A processo per riciclaggio, a 15 anni dai fatti arriva l’assoluzione nell’appello bis

LECCE – A 15 anni dai fatti, dopo quattro gradi di giudizio, arriva l’assoluzione dall’accusa di riciclaggio a carico di un 42enne mesagnese. L’uomo era stato condannato a quattro anni e mezzo di reclusione e 6 mila euro di multa, in primo grado, anche per l’accusa di porto di strumenti atti a offendere, in questo caso un bastone. Dopo il ricorso dell’avvocato Raffaele Pesce per Cassazione contro la prima sentenza d’appello, con relativo annullamento con rinvio, venerdì 20 marzo 2026 arriva l’assoluzione dall’accusa di riciclaggio. L’altra era andata nel frattempo prescritta.
La vicenda prende le mosse nel novembre 2011. L’imputato si sta recando in campagna, a Mesagne, a bordo di un Fiat Fiorino. Viene fermato dalla polizia. Il mezzo risulta rubato due anni prima. Non solo: la targa è diversa e appartiene a un’auto, il numero di telaio e altri identificativi sembrano contraffatti. E l’uomo porta con sé un bastone. Le accuse mosse dalla procura parlano di “riciclaggio”: è la condotta di compie azioni per ostacolare l’identificazione di beni (non solo denaro) frutto di provenienza illecita. In questo caso, la targa sostituita e gli altri numeri.
Nel corso del processo che ne scaturisce, la difesa spiega che il furgoncino non è di proprietà dell’uomo, ma di un parente. Lui col riciclaggio non c’entra nulla. E il bastone? Doveva andare in campagna, in una zona isolata. È comprensibile, aggiunge, avere con sé un oggetto qualsiasi per difendersi. Il collegio giudicante non è però dello stesso avviso: condannato. È il maggio 2016. La difesa presenta appello. I giudici leccesi, tre anni dopo, dichiarano prescritta l’altra accusa, ma resta la condanna per riciclaggio: tre anni di reclusione e 3.500 euro di multa.
L’avvocato Pesce ricorre in Cassazione: per lui la sentenza è illogica e la prova è stata travisata (la targa apposta appartiene non all’imputato, ma a un mezzo in uso a un altro parente). Sostiene inoltre, che non è emerso oltre ogni ragionevole dubbio che le “sofisticazioni” al Fiorino le avesse compiute materialmente l’imputato. Nel dicembre 2020, la seconda sezione penale della Cassazione annulla la sentenza d’appello e rinvia per un nuovo processo. Venerdì, il “verdetto”: l’imputato viene assolto dall’accusa di riciclaggio.
Rimani aggiornato sulle notizie dalla tua provincia iscrivendoti al nostro canale whatsapp: clicca qui
Seguici gratuitamente anche sul canale Facebook: https://m.me/j/Abampv2kioahdYYR/
BrindisiReport è anche su Mobile! Scarica l’App per rimanere sempre aggiornato.
Source link



