.
Su 24 corridoi di competenza comunale, si parte dai sei considerati più critici e meno funzionali. Una selezione che tiene insieme sicurezza, flussi pedonali e costi di manutenzione ormai insostenibili.

Dove si chiude
La mappa tocca più quadranti della città.
Nel Centro Storico, interventi in via Piave e nel tunnel di corso d’Italia, tra via Campania e via Marche. Porta Pia, simbolo delle polemiche, resta per ora esclusa: è ancora considerata utile alla viabilità, nonostante le evidenti criticità.
Nel quadrante est e sud, addio ai passaggi di via Acireale (San Giovanni), di via Cristoforo Colombo all’incrocio con via Costantino e a quello sulla Tangenziale Est.
Nel nord-est periferico, chiusura confermata per il sottopasso di via Egidio Galbani, all’angolo con via Negroni.
Restano in bilico due casi: il passaggio di via dello Scalo di San Lorenzo, che Sapienza Università di Roma vorrebbe recuperare, e quello sulla via Olimpica, vicino alla Grande Moschea.
La fine di un modello
Le parole dell’assessora ai Lavori Pubblici, Ornella Segnalini, segnano una cesura: “Vogliamo razionalizzare spazi che hanno perso la loro funzione. Oggi queste infrastrutture ingombrano i marciapiedi e ostacolano i percorsi in superficie”.
È la resa di un’idea urbanistica anni Settanta, quando si pensava di separare pedoni e auto scavando sotto l’asfalto per fluidificare il traffico. Oggi quei corridoi bui sono diventati accampamenti invisibili, luoghi percepiti come insicuri, spazi sottratti alla città.
La scelta è politica prima ancora che tecnica: meglio rinunciare alla viabilità sotterranea e riportare tutto alla luce. Meno ombre, più attraversamenti visibili, più controllo sociale.
Resta una domanda sospesa: è una soluzione definitiva o l’ennesimo capitolo di una battaglia contro il degrado che Roma combatte da decenni? Per ora, il Campidoglio ha deciso di chiudere i tunnel. Letteralmente.
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