‘Acqua in Bocca’: a Guardialfiera si riaccendono i riflettori sulla gestione idrica molisana | isNews
Il progetto per il collegamento idrico con la Puglia al centro del progetto e degli interventi del presidente della Provincia di Campobasso Pino Puchetti e della consigliera regionale Micaela Fanelli
CAMPOBASSO. ‘Acqua in bocca: le verità sul tubone’, questo il tema che si è svolto ieri a Guardialfieri alla presenza di tecnici, imprenditori, cittadini, associazioni e rappresentanti politici.
L’incontro, volto a fare chiarezza sul progetto di collegamento idrico con la Puglia, si è aperto con l’analisi del consigliere comunale Angelo Mancinone sulla storia e i lavori in corso nell’area del Liscione, per poi entrare nel vivo con la relazione di Pino Puchetti. Il presidente della Provincia di Campobasso, portando l’esperienza di sindaco di Larino ai tavoli tecnici, ha puntualizzato che per l’opera da 160 milioni di euro manca, al momento, la copertura finanziaria principale, ribadendo la necessità di tutelare i livelli minimi della diga prima di ipotizzare qualunque cessione. “Dei 160 milioni di euro necessari all’opera, ad oggi non c’è traccia nelle leggi di stabilità. Parliamo di cifre virtuali – ha avvertito Puchetti – mentre la realtà ci dice che sono stati stanziati solo i fondi per la progettazione”.

Micaela Fanelli ha introdotto il tema, denunciando il rischio di collasso della civiltà idraulica urbana a causa del riscaldamento globale e sottolineando come il Molise debba gestire strategicamente il proprio 26% di acqua superficiale scambiata nel Distretto Meridionale. La consigliera regionale ha fatto riferimento, più volte, ai contenuti del saggio del sociologo ed economista americano Jeremy Rifkin, ‘Pianeta Acqua’.
“Dobbiamo essere chiari – ha affermato Fanelli – l’acqua è un bene comune e il suo uso deve restare rigorosamente pubblico in tutte le sue fasi. In un’epoca di crisi climatica, la risorsa idrica fa gola ai mercati, ma non permetteremo che lo scambio d’acqua tra regioni diventi funzionale a interessi privati o a logiche di profitto. La produttività deve cedere il passo alla ri-generatività: è il momento di sancire nuovi ‘diritti delle acque’, dotando il Molise di una legge regionale all’avanguardia che protegga i nostri fiumi e laghi come soggetti giuridici, tutelati dalle comunità locali.”
Nel corso del suo intervento, Micaela Fanelli ha tracciato la rotta verso una nuova governance regionale. “È inaccettabile – ha detto – che decisioni così impattanti per il nostro ecosistema vengano prese sopra la testa di chi vive il territorio. Oggi la competenza sembra scivolare esclusivamente nelle mani del Governo nazionale e di commissari straordinari nominati a Roma. Noi rivendichiamo una governance bioregionale dove cittadini, imprese agricole e amministrazioni locali abbiano voce e potere decisionale. Ho chiesto l’istituzione immediata di una Commissione Speciale in Consiglio Regionale, ma è stata bocciata dalla maggioranza di centrodestra: ribadisco la richiesta di avviare le audizioni nelle Commissioni permanenti affinché sia l’Assise a prendere le decisioni. Non possiamo lasciare una risorsa essenziale del Molise in mano a un federalismo fiscale occulto che ignora i servizi ecosistemici che la nostra terra offre agli altri.”
Infine, l’auspicio basato sull’analisi rigorosa del progetto, misurando le opportunità ma valutando strettamente i rischi ambientali. Il progetto del ‘tubone’ rappresenta la più grande scommessa per il Molise, ma non può essere un salto nel buio. Se da un lato l’opera promette di irrigare 4.500 ettari nei comuni di Ururi, San Martino, Rotello e Santa Croce — creando potenzialmente mille posti di lavoro e raddoppiando il valore dei terreni per un incremento patrimoniale di circa 70 milioni di euro, secondo le stime del Consorzio di Bonifica della Capitanata — dall’altro mancano studi scientifici certi sulle proiezioni di lungo periodo. Senza garanzie sui costi energetici di sollevamento e sulla tutela dei flussi minimi del Biferno e del Liscione, rischiamo la desertificazione”.
Dubbi sulla reale tenuta degli accordi sono emersi anche riguardo ai ristori ambientali e ai pesanti costi energetici (stimati in 5 milioni di euro annui). “Chiedo che un soggetto tecnico terzo individuato dal Molise analizzi il progetto – ha concluso Fanelli – che non può essere Molise Acque, poiché il presidente Vincenzo Napoli risulta anche progettista dell’opera e dunque in conflitto di interessi. La solidarietà verso la Puglia è un dovere, ma deve essere accompagnata da ristori certi e dalla rinegoziazione degli accordi su Occhito.”
A seguire, l’intervento dell’ingegnere Luigi D’Orsi che ha illustrato i dettagli progettuali, chiarendo innanzitutto che non esiste alcun collegamento fisico da implementare fra il tracciato del ‘tubone’ e il lago di Occhito, che restano scollegati. Dalla relazione è emerso che l’opera prevede il finanziamento del completamento del primo e del secondo lotto per circa 130 milioni di euro. I benefici – ha sottolineato D’Orsi – riguardano il comprensorio irriguo e l’aumento occupazionale, ma il tecnico ha evidenziato forti criticità: l’assenza di uno studio di fattibilità a lungo termine, il rischio di riduzione della risorsa per il Molise in caso di grave crisi idrica e l’assenza di vasche d’accumulo. Secondo l’ingegnere, solo un collegamento diretto tra i due invasi Liscione – Occhito potrebbe essere di massima utilità ma, allo stato attuale, l’opera non risulta finanziata e comporterebbe costi ingenti.
Numerosi sono stati gli interventi dal pubblico, tra cui quelli del consigliere regionale M5S Roberto Gravina, dell’ex presidente della Regione Giovanni Di Stasi e dell’ex consigliere Pasquale Di Lena (Associazione ex consiglieri Regionali). Ulteriori spunti sono arrivati da Andrea Albino (Aiab Molise), Nicola Scapillati (tecnico regionale), Palumbo per i Verdi di Termoli. Il confronto serrato ha fatto emergere elementi di dibattito che dovranno essere portati all’attenzione dei cittadini e degli enti locali. L’attuale governance frammentaria, gestita tra Regione ed enti vari, non assicura una sintesi efficace, che deve necessariamente passare per un piano di sviluppo regionale.
Il messaggio dell’assemblea è stato univoco: nessuna opera strategica può prescindere dal coinvolgimento del territorio e dalla salvaguardia dell’ecosistema. L’Associazione Partecipa Molise continuerà a promuovere momenti di confronto affinché la gestione dell’acqua rimanga una priorità politica trasparente, equa e orientata al futuro.
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