Umbria

Acquedotto, Perugia e altri 24 Comuni riprovano a liquidare il Conap: rischio tasse per milioni


di Daniele Bovi

A 14 anni di distanza dal primo tentativo, la liquidazione della società che per conto di 25 Comuni umbri detiene la proprietà della rete acquedottistica è ancora un rebus; un ginepraio burocratico e fiscale che potrebbe costare ai sindaci diversi milioni di euro.
Martedì la commissione Bilancio del Comune di Perugia ha dato l’ok al nuovo tentativo di dismissione del Conap, l’ormai ex Consorzio acquedotti Perugia del quale Palazzo dei Priori detiene il 52,7 per cento, mentre il restante 47,7 è in mano ad altri 24 Comuni come Assisi, Bastia, Gubbio, Umbertide, Magione, Marsciano e così via. Liquidazione che potrebbe arrivare al termine di una storia lunga più di 70 anni.

La storia Il Consorzio nacque nel 1953 su iniziativa delle amministrazioni di Perugia, Corciano, Assisi, Bastia Umbra e Torgiano. Negli anni ’90 si trasforma in ente pubblico economico aggregando altri 20 Comuni e poi, nel 2002, diventa una spa scindendo il servizio idrico: Umbra acque diventa il gestore, mentre il Conap mantiene la proprietà delle reti. Nel 2011, dopo anni di perdite – dovute al fatto che i canoni annui corrisposti da Umbra Acque per l’utilizzo delle reti non erano sufficienti a coprire i costi fissi – la società viene messa in liquidazione. Nel frattempo, le perdite vengono coperte con le riserve di capitale, cioè “mangiando” il patrimonio.

Marcia indietro Qui arrivano i primi problemi. Dopo averla messa in liquidazione i soci scoprono che ciò comporterebbe oneri fiscali – tra Iva e Ires – per ben 7,7 milioni di euro data la plusvalenza generata dal trasferimento delle infrastrutture ai soci. E visto che le casse di Conap erano vuote, i 7,7 milioni avrebbero dovuto pagarli i Comuni. E così con un’assemblea straordinaria nel 2013 arriva la marcia indietro: la liquidazione viene revocata. Da lì in avanti il Conap sopravvive come società che possiede le reti date in gestione a Umbra acque. Negli ultimi anni, poi, i soci hanno provato almeno a chiarire il quadro fiscale e finanziario: l’Agenzia delle Entrate, in particolare, nel 2018 ha spiegato al Comune di Perugia che l’Iva sarebbe detraibile, ma solo dopo essere stata anticipata, e ha negato la possibilità di applicare alcuni benefici fiscali: Ires e Irap vanno versate.

La stima Secondo una stima della plusvalenza fatta nel 2023, da 7,7 milioni si passerebbe a 5,4: 4,4 riguarderebbero l’Ires e 1 l’Irap. Molti degli oneri, visto il 52,7 per cento, graverebbero su Perugia che tra 2024 e 2025 si è attivata in modo bipartisan: sia la vecchia giunta che la nuova hanno infatti chiesto ad Auri (l’Autorità regionale per i rifiuti e l’idrico) di incaricare un professionista specializzato per valutare la situazione; incarico sul quale Auri ha dato il proprio ok alla fine dell’ottobre scorso.

I compiti Entro la metà del 2026 al professionista toccherà essenzialmente identificare e valutare il valore economico delle infrastrutture, simulare gli effetti di un nuovo tentativo di liquidazione (tasse, ripartizione tra i Comuni, impatti sulle tariffe e così via) e calcolare quello che in termini tecnici si chiama Valore residuo; in soldoni, il valore economico che rimane ancora da recuperare nella tariffa alla fine di una concessione e che il nuovo gestore dovrebbe “rimborsare” al gestore uscente. Già perché fra non molto tempo scadrà anche la concessione a favore di Umbra acque e quindi va fatta chiarezza.

La seduta In commissione l’assessora al Bilancio Alessandra Sartore ha parlato di una «vicenda complessa che si trascina ormai da anni», e che «oggi si sta percorrendo una diversa strada che si auspica possa portare a una conclusione». Secondo il dirigente del settore Bilancio, Mirko Rosi Bonci, la situazione verrà monitorata annualmente «al fine di verificare quando sarà possibile concretizzare la dismissione; al momento – ha detto – solo genericamente, è stato indicato un termine molto ampio, ossia il 2031, non avendo certezza dell’evoluzione della vicenda». Quanto alle altre partecipate, il Comune manterrà quote solo dentro Minimetrò, PuntoZero, Gesenu, Sase, Umbra acque (i cui vertici andranno rinnovati a breve), Umbria mobilità e Teatro Pavone. Tutte le altre, da Sienergia alle partecipazioni indirette detenute attraverso Umbria mobilità, andranno dismesse.

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.



Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »