Acqua in Basilicata, peggiora la qualità
Qualità dell’acqua in Basilicata, scende di livello la classificazione di quanto invasato nella diga di Monte Cotugno. Basento utilizzabile a scopi potabili «solo in casi eccezionali»
POTENZA – Peggiora la qualità dell’acqua destinata al consumo umano raccolta nelle dighe lucane.
È quanto emerge dal monitoraggio effettuato nel 2025 dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Basilicata (Arpab), i cui risultati sono stati approvati nei giorni scorsi dalla giunta regionale guidata dal governatore Vito Bardi.
ACQUA IN BASILICATA, PEGGIORA LA QUALITÀ, ESITO DEL MONITORAGGIO ARPAB
Il monitoraggio ha preso in considerazione per la prima volta, a causa della crisi idrica esplosa nell’autunno del 2024, anche l’acqua del Basento nel punto di presa utilizzato per sopperire all’esaurimento delle sorgenti e della riserva della diga Camastra durante il periodo peggiore della crisi, la traversa di Trivigno, poco più a monte sempre sul fiume Basento, e poi l’invaso di San Giuliano, tra Matera, Miglionico e Grottole, già utilizzato per scopi irrigui, e quello del Pantano di Pignola, a servizio dell’area industriale di Tito Scalo.
ACQUA DEL PANTANO UNICA IN REGOLA E DI QUALITÀ MIGLIORE
Il risultato è stato per certi aspetti sorprendente. L’acqua del Pantano, infatti, non solo è risultata l’unica in regola con quanto previsto dall’apposita normativa nazionale, ma di qualità migliore anche rispetto a quella dei tre invasi che tradizionalmente alimentano i rubinetti della regione e di almeno un milione di pugliesi. Vale a dire la diga Camastra, dal nome dell’omonimo affluente del Basento, e quelle del Pertusillo, in Val d’Agri, e di Monte Cotugno, nella valle del Sinni.
PER L’ACQUA DEL PANTANO PROPOSTA CLASSIFICAZIONE A2
Nell’acqua del Pantano Arpab ha proposto la classificazione A2, che prevede un «trattamento fisico e chimico normale e disinfezione» per la sua potabilizzazione. Per quella degli altri invasi, invece, la classificazione proposta è A3, che prevede un «trattamento fisico e chimico spinto, affinazione e disinfezione» prima dell’immissione nei rubinetti. Trattamenti che da anni vengono effettuati, in via cautelare, nel potabilizzatore di Acquedotto pugliese a Missanello, ai piedi della diga di Monte Cotugno, ma anche da quello di Acquedotto lucano a Masseria Romaniello, nella periferia di Potenza, sebbene pensato come impianto per acqua di tipo “A2”.
IL DATO PER LA DIGA DI MONTE COTUGNO
Significativo, in particolare, il passaggio da A2 a A3 della classificazione proposta per la diga di Monte Cotugno, che da sola potrebbe contenere tre volte Pertusillo e Camastra messe assieme.
A determinarlo, stando a quanto reso noto da Arpab, sarebbe stata le rilevazioni oltre le soglie consentite per la classificazione A2, del parametro tensioattivi, talvolta associato a scarichi di sapone, e dei parametri di manganese e soprattutto del tasso di saturazione dell’ossigeno disciolto, che in letteratura risultano anche correlati alla presenza di materiale in decomposizione.
Per Pertusillo e Camastra Arpab ha confermato la classificazione A3 segnalando, quanto alla prima, dei picchi di batteri fecali, per la seconda di manganese e tensoattivi. Picchi incompatibili, in emtrambi i casi, con la classificazione A2.
IL CASO DELLA QUALITÀ DELL’ACQUA NELL’INVASO SAN GIULIANO E NEL FIUME BASENTO
Discorso a parte, infine, per l’acqua nell’invaso di San Giuliano e nel fiume Basento, inclusa quella raccolta nella Traversa Trivigno. Nel loro caso Arpab ha ritenuto di coniare una classificazione non prevista dalla normativa nazionale, “Sub A3”, per dire che pur possedendo «caratteristiche qualitative inferiori a quelle consentite» per le acque destinate al consumo umano, restano una risorsa disponibile in casi eccezionali.
I RILIEVI DI ARPAB
«Nelle acque di tale invaso (San Giuliano, ndr) si sono riscontrati numerosi superamenti dei valori guida della categoria A3 per i parametri fluoruri e Cod». Scrive Arpab. «Per quanto concerne i fluoruri, la loro presenza potrebbe essere legata tanto a cause geogeniche, quanto alle attività antropiche (uso massiccio di fertilizzanti contenenti fluoro, scarichi industriali). Il parametro Cod fornisce indicazioni sull’inquinamento da sostanze organiche ed inorganiche di origine antropica (scarichi urbani, industriali o zootecnici).
LE CRITICITÀ NEL BASENTO
Per quanto riguarda il Basento, invece: «le principali criticità sono legate ai frequenti superamenti dei valori guida previsti per la categoria A3 per i fosfati e per i parametri microbiologici».
«La presenza di fosfati nelle acque superficiali – conclude Arpab – è generalmente attribuibile agli scarichi urbani, in quanto derivanti dal metabolismo umano e dall’impiego di detergenti, ma anche al dilavamento dei terreni agricoli sottoposti a fertilizzazione e ai reflui di origine zootecnica. Analogamente, i parametri microbiologici, facendo parte della flora intestinale dell’uomo e degli animali, sono considerati indicatori di contaminazione fecale, proveniente da reflui urbani e/o zootecnici».
ACQUA, QUALITÀ E BASILICATA, LE NOTIZIE NON SONO BUONE
Non proprio buone notizie, insomma. Soprattutto per il futuro dei progetti di collegamento della traversa di Trivigno con le dighe di Acerenza e Genzano, per accumulare l’acqua del Basento in previsione di altri anni di siccità.
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