A Vigonza la fabbrica di sigarette illegali usava dispositivi elettronici per non essere rilevata
VIGONZA (Padova) – Una vera e propria catena di montaggio, in grado di produrre fino a due milioni di sigarette al giorno, è stata scoperta e sequestrata a Perarolo di Vigonza, nella cintura industriale di Padova. L’operazione, condotta dalla Guardia di Finanza di Palermo con il supporto dei Baschi Verdi di Padova, coordinata dalla Procura Europea, ha portato al sequestro di un capannone del valore stimato di circa un milione di euro, oltre a 16 tonnellate di tabacco e 5,5 tonnellate di sigarette già pronte per la distribuzione. Le stesse erano contraffatte, con marchi di famose aziende come Marlboro Red, Marlboro Gold e L&M, e destinate al mercato nero, in particolare del Nord Europa.
All’interno dello stabilimento, esteso su una superficie di circa 5.000 metri quadrati, erano presenti anche 14 bancali di materiali utilizzati per il confezionamento dei pacchetti di sigarette, oltre a un autocarro utilizzato per il trasporto della merce verso porti del Belgio e successivamente verso l’Inghilterra. Secondo le stime della Guardia di Finanza, il guadagno illecito derivante dalla produzione giornaliera sarebbe stato di circa 350 mila euro, traducendosi in un profitto annuo stimato in oltre 120 milioni di euro e un danno alle finanze pubbliche di circa 80 milioni di euro.
L’indagine ha permesso di identificare tre uomini di origini moldave, tutti denunciati per detenzione di tabacchi lavorati di contrabbando e contraffazione di marchi. L’organizzazione, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, aveva adottato sofisticati accorgimenti per evitare di essere scoperta: i camionisti che trasportavano le stecche di sigarette erano dotati di dispositivi jammer per bloccare le comunicazioni Gsm e Gps e rilevatori di frequenze per individuare eventuali apparecchiature di localizzazione satellitare installate dalle forze dell’ordine.
Le complesse attività investigative hanno richiesto appostamenti prolungati e pedinamenti, con l’ausilio di telecamere di videosorveglianza della zona e droni. Secondo le autorità, se le sigarette fossero state immesse sul mercato, avrebbero comportato un mancato introito per lo Stato e per l’Unione Europea pari a circa 1,3 milioni di euro tra accise e Iva evasa.
L’operazione fa seguito a un primo sequestro di sigarette di contrabbando intercettate pochi giorni prima, il 14 gennaio, sempre a Padova. In quella occasione, la Guardia di Finanza aveva fermato un camion lungo la tangenziale, diretto verso il Nord Europa, che trasportava sette tonnellate di stecche di sigarette coperte da un telo e accompagnate da una bolla di trasporto indicante un carico di caffè 100% arabica. Aperto il portellone, le macchine per il caffè erano presenti, ma servivano solo da copertura per il tabacco di contrabbando. Il camionista, anch’egli moldavo, fu arrestato per contrabbando aggravato e contraffazione aggravata, e nei suoi confronti è stato richiesto il giudizio immediato.
La filiera criminale scoperta si estendeva oltre il capannone di Vigonza: secondo le ricostruzioni degli investigatori, le sigarette venivano prodotte in Veneto e trasportate via camion fino ai porti del Belgio, da dove raggiungevano l’Inghilterra e, in misura minore, la Germania. L’obiettivo era approfittare della tassazione più alta nel Regno Unito e della mancanza di monopoli di Stato su alcuni prodotti, rendendo il mercato estero una vera e propria “miniera d’oro” per i contrabbandieri.
All’interno del capannone, i finanzieri hanno trovato un vero e proprio impianto industriale dedicato alla produzione di sigarette su larga scala. Le attrezzature comprendevano macchinari per il confezionamento dei pacchetti, dispositivi per la sigillatura delle stecche e attrezzature per il trasporto interno della merce. I tre operai moldavi sorpresi sul posto erano incaricati di tutte le fasi della produzione: dalla preparazione del tabacco, alla confezione dei pacchetti, fino al carico sui mezzi destinati all’esportazione illegale.
L’uso di jammer e rilevatori di frequenze, dispositivi sofisticati in grado di interferire con segnali radio e Gps, rendeva l’individuazione del capannone particolarmente complessa. Gli investigatori hanno dovuto ricorrere a strategie investigative avanzate, tra cui pedinamenti sotto copertura, monitoraggio tramite droni e utilizzo delle telecamere di videosorveglianza pubbliche e private della zona.
L’episodio conferma la presenza di una rete criminale organizzata che opera sul territorio veneto e che sembra collegata ad altre strutture operative sparse in Italia e in Europa. Le autorità stanno proseguendo le indagini per risalire ai vertici dell’organizzazione, che potrebbero trovarsi al di fuori del Veneto, potenzialmente nel sud Italia, dove le indagini della Procura Europea ipotizzano la presenza di ulteriori anelli della filiera.
Il sequestro dell’impianto, insieme alla merce pronta per l’esportazione, rappresenta un colpo significativo al mercato nero delle sigarette, stimato in miliardi di euro a livello europeo. Secondo le stime della Guardia di Finanza, se le sigarette fossero state vendute sul mercato, avrebbero comportato un mancato introito per le casse dello Stato e dell’Unione Europea pari a oltre 1,3 milioni di euro solo per quel carico, con un danno annuo complessivo stimato in circa 80 milioni di euro.
L’intervento a Vigonza evidenzia anche l’importanza della collaborazione tra le autorità locali e quelle europee: l’azione congiunta tra la Guardia di Finanza di Palermo e Padova, sotto la direzione della Procura Europea, ha permesso di smantellare un impianto altamente strutturato e di prevenire un consistente danno economico alle finanze pubbliche. La gestione della sicurezza urbana, potenziata negli ultimi mesi, si è rivelata fondamentale per individuare tempestivamente segnali sospetti e monitorare i flussi di traffico nella zona industriale.
Gli investigatori sottolineano come questa operazione non rappresenti soltanto un intervento contro il contrabbando di tabacco, ma anche un freno a un circuito criminale più ampio, che utilizza la produzione e l’esportazione di beni contraffatti come fonte primaria di reddito illecito. La catena logistica individuata, dal capannone di Vigonza fino ai porti del Nord Europa, mostra la capacità dell’organizzazione di operare su scala internazionale, sfruttando le differenze fiscali tra Stati e i punti deboli dei sistemi di controllo doganale.
Con il sequestro definitivo del capannone e della merce, le autorità intendono impedire il riavvio immediato dell’attività illecita e consolidare il monitoraggio della filiera. Le indagini proseguono per identificare eventuali ulteriori complici e per individuare le figure apicali dell’organizzazione, che potrebbero trovarsi al di fuori del Veneto e coordinare altre attività criminali correlate.
L’operazione di Vigonza conferma l’efficacia della sinergia tra forze di polizia locali e autorità giudiziarie europee e rappresenta un esempio di come la tecnologia investigativa avanzata possa essere determinante nel contrasto al contrabbando internazionale. Il capannone, l’autocarro e la merce sequestrata rimangono sotto custodia giudiziaria, mentre le indagini proseguono per ricostruire l’intera rete criminale e prevenire nuovi episodi di produzione e distribuzione illecita di sigarette.
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