Accusato di aver lucrato sul superbonus, a testimoniare anche l’ex viceministro Zanetti. L’imputato fanese girava in Harley e Ferrari

PESARO – Aveva fatto grossi affari con il Superbonus 110%, tanto che poteva permettersi di girare in Ferrari e Harley Davidson. A processo con l’accusa di indebita percezione di erogazioni pubbliche c’è un 44enne fanese, rappresentante legale del consorzio edile Quadra. Ma ieri, a testimoniare in suo favore, è venuto l’ex vice ministro Enrico Zanetti e consulente tecnico del Mef, chiamato a chiarire le norme su cessione del credito e sconto in fattura.
Il sequestro
I Finanzieri, nell’agosto 2024, avevano sequestrato circa 1,5 milioni di euro, ritenuto un illecito profitto realizzato con «gravi irregolarità nei crediti di imposta 110%». Oltre ai soldi, erano state sequestrate due Harley Davidson e una Ferrari California con cui l’imprenditore non passava inosservato. Dal 2020, il Consorzio, secondo la tesi dell’accusa, si era adoperato per appaltare, presso svariati committenti, lavori edili per i quali era previsto il credito di imposta 110% del Superbonus e, al fine di ottenere il massimo dei benefici previsti dalla norma, avrebbe indicato costi gonfiati. Tale evidenza era scaturita dalla puntuale disamina dei sottostanti contratti di subappalto che recavano quale costo di esecuzione per le medesime lavorazioni, importi sistematicamente inferiori. I cantieri sparsi tra Pesaro e Fano erano circa una quarantina e su tutti viene contestato come costo “gonfiato” il margine dell’appaltatore sul subappaltatore. Un margine di 1,5 milioni, quelli sequestrati.
La consulenza
Ieri i legali Antonio Seclì e Alberto Bordoni hanno chiamato come consulente l’economista Enrico Zanetti. «È stato uno degli estensori della norma – spiega Seclì – per cui ci ha aiutato nel comprendere la sua interpretazione. A suo avviso non ci sarebbe stato nessun danno per lo Stato perché il consorzio poteva subappaltare i lavori, che ricomprendono anche il lavoro dei professionisti, non solo quello legato alla posa in opera dei materiali. Secondo il consulente la norma prevede la cessione del corrispettivo dell’appalto, non quello del subappalto. Dunque non ci sarebbero stati crediti gonfiati e percezioni indebite». La discussione e la sentenza sono state fissate per l’11 marzo.




