Puglia

A Ruvo il progetto “La Ràkene” ha il sostegno di Zerocalcare

Non è solo una campagna di raccolta fondi, ma una presa di posizione culturale e politica. “Piantagrane” è il nome scelto dalla CSA La Ràkene di Ruvo di Puglia per il proprio crowdfunding: un invito esplicito a “mettere in discussione” l’attuale modello agricolo e a costruire, dal basso, un’alternativa concreta fondata sull’agroecologia e sulla responsabilità condivisa. A rafforzare il messaggio della campagna contribuisce il sostegno dI Zerocalcare, che ha realizzato un’illustrazione originale ispirata alla frase “I mezzi sono il fine”, tratta dal romanzo “I reietti dell’altro pianeta” di Ursula K. Le Guin. Una citazione che non è solo evocativa, ma profondamente coerente con il progetto: nella CSA, infatti, le modalità di produzione, organizzazione e distribuzione del cibo non sono strumenti neutri, ma incarnano una visione di società che si intende costruire. “Le CSA sono un modello concreto, capace di radicarsi nei territori e di propagarsi ovunque, adattandosi ai bisogni delle comunità. In questo risiede la bellezza e la forza di questo modello – dichiarano le fondatrici e i fondatori del progetto – Sostenere La Ràkene significa sostenere un’alternativa reale all’attuale sistema agroalimentare: una filiera corta basata su agroecologia, biodiversità — vegetale e umana — e mutuo supporto. E dimostrare insieme che il cambiamento ha già messo radici”.

La Ràkene nasce a Ruvo di Puglia come Comunità che Supporta l’Agricoltura (CSA), un modello organizzativo che ridefinisce radicalmente il rapporto tra chi produce e chi consuma. Prende il nome da una parola dialettale che indica la rete utilizzata dai contadini per la raccolta delle olive e delle mandorle, uno strumento che non è possibile utilizzare da soli, e a oggi riunisce 45 famiglie e 3 contadini. In una CSA, quindi, le famiglie aderenti partecipano attivamente al progetto agricolo. Attraverso un’asta solidale – a inizio annata agricola – si contribuisce economicamente, condividendo i costi della coltivazione, i rischi del lavoro agricolo e i benefici del raccolto. Dal punto di vista tecnico, questo modello consente di sottrarre gli agricoltori alla volatilità dei mercati e alla pressione della grande distribuzione, garantendo una pianificazione stabile delle coltivazioni, una maggiore autonomia decisionale e un reddito dignitoso. La produzione si basa su pratiche agroecologiche: rotazioni e consociazioni colturali, tutela della fertilità del suolo, riduzione degli input esterni, valorizzazione della biodiversità e adattamento ai cambiamenti climatici. Non si tratta semplicemente di “coltivare senza chimica”, ma di progettare un agroecosistema resiliente, capace di rigenerarsi e di integrarsi con il territorio.

La campagna “Piantagrane” si inserisce in questo contesto con obiettivi precisi: rafforzare le infrastrutture agricole (come sistemi di protezione delle colture e gestione dell’acqua), migliorare le condizioni di lavoro e garantire continuità economica al progetto. In un territorio come quello del Sud Italia, dove l’agricoltura è spesso segnata da precarietà, sfruttamento e dipendenza da filiere lunghe, investire in modelli come la CSA significa costruire alternative reali e replicabili. Ma l’operazione ha anche un valore culturale più ampio. Il coinvolgimento di Zerocalcare e il riferimento a Le Guin collocano La Ràkene all’interno di un immaginario che unisce pratiche materiali e visioni politiche. L’idea che “i mezzi sono il fine” si traduce, qui, in un’organizzazione del lavoro agricolo basata su mutualismo, trasparenza e partecipazione: ogni scelta produttiva – dalla semina alla distribuzione – diventa un atto politico, oltre che tecnico. In questo senso, sostenere la campagna non significa solo contribuire economicamente, ma prendere parte a un processo collettivo che mette in discussione il paradigma dominante dell’agricoltura industriale. Significa investire in un modello che redistribuisce valore, rafforza le economie locali e costruisce relazioni dirette tra persone e territorio. Nel Mezzogiorno, dove la crisi climatica e le disuguaglianze socio-economiche si intrecciano in modo particolarmente evidente, esperienze come La Ràkene rappresentano spazi concreti di trasformazione. “Piantare grane” diventa allora un gesto necessario: creare attrito rispetto a un sistema insostenibile, per aprire nuove possibilità. La campagna è presente sul sito Produzioni dal basso; l’obiettivo è raggiungere 20mila euro.




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