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A Gerusalemme incubo missili. In Iran il bersaglio è l’energia: raid su basi nucleari e chimiche

Altro che dialogo, tregua e spiragli di pace. La guerra in Medioriente non si ferma nemmeno a Pasqua. Tra attacchi, accuse e minacce, nel mirino sono finite in particolare Gerusalemme, sotto attacco da parte di missili iraniani, e la centrale nucleare di Bushehr, nell’Iran occidentale, dove uno degli addetti è rimasto ucciso, causando anche un caso internazionale che vede coinvolta anche la Russia.

A Gerusalemme diverse forti esplosioni si sono registrate dopo l’arrivo di numerosi missili dall’Iran. Almeno sei detonazioni sono state avvertite con la contraerea che ha respinto gli attacchi limitando i danni. Anche se secondo indiscrezioni un missile avrebbe bucato lo scudo difensivo israeliano ma le conseguenze sarebbero state minime. Diversa la situazione nel resto del Paese con altri missili armati con testate a grappolo che hanno colpito oltre una dozzina di siti nel centro di Israele. Incendi, edifici distrutti e danni alle linee elettriche a Bnei Brak, Ramat Gan ma anche Tel Aviv e Petah Tikva.

L’attacco nei pressi della centrale di Bushehr è invece un caso. “Israele e Stati Uniti hanno bombardato la nostra centrale di Bushehr per quattro volte”, denuncia Teheran. “La pioggia radioattiva porrà fine alla vita nelle capitali dei Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo, non a Teheran”, minaccia il ministro degli Esteri Araghchi. L’Agenzia internazionale per l’energia atomica, per voce del direttore generale Rafael Mariano Grossi, ha fatto sapere che non si registrano radiazioni ma ha espresso “profonda preoccupazione per l’incidente”. Il caso più clamoroso relativo alla centrale però non parla iraniano ma russo. Mosca infatti ha evacuato 198 suoi dipendenti della centrale, come comunicato dal direttore generale di Rosatom Alexei Likhatchev. “Come previsto, abbiamo cominciato la fase principale dell’evacuazione”. L’agenzia atomica russa è impegnata nella costruzione di due nuovi reattori nella centrale, fatto che certifica, una volta di più, la vicinanza e la comunione di intenti tra Mosca e Teheran, anche su un tema caldissimo come quello nucleare.

L’Iran è finito ancora nel mirino dei raid americani e israeliani che ieri hanno colpito anche alcune università. “Più di 30 università sono state direttamente prese di mira dall’inizio del conflitto”, denuncia il ministro Hossein Simai Sarraf. Il regime degli ayatollah ha fatto sapere di non aver rifiutato la mediazione del Pakistan ma che per arrivare all fine del conflitto pretende condizioni chiare. È il solito Araghchi a spiegare che “ciò che ci interessa sono le condizioni per una fine definitiva e duratura alla guerra illegale che ci viene imposta, siamo grati al Pakistan per il suo sforzo nel lavoro di mediazione”. Netanyahu ha fatto sapere di aver messo nel mirino gli impianti petrolchimici iraniani e ieri Israele ha colpito gli impianti di Mahshahr. Il bilancio è di cinque vittime e gravi danni a quello che Tel Aviv definisce “un’importante fonte di finanziamento per il governo iraniano”.

Ma intanto gli attacchi del regime non si fermano. Tre caschi blu dell’Unifil sono rimasti feriti in un’esplosione nel Sud del Libano. Si tratta di tre cittadini indonesiani. I Pasdaran iraniani hanno poi rivendicato un attacco con un drone contro una nave israeliana che si trovava nello Stretto di Hormuz. “Un drone ha colpito un’imbarcazione collegata a Israele nello Stretto di Hormuz, l’imbarcazione è in fiamme”, hanno detto. Secondo quanto ricostruito si tratterebbe della Msc Ishyka.

Mentre i Paesi del Golfo continuano a rimanere sotto scacco per gli attacchi iraniani (a Dubai la sede della multinazionale Usa Oracle è stata danneggiata dalla caduta di alcuni detriti di un missile intercettato), un drone ha colpito in Iraq il giacimento petrolifero di Majnoon, nella provincia occidentale di Bassora, danneggiando uffici appartenenti alla società statunitense KBR. L’attacco ha causato danni materiali e provocato un incendio che è stato domato a fatica. Altro che dialogo. Una Pasqua di guerra senza troppe speranze di pace.


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