Addio a Angelo Marello, il carrozziere che aveva fatto della sua officina un salotto di Torino

Se n’è andato un altro pezzo della vecchia Torino. Angelo Marello aveva 92 anni e non era solo il carrozziere di corso Tortona, era molto di più. Era uno dei personaggi più popolari, più conosciuti e più amati nell’ambiente della cultura cittadina e dello sport piemontese: la sua carrozzeria era un crocevia fra il passato cittadino rappresentato dal Po a due passi, e il futuro che si specchia nel Campus universitario, proprio di fronte. In corso Tortona non si andava soltanto per far riparare l’auto da un bollo o da un graffio alla carrozzeria; si andava per chiacchierare amabilmente con quel campione di umanità e di generosità che era Marello.
Angelo era nato a Vesime, in provincia di Asti, il 13 aprile 1934, ma casa sua era sempre stata Santo Stefano Belbo, nel cuore delle Langhe. Uomo di profonda cultura, appassionato di musica – conosceva a memoria tutti i libretti di Puccini e Verdi – da giovane era stato anche un tenore di talento, e negli ultimi vent’anni aveva istituito e promosso un premio letterario in memoria del fratello Stefano, cui era legatissimo.
E poi lo sport: il suo grande amore era il ciclismo, la passione per Fausto Coppi e l’amicizia fraterna con Franco Balmamion e Italo Zilioli, soprattutto con il “Cit” Nino Defilippis, con cui realizzò il monumento nei pressi del Motovelodromo dedicato proprio al Campionissimo. Grande appassionato di calcio, il suo cuore non ha mai smesso di battere per il vecchio Toro, con la lacrima sempre pronta pensando a Valentino Mazzola e agli Invincibili. Negli ultimi decenni la sua carrozzeria era diventata uno strategico punto d’incontro della città: da lì transitavano spesso, negli anni d’oro, gli amici Enzo Ghigo e Sergio Chiamparino, ma anche Gipo Farassino e Macario, Diego Novelli e Valentino Castellani, fino a Stefano Lo Russo. Ma lì, a bordo strada di corso Tortona, si giocavano derby antichi di ricordi e di fantasia, fra i suoi amici fraterni Boniperti e Zaccarelli, con Claudio Sala e Beppe Furino, Angelo Cereser e Giorgio Puja. Gli ultimi anni sono stati costellati da numerosi premi che ha sempre ricevuto con la modestia di chi scansava i complimenti con un dribbling, anche se in gioventù aveva fatto il portiere. E sempre, sul volto, c’era quel sorriso inconfondibile, largo alla “Alberto Sordi”, alimentato da un cuore grande così che lo ha accompagnato fino all’ultimo dei suoi giorni.
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