A Genova l’attivista israeliano che si batte per i palestinesi: “A Gaza un nuovo Olocausto”

Genova. “Avevamo detto ‘mai più’ Olocausto, ma doveva essere un ‘mai più’ per tutti, non solo per alcuni, invece quello che sta accadendo a Gaza è un nuovo Olocausto, Israele sta de-umanizzando i palestinesi, li sta trattando come spazzatura”. A parlare è Guy H., un attivista e pacifista israeliano che in questi giorni è in Italia – e a Genova – per incontrare cittadini e studenti e raccontare il suo lavoro e quello dell’associazione per cui opera – Ta’ayush – che si batte da anni, nel territorio della Cisgiordania e non solo, per i diritti dei palestinesi.
Guy preferisce non diffondere sui media né il suo cognome né il suo volto perché fare attivismo, sostanzialmente, contro il governo israeliano, non è semplice e può avere ripercussioni anche pesanti, fino all’arresto. “Negli ultimi anni il nostro lavoro è stato progressivamente ostacolato con ogni mezzo – racconta – il problema è che Israele è diventato uno stato profondamente razzista e il 90% del parlamento crede nella supremazia degli ebrei rispetto al resto della popolazione”.
La storia di Guy è quella di un israeliano figlio di un sopravvissuto all’Olocausto e che però, in “terra santa” ha sempre lavorato con palestinesi. “Ho iniziato a capire sin da ragazzino che il problema era la discriminazione – spiega – oggi in Cisgiordania ci occupiamo di accompagnare i pastori e gli agricoltori palestinesi per proteggerli dalle aggressioni dei coloni israeliani e documentare le violenze e le demolizioni di case”.
Questo per ricordare che oltre al genocidio in atto a Gaza, e per cui è in corso una mobilitazione internazionale, esistono situazioni costanti di abuso di potere e di non rispetto dei diritti umani da parte di Israele nei confronti della popolazione palestinese in Cisgiordania. “Negli ultimi due anni la situazione è peggiorata, c’è un clima di rabbia costante, e il rischio è che l’azione di Israele porti a un aumento dell’antisemitismo anche al di fuori dei nostri confini”.
Protagonista di un incontro all’Anpi di Savona e al centro Banchi di Genova (il 24 settembre sarà a Varazze), Guy spiega che dopo il 7 ottobre tutto si è esacerbato e se è vero che Netanyhau non rappresenta la totalità del Paese, “il sentimento più forte oggi è quello nazionalista” e “chi la pensa diversamente ha iniziato a lasciare Israele, non è possibile, non è normale vivere in un Paese che si rende responsabile di quello che sta accadendo a Gaza”.
Guy H. in questi giorni in Italia ha potuto toccare con mano la grande mobilitazione nelle diverse piazze, “è importante smuovere l’opinione pubblica”, ma non si fa troppe illusioni sul successo della missione Global Sumud Flotilla: “Ci sono molte poche chance che riescano ad aprire un corridoio umanitario, però – sottolinea – è importante perché sta veicolando l’attenzione su Gaza“.
Perché, ribadisce, la solidarietà non basta: “E’ necessario agire perché Israele si fermi, è necessario agire a livello politico ed economico perché Israele smetta di considerarsi impunibile, devono esserci delle ripercussioni per quanto sta accadendo”.




