a Perugia condomini con infiltrazioni, muffe e case svalutate del 50%

Il sogno dell’efficientamento energetico diventa un incubo, con infiltrazioni nelle parti comuni e immobile deprezzato. È il risultato dei lavori effettuati in un condominio di Ponte San Giovanni, con i proprietari disperati per infiltrazioni d’acqua persistenti, muffe estese, distacchi di intonaco e danni strutturali alle pareti interne, che hanno reso molte abitazioni insalubri e, in alcuni casi, inagibili, costringendo gli stessi a trasferirsi altrove.
La situazione, denunciata da un gruppo di condomini attraverso una lettera alla redazione, è emblematica di un problema che sta colpendo migliaia di famiglie in Italia: i cantieri del 110% bloccati, incompiuti o mal eseguiti, con danni collaterali che vanificano gli investimenti e lasciano i proprietari in un limbo giuridico ed economico.
Lavori finiti nel 2024, danni iniziati subito dopo
I lavori sul condominio umbro, consistenti in cappotto termico, sostituzione degli infissi, nuova caldaia e interventi trainati, sono iniziati intorno al 2021 e formalmente conclusi nel 2024, con cessione del credito e miglioramento di diverse classi energetiche. Peccato che, poco dopo il completamento, siano comparse gravi infiltrazioni da coperture, balconi e facciate, probabilmente legate a errori di esecuzione. In alcuni appartamenti, gli infissi non sono mai stati installati, i balconi presentano pendenze errate e le acque non vengono smaltite.
Case efficienti ma invendibili: perso il 50% del valore
Nonostante il miglioramento certificato della prestazione energetica, il valore di mercato degli immobili è crollato del 40-50%. “Le case sono efficienti ma invendibili – spiegano i condomini – Chi comprerebbe un appartamento con le pareti ammuffite e infiltrazioni continue?”. Le stime immobiliari confermano: gli investimenti fatti non hanno aumentato il valore, ma lo hanno drasticamente ridotto.
La “scomparsa” delle ditte e il silenzio dell’amministratore
Come spesso accade nei cantieri del 110%, la gestione post-lavori è evaporata. La ditta esecutrice e il general contractor sono difficili da rintracciare, l’amministratore del condominio risponde con ritardi e propone rimborsi parziali insufficienti. I condomini, assistiti da legali, hanno avviato contenziosi che si trascinano senza soluzioni immediate. “Ci sentiamo abbandonati – raccontano – Abbiamo speso, investito, creduto nella riqualificazione, e oggi ci ritroviamo con case danneggiate, perdite economiche enormi e nessuna tutela”.
Il quadro nazionale: 40mila cantieri condominiali fermi
Quella di Perugia non è un’eccezione. Secondo stime de Il Sole 24 Ore e Idealista riferite a gennaio 2024, i cantieri condominiali incompiuti in Italia sono circa 40.000. L’Ance (Associazione nazionale costruttori edili) parla di numeri ancora più alti, con oltre 10 miliardi di euro di lavori da completare e circa 350mila famiglie coinvolte. Molti ponteggi restano installati a tempo indefinito, le imprese subappaltatrici non vengono pagate e licenziano la manodopera.
Come uscirne? Difficile anche la via legale
I proprietari possono agire legalmente, inviando diffide e chiedendo la risarcimento dei danni, inclusa la perdita del beneficio fiscale. Alcune sentenze hanno già stabilito l’obbligo per le imprese di ultimare i lavori, ma la domanda è: con quali fondi? Nel frattempo, le famiglie devono sopportare non solo il danno economico, ma anche quello psicologico di vivere in case umide, fredde e segnate dal degrado.
L’appello dei condomini perugini
Il gruppo di Ponte San Giovanni si offre di fornire documentazione dettagliata: foto, video, perizie tecniche, pratiche Superbonus e stime immobiliari. “Vogliamo far sentire la nostra voce – concludono – Non siamo numeri, siamo famiglie che hanno creduto nella transizione ecologica e oggi rischiano di perdere tutto. La politica e gli organi di controllo intervengano prima che sia troppo tardi”.
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