Accogliere studenti stranieri, alcuni consigli utili ed esempi concreti

Inviato da Rossella Gattinoni (docente di Lettere di un liceo della prov. di Lecco) e da Anna Rosa Besana (docente di Lettere in pensione)
In una fase, forse, conclusiva del conflitto in Ucraina, si può fare un po’ di bilancio anche in materia di scuola, tirando le somme su come il sistema scolastico italiano abbia risposto all’emergenza.
Il flusso degli esuli ucraini, che la pioggia di bombe ha costretto alla fuga dall’oggi al domani, ha imposto risoluzioni in tempi brevissimi in un contesto di accoglienza e integrazione già di per sé critico. Sì, perché a fuggire sono stati in particolar modo donne e nonni con figli e nipoti, dunque, bambini e ragazzi in età scolare.
Pertanto, una riflessione sull’efficacia delle politiche di integrazione messe in atto per i ragazzi ucraini potrebbe avere ricadute positive e offrire spunti utili in materia di immigrazione e accoglienza, in un’ottica propositiva per cui formare individui preparati è un vantaggio economico e sociale per il paese che accoglie, oltre che espressione di umanità e solidarietà.
Entriamo nel dettaglio. La ricerca più recente sul tema è contenuta in una sezione del Dossier immigrazione 2025 del Centro Studi e Ricerche IDOS, da cui si ricava una fotografia accurata degli studenti immigrati nella scuola italiana. I numeri parlano di un totale di 8.035.009 iscritti di cui 931.323 con cittadinanza straniera, in calo rispetto al recente passato.
Gli studenti con background migratorio provengono in maniera significativa dall’ Europa (42,9%) e, in tale contesto, gli ucraini sono 39.262 (4,2 %) variamente distribuiti tra scuola dell’Infanzia (5.509), scuola Primaria (14.074), scuola Secondaria di I grado (8.718), scuola Secondaria di II grado (10.961).
Quali le azioni intraprese?
Prima di tutto va detto che l’Italia, e con essa l’Unione Europea, hanno fatto molto. A livello normativo, la questione della tutela dei giovani profughi ucraini si inserisce in una consolidata attitudine del nostro Paese a garantire l’istruzione e l’obbligo scolastico ai minori stranieri e ai minori titolari dello status di rifugiato presenti sul territorio italiano (articolo 45 del Regolamento attuativo del Testo Unico sull’immigrazione, decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999.) Nell’emergenza della guerra, alla normativa si sono aggiunte le note ministeriali del marzo 2022 con le linee guida operative per l’integrazione degli studenti ucraini.
Ancora, va ricordato il memorandum d’intesa tra Ucraina e Italia, illustrato nel corso dell’Ukraine Recovery Conference dello scorso luglio, con cui l’Italia ha messo a disposizione le sue competenze nelle aree di lavoro, istruzione tecnico-professionale, prima infanzia e istruzione inclusiva. Nei fatti, il MIM e il Ministero dell’Interno, con l’utilizzo di fondi anche europei, hanno provveduto nel corso del tempo a stanziamenti vari per mediatori culturali, corsi di alfabetizzazione e a favore delle istituzioni scolastiche coinvolte in tali attività. Infatti, non si deve dimenticare che questi giovani hanno una scarsa o nulla conoscenza della lingua italiana e del nostro sistema scolastico.
A colmare tale lacuna è intervenuta la legge del luglio 2024 (Misure per l’integrazione scolastica degli alunni stranieri), con cui si stabilisce che, a partire dall’anno scolastico 20025/2026, il Ministro dell’istruzione e del merito procede ad assegnare un docente destinato all’insegnamento dell’italiano per stranieri per le classi con un numero di studenti stranieri pari o superiore al 20% degli studenti della classe.
