Salute

A Bodrum il mio inferno, l’ospedale mi dimise con un organo lacerato. Sono svenuta in ospedale nell’istante esatto in cui Roberto è morto

Per due anni è scomparsa dai radar della vita pubblica e professionale, chiusa nel silenzio di un calvario clinico che l’ha portata a un passo dalla morte. Oggi, Eva Cavalli, musa ispiratrice, direttrice creativa e storica moglie di Roberto Cavalli, ha deciso di raccontare la sua odissea in una lunga e intensa intervista rilasciata al Corriere della Sera. Un racconto lucido e privo di retorica, che parte da una vacanza trasformatasi in tragedia per poi allargarsi ai ricordi di una vita vissuta al vertice della moda internazionale.

L’inferno in Turchia e la diagnosi mancata

Tutto ha avuto inizio in quello che doveva essere un lussuoso e rilassante soggiorno a Bodrum, in Turchia. “Da due anni la mia vita è cambiata: tutto è successo in un centro benessere. Ci ero già stata anni fa e ci sono tornata per una settimana dedicata alla salute e al riequilibrio. Invece, da lì, è iniziato l’inferno“, confida la stilista al Corriere. Il dramma si è consumato durante un trattamento medicale: “Ho sentito un dolore acutissimo, così forte da svenire. Mi sono risvegliata in ospedale, dove mi hanno dimesso rassicurandomi che era tutto a posto”. La realtà era purtroppo molto diversa. Il giorno successivo, spinta dalle insistenze della figlia a causa di una febbre altissima e di un forte stato confusionale, Eva Cavalli è riuscita a farsi visitare nuovamente grazie all’aiuto di Remo Ruffini, anch’egli in vacanza a Bodrum. “Hanno scoperto che avevo un organo vitale lacerato. Sono stata operata la notte d’urgenza, per salvarmi la vita. Il primo di una serie di interventi”.

Contro la struttura ospedaliera che l’aveva dimessa frettolosamente è stata intrapresa un’azione legale: “La maggior parte degli interventi che sono seguiti si sarebbero potuti evitare, se avessero agito subito“, accusa la Cavalli. “Ho dovuto mettere in pausa tutto: lavoro, viaggi, progetti. È come se, da un momento all’altro, si fosse fermata la mia vita”.

Roberto Cavalli: l’amore, il successo e la misteriosa connessione finale

Oggi Eva sta “un po’ meglio” e ha voglia di rimettersi in forma. L’intervista al Corriere diventa così l’occasione per ripercorrere il sodalizio umano e professionale con Roberto Cavalli, l’uomo incontrato a Santo Domingo durante il concorso di Miss Universo e diventato il padre dei suoi tre figli (Rachele, Daniele e Robin). “Mi chiamavano the secret weapon behind Roberto (l’arma segreta dietro Roberto, ndr)”, ricorda con orgoglio. “Lui aveva la visione, quell’istinto selvaggio e poetico che accendeva tutto; io ero la struttura, la presenza costante che trasformava l’ispirazione in realtà”. Un incastro perfetto che ha rivoluzionato il mondo della moda, sdoganando il jeans trattato (“Li ho immersi nella vasca e li ho usurati con la spazzola di ferro”) e vestendo icone pop come JLO e Beyoncé.

Nonostante la successiva separazione coniugale, il legame tra i due non si è mai spezzato: “Perché ci siamo lasciati? Sa che non lo so? Tra noi non c’è stata una fine e quindi è stato ancora peggio accettare. Forse aver venduto l’azienda ci ha tolto un collante”, riflette oggi. Un legame, quello con lo stilista fiorentino, che ha assunto contorni quasi sovrannaturali nel giorno della sua scomparsa. Entrambi stavano affrontando le rispettive battaglie ospedaliere. “Quando è mancato ero in ospedale per la seconda operazione”, rivela Eva Cavalli con commozione. “Sono svenuta in una panchina della clinica nel momento esatto in cui lui è morto. Poi, tornata in camera, mio figlio Daniele mi ha detto che Roberto non c’era più”.

La moda “snob” e l’aneddoto della tigre in autostrada

Oltre al privato, c’è spazio per uno spaccato fattuale su un sistema moda che spesso la stilista giudica “molto snob”. Eva Cavalli ricorda come molti designer preferissero modelle “brutte interessanti” a bellezze dirompenti, svelando un retroscena: “Gigi Hadid all’inizio faceva fatica: suo padre, che conoscevo, mi chiamò per farla sfilare, riceveva dei no puntuali”. Tra le memorie più curiose e rappresentative dell’eccesso di quegli anni, spunta infine l’aneddoto di una tigre trasportata in automobile. “Roberto adorava gli animali. Si mise in viaggio per portare un cucciolo in Sardegna”, racconta la Cavalli. Ma di fronte alle minacce di licenziamento del personale domestico a Firenze, la coppia fu costretta a restituire l’animale ad Ambra Orfei. “Ricordo il viaggio in auto con la tigre dietro, io guidavo. Ci fermammo all’Autogrill di Bologna, con 50 persone intorno che si chiedevano cosa ci facesse una tigre in autostrada…”.


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