Economia

Accordo libero scambio India-Ue, uno studio Deloitte analizza le opportunità per le aziende italiane


In uno scenario internazionale in rapido mutamento, la forte crescita dell’India impone non solo riflessioni da un punto di vista geopolitico, ma anche la necessità di cogliere le opportunità che ne conseguono. Il colosso asiatico vanta infatti un incremento stimato del Pil del 6,2% per il 2026, ha registrato circa 470 miliardi di investimenti esteri nell’ultimo decennio ed è il secondo mercato (dopo gli Stati Uniti) per diffusione delle competenze nel campo dell’intelligenza artificiale, tanto che nel febbraio 2026 il primo vertice globale sull’Ia nel Sud del mondo, l’Ai Impact Summit, si terrà a Nuova Delhi. E, con quasi un miliardo e mezzo di abitanti e una forza lavoro tra le più giovani al mondo, l’India si candida a diventare la quarta economia mondiale entro la fine dell’anno.

Se ne parla nel dettaglio nella nuova analisi di Deloitte, “Italy and India: partnering for a shared future”, presentata durante il primo appuntamento degli “Institutional Breakfast”, organizzato in collaborazione con International Strategic Network e Associated Medias Press Agency. “In uno scenario globale sempre più complesso, iniziative come l’Institutional Breakfast confermano il valore della collaborazione tra istituzioni e imprese, sulla quale il nostro Public Policy & Stakeholder Relations Centre è oggi fortemente posizionato”, commenta Fabio Pompei, amministratore delegato di Deloitte Italia. Gli fa eco Guido Talarico, fondatore e Ad di Associated Medias: “Il primo Institutional Breakfast nasce dalla convinzione che imprese ed istituzioni, con i mercati globali sempre più interconnessi nel segno dell’innovazione più efficace, abbiamo bisogno di mantenere un dialogo informato che favorisca lo sviluppo di nuove relazioni e di nuove opportunità”.

Come evidenziato dallo studio, l’India rappresenta l’8,5% dell’economia globale e oltre il 17% della crescita del Pil mondiale. Entro il 2035 la manifattura potrebbe superare il 25% del Pil, generando oltre 100 milioni di posti di lavoro entro il 2047. L’analisi di Deloitte si concentra anche sulla bioeconomia indiana, che si è espansa dai 10 miliardi nel 2014 ai 165 del 2024: dato particolarmente rilevante perché potrebbe rispondere alle esigenze di diversificazione farmaceutica dell’Unione europea. Un altro dato da tenere in considerazione è poi la crescita delle esigenze infrastrutturali urbane del Paese asiatico, che, secondo le stime, entro il 2047 arriveranno a 840 miliardi di dollari. “L’India è un mercato nel quale la capacità di connettere in modo efficace attori pubblici e privati è decisiva per favorire l’accesso a settori chiave quali la manifattura avanzata, le infrastrutture, la bioeconomia e l’intelligenza artificiale”, dichiara Andrea Poggi, a capo del Public Policy & Stakeholder Relations Centre di Deloitte.

Un ruolo fondamentale in questa crescita è giocato dal costante aumento dell’interscambio commerciale, che nel 2024 ha raggiunto quasi 130 miliardi di euro con l’Unione europea e 14 miliardi con l’Italia. Il governo Meloni punta a far salire questa cifra a 20 miliardi di euro entro il 2029, sulla base delle solidità delle relazioni bilaterali attuali: tra i Paesi Ue, l’Italia è infatti il terzo partner commerciale per l’export indiano e il quarto per l’import. Più di 800 aziende italiane operano già stabilmente in India, impiegando circa 60 mila addetti per un fatturato di circa 12 miliardi di dollari. E l’accordo di libero scambio Ue-India, attualmente in fase di negoziato, potrebbe migliorare l’integrazione dei rispettivi mercati, in un’area economica che rappresenta circa 2 miliardi di consumatori e il 20% del Pil globale.

“Il rapporto tra Italia e India è entrato in una dimensione strategica matura, nella quale economia, tecnologia e diplomazia procedono ormai in modo inseparabile”, spiega l’ambasciatore Giovanni Castellaneta, presidente di International Strategic Network. “In questo contesto, iniziative come gli Institutional Breakfast rispondono a un’esigenza precisa: affiancare al dinamismo delle imprese una cornice di relazioni istituzionali solide, continue e affidabili. La diplomazia economica non è più un esercizio di accompagnamento, ma una componente essenziale della competitività internazionale. Come International Strategic Network lavoriamo esattamente su questo terreno: trasformare l’allineamento politico e strategico tra Paesi in opportunità concrete e sostenibili per il sistema produttivo italiano”.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »