Scienza e tecnologia

Addio Afeela: Sony e Honda chiudono il progetto dell’auto elettrica

Il progetto Afeela di Sony Honda Mobility, presentato come una delle proposte più ambiziose nel mondo dell’auto elettrica, si ferma prima ancora di arrivare davvero su strada.

La joint venture tra Sony e Honda chiude infatti le attività, lasciando l’idea dell’auto come “salotto digitale” connesso e centrato sul software allo stato di promessa non mantenuta. Tra l’altro l’avevamo vista anche al CES 2025, come potete vedere nel video in basso.

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Che cosa succede a Afeela e alla joint venture

La società congiunta Sony Honda Mobility interrompe il progetto e avvia la chiusura delle operazioni, mettendo di fatto fine al piano di lanciare una gamma di auto elettriche sviluppate insieme.

La prima vettura prevista, la Afeela 1, resta un modello mostrato solo in forma di concept, mentre la seconda auto in programma non arriva neppure ad una presentazione concreta.

Negli Stati Uniti, dove erano già partiti i preordini, i clienti ricevono il rimborso delle somme versate, con la classica comunicazione formale che accompagna l’annullamento di un progetto industriale.

Le motivazioni ufficiali e il contesto di mercato

Nella versione ufficiale, Sony Honda Mobility indica diverse ragioni: il calo del mercato delle auto elettriche negli USA, la revisione degli incentivi fiscali e una strategia aggiornata che rende più difficile sfruttare appieno le tecnologie di Honda all’interno della joint venture.

Dietro queste formule, il quadro è quello di una domanda di auto elettriche che cresce meno del previsto, soprattutto rispetto alle proiezioni molto ottimistiche elaborate negli anni in cui l’elettrico sembrava destinato a dominare in tempi brevi.

Per Honda lo stop alla joint venture arriva in un momento delicato: il gruppo ha appena sospeso tre modelli elettrici destinati al Nord America, segnale evidente di una strategia da ripensare.

Ancora più significativo, il costruttore giapponese annuncia la prima perdita netta annuale dalla quotazione in Borsa del 1957, dopo circa settant’anni di bilanci sempre in utile.

Secondo quanto emerge, il “buco” nasce proprio dal tentativo di accelerare sulla transizione elettrica, con investimenti importanti che non trovano ancora un ritorno sufficiente nelle vendite.

Dalla promessa di rivoluzione alla realtà del listino

Per anni il racconto attorno all’auto elettrica ha puntato su concetti come mobilità reinventata, veicoli sempre connessi, abitacoli trasformati in estensioni del proprio mondo digitale e integrazione stretta con servizi online.

Nel caso di Afeela, l’idea era chiara: Sony avrebbe portato competenze in software, intrattenimento e sensori, mentre Honda avrebbe garantito la parte di piattaforma e di ingegneria automobilistica, con l’obiettivo di creare un’auto molto tecnologica e fortemente orientata all’esperienza a bordo.

La realtà, però, resta quella di clienti che guardano il prezzo di listino, il costo della ricarica, la disponibilità di colonnine e la tenuta del valore nel tempo, elementi che pesano più delle promesse di ecosistemi digitali e funzioni futuristiche.

Il caso Sony-Honda ricorda altre fasi di entusiasmo eccessivo viste nel mondo tech, dalle criptovalute al metaverso, dove la narrazione di una rivoluzione imminente si scontra poi con numeri meno brillanti e con bilanci che impongono un ritorno alla prudenza.


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