Piemonte

A Ivrea si cerca una maxi aula per il processo sulla strage di Brandizzo


L’assenza di una maxi aula idonea a ospitare i grandi processi a Ivrea, e in particolare quello per la strage ferroviaria di Brandizzo, è stata al centro di vari interventi, ieri, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario. La procuratrice generale Lucia Musti ha annunciato che «la soluzione nel frattempo è stata data dalla presidente del tribunale di Ivrea, che ha disposto l’adeguamento di due aule con una capienza complessiva di 65 persone. Lì si celebrerà l’udienza preliminare».

La maxi aula resta ancora solo un’ipotesi. La presidente della Corte di Appello di Torino, Alessandra Bassi ha colto l’occasione per sensibilizzare il ministero della Giustizia sull’intervento, perché «la celebrazione del processo in un’altra sede giudiziaria, quale Torino, oltre a recidere il legame simbolico con la comunità colpita, darebbe luogo a difficoltà tecniche e logistiche difficilmente sostenibili per l’ufficio».

La volontà di Comune e Regione è celebrare comunque l’intero processo a Ivrea. È in corso una trattativa con il ministero della Giustizia — ne hanno discusso il presidente Alberto Cirio e il sottosegretario Andrea Delmastro — sulla seconda opzione individuata, una palazzina in via Pavese adiacente al tribunale. Il progetto prevede al piano terra dell’edificio una sala da 120-130 posti, più piccola rispetto alla maxi-aula da 250 e da 1,6 milioni di euro immaginata inizialmente. Ovvero l’ipotesi bocciata da Roma perché giudicata troppo costosa. Sul tavolo ci sono i 500mila euro della Regione, cui la Città potrebbe aggiungere un contributo. Resta la questione dell’affitto degli spazi, e qui toccherà al Ministero fare la propria parte. I locali interessati non sono dell’amministrazione comunale, ma di Ivrea Parcheggi, partecipata dal Comune e dall’Aci, e di Sit, società di Finpiemonte Partecipazioni. «Stiamo facendo di tutto per mantenere il processo qui — ribadisce il sindaco Matteo Chiantore — Attendiamo che la situazione si sblocchi, ma siamo pronti a partire».


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