Lazio

a processo la rete guidata da “Don Carlos”

Promesse di lavoro e di una vita migliore in Europa. Poi l’arrivo a Roma e una realtà completamente diversa: alloggi nella periferia della città, servizi fotografici per annunci online e appuntamenti organizzati con i clienti nei quartieri più frequentati della Capitale.

È il sistema che, secondo gli investigatori, sarebbe stato gestito da un’organizzazione criminale colombiana finita ora davanti alla giustizia.

Al vertice della rete ci sarebbe J.H.S.D, conosciuto negli ambienti come “Don Carlos”, indicato dagli inquirenti come il coordinatore di un giro di prostituzione attivo soprattutto nella periferia est di Roma.

Per lui e per gli altri membri del gruppo il gip di Roma ha disposto il giudizio immediato.

Complessivamente sono undici gli imputati, tra cui tre donne, che dovranno affrontare il processo con accuse che vanno dallo sfruttamento della prostituzione al traffico di sostanze stupefacenti.

Il reclutamento e l’arrivo a Roma

Secondo la ricostruzione degli investigatori, le donne venivano reclutate in Colombia con la promessa di nuove opportunità lavorative.

Una volta arrivate nella Capitale, però, sarebbero state inserite nel circuito della prostituzione gestito dal gruppo.

Le ragazze venivano ospitate in alloggi della periferia romana, fotografate e poi pubblicizzate su siti web specializzati negli incontri a pagamento, dove venivano presentate ai potenziali clienti.

Una struttura organizzata nei dettagli

Le indagini dei carabinieri hanno portato alla luce quella che viene descritta come un’organizzazione ben strutturata, attiva in modo continuativo e con ruoli precisi assegnati ai vari membri.

Accanto a “Don Carlos” avrebbero avuto un ruolo centrale la moglie e la cognata, mentre anche i figli gemelli della coppia sarebbero stati coinvolti in alcune attività operative.

Secondo gli inquirenti, ogni componente contribuiva al funzionamento della rete: dal reclutamento delle donne in Sudamerica alla gestione degli appuntamenti, fino all’organizzazione degli spostamenti e al controllo degli incassi.

Gli incontri nei quartieri della Capitale

Le prestazioni non si svolgevano solo negli appartamenti della periferia. In molti casi l’organizzazione avrebbe garantito un servizio di accompagnamento per gli incontri con i clienti, organizzando appuntamenti in diverse zone della città.

Tra le aree interessate figurano via Veneto, Ponte Milvio, il quartiere Salario, Trastevere e San Paolo, luoghi dove venivano fissati gli incontri con la clientela.

Prostituzione e droga durante gli incontri

L’inchiesta ha fatto emergere anche un secondo filone di attività illegale legato alla vendita di sostanze stupefacenti.

Le donne, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbero state rifornite di cocaina e di “tusi”, sostanza sintetica conosciuta anche come cocaina rosa, diffusa soprattutto negli ambienti dei party privati.

La droga veniva offerta ai clienti durante gli incontri, trasformando ogni appuntamento in un’ulteriore occasione di guadagno per l’organizzazione.

Il processo

Con la decisione del giudice per le indagini preliminari, il procedimento entra ora nella fase dibattimentale.

La Procura ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato, ritenendo gli elementi raccolti nel corso delle indagini sufficienti per saltare l’udienza preliminare.

Gli undici imputati dovranno ora comparire davanti al tribunale per rispondere delle accuse legate alla gestione della rete di sfruttamento e alle altre attività illecite contestate dagli inquirenti.

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