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Addio a Brigitte Bardot, una vita di scandali

Brigitte Bardot, icona assoluta, è morta oggi all’età di 91 anni. Lo scorso luglio era stata colpita da un malore e voci insistenti la dicevano da allora tenuta in vita con l’assistenza respiratoria. Rende nota la sua morte la Fondazione che porta il suo nome.

Il 7 dicembre 1967, i due francesi più famosi del mondo si sono finalmente incontrati. Charles de Gaulle invitò Brigitte Bardot all’Eliseo per la serata Arts et Lettres. Al termine della cerimonia, sui gradini del palazzo, l’attrice rilasciò alla stampa le sue prime impressioni sul Generale: «È molto più alto di me». Il fondatore della Quinta Repubblica disse di lei: «Questa giovane è dotata di una semplicità della migliore qualità». Nel 1969, il capo dello Stato la volle come modella per una scultura di Marianna. Lei allora presta i suoi tratti, le sue curve che tanto hanno fatto discutere, e indossa il berretto frigio per simboleggiare la Repubblica. Con la morte dell’attrice, oggi scompare un monumento nazionale.

In una delle sue ultime apparizioni pubbliche, Brigitte Bardot aveva manifestato tutta la sua tristezza per la scomparsa di Jane Birkin, il 16 luglio scorso. «Quando si è così bella, così fresca, così spontanea, con una voce da bambina, non si ha il diritto di morire», aveva dichiarato. Parole commoventi, che oggi sembrano riflettersi su chi le aveva pronunciate. Con la sua bellezza radiosa, Bardot ha incarnato per intere generazioni, in ogni angolo del mondo, un ideale femminile senza paragoni. Ha lavorato con i più grandi registi della sua epoca — da Clouzot a Malle, fino a Godard — prima di diventare una pioniera della difesa degli animali, causa a cui ha consacrato gran parte della sua vita. Negli ultimi decenni ha fatto discutere soprattutto per prese di posizione politiche spesso divisive. Eppure, Brigitte Bardot resta prima di tutto un simbolo della Francia degli anni Cinquanta e Sessanta: emblema della liberazione sessuale senza essere mai stata davvero femminista, attrice la cui sensualità ha fatto sognare e vibrare il mondo intero.

La pistola puntata

Nata a Parigi nel 1934, è cresciuta in una famiglia borghese e devota. Il padre, industriale, era proprietario delle fabbriche Bardot, da cui sarebbe nata Air Liquide. La madre, invece, aveva sempre sognato di diventare ballerina o attrice, e riversò le sue ambizioni sulla figlia. La piccola Brigitte dava del «lei» ai genitori, imparò presto a camminare con la testa ben eretta, acquisendo quella postura fiera che sarebbe diventata il suo tratto distintivo e che qualcuno avrebbe interpretato come arroganza. A 15 anni, la giovane apprendista ballerina entrò al conservatorio. Tutti la chiamavano «Bichette» perché, pur essendo dotata di un’eleganza indiscutibile, appariva ancora fragile. La disciplina richiesta, però, era forse troppa per lei. Qualche mese più tardi, abbandonò.

Brigitte Bardot nel 1950

Brigitte Bardot nel 1950

Herbert Dorfman/Getty Images

Eppure il patriarca Louis Bardot amava raccontare la predizione di una veggente: il suo nome avrebbe fatto il giro del mondo. Come? Per caso, come spesso accade. La madre di Brigitte era amica di Hélène Lazareff, fondatrice della rivista Elle. La giornalista scoprì quella giovane ragazza piena di grazia e decise di farla posare sulla copertina dell’8 maggio 1950. Colpito da quella fotografia, il regista Marc Allégret incaricò allora il suo assistente, Roger Vadim, di ritrovare quella ragazzina di 16 anni, bruna, con lo chignon, una camicetta e una tazza di tè in mano. Voleva farle fare un provino. Vadim, elegante dandy ventiduenne, prese molto sul serio la missione: qualche settimana dopo averla portata a termine, divenne il fidanzato della giovane modella.

