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Aaron Parks – By All Means: Jazz distillato in purezza :: Le Recensioni di OndaRock

Dopo il terzo lavoro con i Little Big e la collaborazione con Dayna Stephens, la fine di questo 2025 vede Aaron Parks pubblicare “By All Means”, insieme a un quartetto acustico al primo lavoro insieme, formato da Ben Street al basso, Billy Hart alla batteria e Ben Solomon al sax tenore.

Come era stato annunciato anche nell’intervista per il nostro sito, il nuovo album sarebbe stato “un album di jazz tipico, il primo dopo un lungo periodo”. All’ascolto la definizione calza appieno. Rispetto agli esperimenti elettronici e “post genre” con i Little Big, “By All Means” è un deciso ritorno alle origini del genere: e quindi strumenti acustici, temi lasciati principalmente al sax tenore, walking bass a scandire con la batteria l’incalzante ritmo jazz, assoli e code pianistiche.

L’album ha un suono diretto, nel quale la complessità e l’immediatezza trovano un perfetto bilanciamento. Si guardi a “Parks Lope”, il primo singolo che ha anticipato il lavoro: il sax presenta il tema, lascia all’ascoltatore il tempo per assimilarlo prima di dedicarsi all’assolo, il crescendo, quindi lo spazio per l’assolo di piano e la ripresa del sax, il finale che rallenta. Suono classico, senza tempo, pulito e rigoroso. E di certo non banale o semplicistico. Un limite forse può essere rilevato nella mancanza di autentiche sorprese e momenti di rottura, ma guardando al percorso e alla ricerca artistico-musicale di Parks, può essere una sorpresa la scelta stessa di mettere da parte le sperimentazioni più audaci e le contaminazioni con l’elettronica, il rock e la musica classica. 

“By All Means” si presta sia a momenti più intimi sia a quelli più conviviali, perché l’eleganza e il rigore delle composizioni si astraggono bene dal contesto e lasciano spazio solo alla musica. Tuttavia la cifra dell’intimità è quella che emerge guardando i titoli dei brani: “For Maria José”, dedicata alla moglie; “Little River”, per il figlio; e soprattutto nella finale “Raincoat”, nella quale il dialogo tra pianoforte e sax è molto personale ed emotivo.

Parks ha detto che l’idea dell’album gli è venuta in sogno e che per questo lavoro s’è messo più nell’ottica di essere uno dei componenti del gruppo, più che un pianista solista. E in effetti può essere percepito come un lavoro di un quartetto affiatato, che ha lavorato insieme sulla musica. Anche senza sperimentazioni e innovazioni, la bravura di Aaron Parks e dei musicisti che di volta in volta collaborano con lui c’è tutta. 

27/11/2025




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