Addio a Peppe Vessicchio, Maestro di Sanremo e della musica italiana
Giuseppe “Peppe” Vessicchio è morto ieri all’età di 69 anni all’ospedale San Camillo-Forlanini di Roma, dove era ricoverato per una polmonite interstiziale rapidamente degenerata. La notizia della scomparsa del direttore d’orchestra, compositore e arrangiatore napoletano ha suscitato profonda commozione nel mondo della musica e dello spettacolo italiani. La famiglia, che ha chiesto riserbo, ha fatto sapere che i funerali si terranno in forma strettamente privata.
Nato a Napoli nel 1956, Vessicchio si era diplomato in pianoforte e aveva iniziato la sua carriera musicale nella sua città, collaborando con artisti come Edoardo Bennato, Peppino di Capri, Lina Sastri e Nino Buonocore. In quegli anni aveva suonato anche con il gruppo comico-musicale dei Rottambuli, nucleo originario dei futuri Trettré. La svolta arrivò nei primi anni Ottanta con l’incontro con Gino Paoli, per il quale curò gli arrangiamenti di brani rimasti nella storia della canzone italiana come Ti lascio una canzone, Una lunga storia d’amore e Cosa farò da grande.
Da quel momento la sua attività di arrangiatore e direttore musicale si consolidò, portandolo a collaborare con molti protagonisti della musica leggera, tra cui Zucchero, Ornella Vanoni, Ron, Biagio Antonacci, Mango, Andrea Bocelli e Roberto Vecchioni. Nel 1990 approdò per la prima volta al Festival di Sanremo, proprio nell’edizione che segnò il ritorno dell’orchestra dal vivo. Quella partecipazione inaugurò un legame destinato a durare più di trent’anni: da allora Vessicchio tornò sul podio dell’Ariston in oltre ventisei edizioni, dirigendo brani e artisti di generazioni diverse, da Mia Martini a Patty Pravo, da Elio e le Storie Tese ad Arisa.
Negli anni Vessicchio vinse quattro volte il Festival come direttore d’orchestra: nel 2000 con la Piccola Orchestra Avion Travel per Sentimento, nel 2003 con Alexia per Per dire di no, nel 2010 con Valerio Scanu per Per tutte le volte che e nel 2011 con Roberto Vecchioni per Chiamami ancora amore. Nel 2000 ricevette anche il premio per il miglior arrangiamento, assegnato dalla giuria presieduta da Luciano Pavarotti, per il brano Il timido ubriaco di Max Gazzè. La frase pronunciata durante le dirette televisive – “Dirige l’orchestra il maestro Peppe Vessicchio” – divenne negli anni un’espressione familiare per il pubblico, simbolo della sua presenza discreta e costante nella storia del Festival.
Parallelamente all’attività sanremese, Vessicchio portò avanti un’intensa carriera televisiva. Dal 2001 al 2012 e poi dal 2018 al 2022 fu direttore musicale e docente nel talent Amici di Maria De Filippi, dove contribuì a diffondere tra i giovani l’interesse per l’orchestrazione e la musica d’insieme. Partecipò anche allo Zecchino d’Oro come membro della commissione e collaborò con numerosi programmi Rai e Mediaset.
Nel 2018 il musicista intentò una causa contro la Rai per il mancato pagamento dei diritti d’autore relativi alle musiche composte per il programma La prova del cuoco, condotto da Antonella Clerici. Vinse la causa nello stesso anno, ma poco dopo raccontò di essersi visto chiudere alcune collaborazioni con l’emittente, pur tornando all’Ariston negli anni successivi.
L’attività artistica di Vessicchio non si limitava alla musica leggera. Nel corso della carriera diresse orchestre in Europa e in America Latina e si dedicò anche alla composizione di musica colta. Nel 2023, al Teatro alla Scala di Milano, venne eseguita la sua composizione da camera Tarantina, testimonianza del suo costante dialogo tra la tradizione popolare e la musica accademica.
Oltre alla direzione e alla composizione, il Maestro si era dedicato anche alla divulgazione. Nel 2016 pubblicò per Rizzoli il libro La musica fa crescere i pomodori, in cui esplorava il rapporto tra suono, ambiente e benessere, analizzando gli effetti delle vibrazioni sonore sugli organismi viventi. Da questa ricerca nacque anche il progetto Musikè Vini, una cantina fondata in Abruzzo insieme all’imprenditore Riccardo Iacobone, dove i vini venivano affinati al suono di frequenze armoniche, secondo un principio di “armonia naturale”.
Negli ultimi anni Vessicchio aveva partecipato con ironia a sketch e programmi televisivi, dimostrando di saper convivere con la sua fama popolare e con l’affetto spontaneo del pubblico. Apparve in cameo e serie web, come quella dei The Jackal Pesci piccoli, e fu spesso protagonista involontario di meme e campagne social, che accolse sempre con autoironia.
Nel 2024 era stato coinvolto da Fiorello in una gag durante una puntata del suo show con i Jalisse, occasione in cui il conduttore lo aveva celebrato come uno dei simboli più amati della televisione musicale italiana. Negli ultimi mesi stava lavorando con Ron a una tournée prevista per la primavera del 2025, progetto interrotto dalla malattia che lo aveva colpito improvvisamente.
La notizia della sua morte ha generato numerosi messaggi di cordoglio da parte di colleghi, artisti e istituzioni. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ricordato come la sua figura rappresentasse un elemento familiare della cultura italiana. Il presidente della Camera Lorenzo Fontana lo ha definito uno dei direttori più amati dal pubblico. Tra i musicisti e conduttori che hanno voluto ricordarlo ci sono stati anche Amadeus, Fabio Fazio, Simona Ventura, Emma e Alessandra Amoroso, tutti accomunati dal riconoscimento della sua gentilezza e della sua competenza musicale.
La sua scomparsa segna la fine di un capitolo importante della storia musicale italiana. Figura di equilibrio tra rigore tecnico e comunicazione popolare, Peppe Vessicchio è stato capace di unire il pubblico televisivo e quello dei teatri, trasformando la figura del direttore d’orchestra in un simbolo di passione, cultura e professionalità. La sua bacchetta, riconosciuta e amata da generazioni, resta legata per sempre alla memoria collettiva del Festival di Sanremo e alla colonna sonora di un’intera epoca della musica italiana.
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