Ma i genitori di Bardot si oppongono alla relazione, perché ai loro occhi il ragazzo non sembra abbastanza bravo. Una sera, il padre arriva a puntare una pistola contro Vadim, colpevole di aver riportato a casa la figlia oltre la mezzanotte. Disperata, la giovane tenta il suicidio. Qualche settimana dopo, i genitori vengono a sapere che il ragazzo è in realtà figlio di un aristocratico russo, già viceconsole francese in Egitto. Il 21 dicembre 1952 Bardot sposa Vadim, solo due mesi dopo essere diventata maggiorenne.

«Non gioco, sono»

Dopo essere apparsa nuovamente sulla copertina della rivista Elle, a Brigitte Bardot viene proposto il suo primo ruolo dal regista Jean Boyer in Le Trou normand (1952). Interpreta una ragazza sempliciotta e senza scrupoli, ossessionata dall’eredità di un contadino ingenuo incarnato da Bourvil. La giovane attrice prosegue poi con piccoli ruoli, o meglio, semplici apparizioni. Un po’ frustrante, anche se le permette di incrociare i giganti del suo tempo. Così interpreta l’amante di una notte di Luigi XV, impersonato da Jean Marais, in Si Versailles m’était conté (1954) di Sacha Guitry. Si trasferisce quindi per un periodo in Italia, più per delusione che per scelta, per recitare in alcuni peplum: Elena di Troia (1956) di Robert Wise, o I weekend di Nerone (1956) di Steno. Nulla di memorabile.

Un film cambierà tutto. Nel 1956, a 21 anni, l’attrice gira E Dio creò la donna, diretta dal marito Roger Vadim, che le ha cucito addosso un ruolo su misura. È la storia di tre uomini che si contendono i favori di una giovane donna sensuale e libera. In poche parole: Bardot. Durante le riprese, l’attrice confida: «Non recito, sono». Ed è davvero sé stessa, soprattutto in quella scena diventata cult, in cui, al ritmo di un mambo, danza senza freni, scalza, salendo su un tavolo, quasi in trance. Lo spettatore non vede più nessun altro che lei. Persino le locandine del film sembrano lanciare più la sua carriera che il lungometraggio: «Dio creò la donna… e il diavolo inventò BB», proclamano. «BB», dunque: due iniziali destinate alla posterità… ma non subito. Il film infatti viene accolto con una certa freddezza dalla critica e scatena l’ostilità dei circoli conservatori. Viene vietato ai minori di 16 anni e il pubblico, all’inizio, non si affolla nelle sale.

Al Festival di Cannes del 1956

Al Festival di Cannes del 1956

George W. Hales/Getty Images

La rivoluzione iniziò all’estero. La stampa britannica si entusiasma. In Germania, il successo è tale che scoppiano disordini davanti ai cinema. Il New York Times osserva che «Bardot è un fenomeno da vedere per crederci». E il prestigioso magazine Life le dedica un ampio dossier: «Brigitte Bardot più che una ragazza rappresenta un’eccitante attitudine metafisica. (…) Dalla Statua della Libertà, che domina New York, nessuna francese ha proiettato un simile fascio di luce sugli Stati Uniti». Un anno dopo la sua uscita iniziale, il film viene riproposto sugli schermi francesi. L’accoglienza è completamente diversa: quasi 4 milioni di spettatori, un trionfo.

Il male secondo il Vaticano

Che cosa vengono a vedere quegli spettatori? Un film? La nascita di un mito? Un corpo? Quel fisico, quella chioma bionda e voluminosa, fa girare la testa a milioni di persone in tutto il mondo. BB viene definita la donna più bella del mondo. Lei però si dice piena di complessi. Il suo naso «si increspa ogni volta che incontro un uomo, come se annusassi una scodella di latte». Le sue guance, troppo rotonde. I suoi occhi, non abbastanza grandi. Non ama nemmeno i suoi denti: quando ride porta le mani davanti alla bocca e si trucca troppo.


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