A Sant’Eusanio del Sangro il memorial “Giuseppe Lorentini – Piccione”
Su un foglio militare, tra righe e timbri, un uomo diventa una scheda: nome, nascita, mestiere, reparto. A volte la guerra comincia così, non con il fragore delle armi ma con una registrazione. Giuseppe Lorentini, nato nel gennaio 1920, compare nelle carte come musicante e come ragazzo senza scuola, un’Italia popolare e concreta che il regime sapeva arruolare con precisione, e consumare con indifferenza.
A Sant’Eusanio del Sangro, però, Giuseppe Lorentini è rimasto soprattutto un’altra cosa: “Piccione”. Un soprannome che non è folclore, ma appartenenza. È il modo in cui un paese trattiene una persona dentro la voce quotidiana, senza elevarla a statua e senza ridurla a etichetta.
Domenica 8 febbraio 2026, sulle sponde del lago Santa Lucia, quel soprannome tornerà a essere pronunciato pubblicamente nel “II Memorial” dedicato a lui. Una giornata che passa attraverso un gesto semplice, la pesca che diventa un abbraccio.
Il raduno è alle 8.30, la gara comincerà alle 9 e seguirà il pranzo.
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Inghiottito dalla macchina militare all’età di diciannove anni, Lorentini tre anni dopo viene ferito in zona di guerra e perde una gamba. Da quel momento la guerra, per lui, non è più un periodo. Diventa una condizione.
Secondo la testimonianza familiare, durante le lunghe cure presso l’ospedale militare di Baveno sul Lago Maggiore Lorentini avrebbe imparato a pescare: un gesto di ricostruzione, un modo per tornare a sentirsi capace di fare qualcosa con calma, con attenzione, con pazienza. La pesca, in questo racconto, non “addolcisce” la tragedia. La attraversa e restituisce una cosa che la guerra toglie sempre: il tempo, il respiro, una forma di controllo sul presente.
Il memorial sul lago Santa Lucia serve a ricordare che la violenza dello Stato fascista ha inciso sulle vite anche quando le battaglie finiscono, e che la comunità, decenni dopo, può scegliere come trasformare quella ferita in memoria condivisa.
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