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Adagio: Il lento pop greco d’esportazione :: Le Recensioni di OndaRock

È arrivato il momento per Stella Chronopoulou di respirare, tirare i remi in barca e procedere a ritroso nella memoria, verso l’infanzia e i ricordi della periferia ateniese, dove la musicista è cresciuta. Camminare pacatamente, riscoprire la lentezza, assaporare quella creatività che solo la lentezza sa generare: “Adagio” per l’appunto, un album costruito con metodica gradualità, con tutta la pace del caso, il frutto di una vita che ha avuto bisogno di essere rivissuta e rielaborata per poter essere finalmente raccontata. Nuovamente sotto l’egida della Sub Pop, con la quale già tre anni fa pubblicò “Up And Away”, Σtella (rigorosamente col sigma iniziale) porta alle estreme conseguenze i suoi istinti pop, tingendoli con grande varietà cromatica e carattere narrativo; così facendo, la Grecia in lei affiora in tutta la sua magica spontaneità.

Non che sia la prima volta che la musicista sfrutta la sua “grecitudine” all’interno di un suo progetto, mai come adesso, però, diventa una parte integrante della conversazione, soprattutto nel fatto che il greco viene finalmente impiegato anche a livello testuale. Dalla cover di “Ta vimata”, brano tra i più amati di Litsa Sakellariou (voce tra le più significative del “neo kyma” che emerse a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta), alla delicata psichedelia che racchiude “Omorfo mou”, la lingua madre di Chronopoulou diventa un elemento fondamentale, il tocco che trascina l’intero disco al livello successivo.
Poco importa che il resto dei brani torni al consueto inglese, la Grecia di Σtella emerge con determinazione lungo tutta la durata dell’album: tra riferimenti aristotelici (le vibrazioni Antena di “Too Poor”), vacanze d’infanzia (lo svagato atteggiamento chill-funk della strumentale “Corfu”), accenni di lira e mandolino, tutto gira attorno a vecchi album di foto, alla polvere e al sole che la musicista ha respirato in gioventù.

Nel muoversi tra vibranti bozzetti acustici (difficile non pensare ai Kings Of Convenience nel motivo, appena tinto di echi bossa nova, che è “80 Days”), assolati sentieri tropicali (“Baby Brazil”), malinconie in punta di percussione (gli Holiday trasfigurati negli stacchi ritmici di “Adagio”), la musica di Chronopoulou progredisce sì lenta, ma rigogliosa, piena di accenti e sfumature che ne esaltano la grana melodica e la ricchezza di riferimenti. Per rivivere la Grecia in sé, assaporarla di gusto con tutti i messaggi e i moniti che sa portare. I hate you adagio, I want you, you see, forever for me.

28/01/2026




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