Terzo Settore in prima linea
Disposizioni e decreti devono accompagnarsi alla fattiva capacità di realizzare, nella pratica quotidiana, l’integrazione dei giovani stranieri. Enti Locali e associazioni del Terzo settore si sono trovati in prima fila a gestire l’arrivo di esuli e rifugiati e ad affrontare pratiche burocratiche sempre poco snelle. Prendiamo come esempio una delle tante realtà locali, come l’associazione brianzola Cassago chiama Chernobyl, che accoglie da anni bambini di Chernihiv per soggiorni terapeutici, e che nell’emergenza si è trovata a dover gestire un consistente afflusso. Come dichiara il Presidente dell’associazione dott. Armando Crippa, chi più si è spesa è stata la scuola: “abbiamo sempre trovato grande disponibilità per l’inserimento nelle classi dei minori ucraini ancor prima che fossero espletate tutte le pratiche burocratiche. Nel contempo, ci siamo attivati per trovare mediatori linguistici che parlassero l’ucraino, utili anche nei rapporti con la scuola”. Considerando la questione da un punto di vista globale, è indubbio il grande impegno profuso dagli organi competenti e dai vari altri settori convolti.
Verso una didattica flessibile
La presenza di studenti stranieri, nello specifico ucraini, è un valore aggiunto che contribuisce a rendere flessibile un sistema scolastico, quello italiano, che, pur nella sua comprovata validità, risulta rigido. Se si vuole efficacemente accogliere, è necessario applicare una didattica improntata alla revisione continua della programmazione e attenta al reale valore formativo di ciò che si insegna. Validi aiuti, in tal senso, sono arrivati dal PNRR che, tramite il DM19/2024, ha promosso l’inclusione come valore fondamentale dell’azione didattica. Con tali fondi le scuole hanno avuto la possibilità di finanziare attività di tutoraggio degli studenti con fragilità, seguendone il percorso formativo in modo individualizzato.
Questi percorsi, che valorizzano anche la funzione docente, hanno permesso un effettivo recupero di competenze di base e si sono rivelati di particolare utilità per quegli studenti il cui percorso didattico, per varie ragioni, è difforme rispetto alla norma. Un esempio concreto: D. è una ragazza ucraina che, giunta in Italia nel febbraio del 2022, sotto la tutella della protezione civile, ha vissuto in comuni diversi della Lombardia frequentando la stessa tipologia di scuola (Liceo delle Scienze Umane) ma, nell’arco di tre anni in altrettanti istituti, proprio per via degli spostamenti che si sono resi necessari.
Pur essendo una ragazza aperta e ben disposta alle relazioni, ogni spostamento ha naturalmente implicato serie difficoltà di adattamento. Alle criticità didattiche si sono sommate quelle psicologiche e personali, a volte, apparentemente banali, come l’idea (per noi scontata) che a scuola si deve andare tutti i giorni. Vista la tipologia di studi e il background culturale, i problemi non sono tardati quando, una volta entrata in classe, si è resa conto delle sue difficoltà a seguire lezioni complesse, rese tali anche dalla barriera linguistica. Come cercare di superarle? L’attività di tutoraggio ha dimostrato la sua efficacia, ma, ancor più, la possibilità di inserirla tra gli studenti fragili che necessitano inclusione (il succitato DM19/2024). Con una manciata di ore di lezione “private” affiancate ad altre di semplice tutoraggio, è stato possibile cucire programmazioni mirate.
Un esempio per tutti: impensabile pretendere l’acquisizione dei costrutti complessi del Latino, ma fattibilissimo puntare sulla comprensione globale del testo ed effettuare comparazioni linguistiche e lessicali fra le tre lingue, Italiano, Latino e persino Ucraino. Sfogliare insieme il libro di testo per coglierne criteri e struttura, le ha permesso, poi, di entrare nella materia. Applicando lo stesso metodo ad un paio di altre discipline, la studentessa si è progressivamente integrata ed è riuscita a seguire con profitto le lezioni. Al di là dei risultati, sicuramente apprezzabili, il progetto ha rafforzato le motivazioni e la fiducia di D. e le ha consentito di riflettere in modo più consapevole sulle scelte scolastiche e lavorative future.
Considerando la questione da un punto di vista globale, è indubbio il grande impegno profuso dagli organi competenti e dai vari altri settori convolti. È altresì vero che, se si vuole essere efficaci, è importante coordinare, monitorare e aggiornare i progressi, così da creare uno storico e una base da cui partire per un’azione mirata e continua. Normative a parte, va riconosciuto il grande impegno che l’Italia e l’UE impiegano nel gestire, nell’urgenza, la quotidianità e applicare il cosiddetto problem solving in situazioni talvolta drammatiche. Che poi non sia riconosciuto il grande lavoro, magari non esibito ma costante e serio, questo è un altro discorso.
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