>>>ANSA/ L’ultima chance per Zelensky, pronto a volare da Trump – Altre news
(di Sabina Rosset)
Di fronte al piano promosso da
Donald Trump, Volodymyr Zelensky affronta la fase più delicata e
carica di incognite dall’inizio della guerra: stretto tra il
rischio di un accordo penalizzante, un conflitto che continua a
insanguinare il fronte, un inverno con infrastrutture
energetiche devastate e le ricadute interne dello scandalo
corruzione. E mentre a Ginevra i negoziatori tentano di
tracciare una via d’uscita diplomatica, il presidente ucraino
sarebbe pronto a volare negli Stati Uniti per discuterne
direttamente a Washington. Ma a complicare ulteriormente il
quadro è arrivato l’ennesimo affondo di Trump, secondo cui “la
leadership ucraina non ha mostrato alcuna gratitudine” per gli
sforzi americani, come scritto sul social Truth. Post a cui
Zelensky ha risposto affermando di essere “personalmente grato”
al presidente Usa.
“È un buon piano… siamo agli ultimi due metri”, ha
dichiarato l’inviato speciale Usa per l’Ucraina Keith Kellogg,
aggiungendo che “si potrà dire che questo è un buon piano quando
Zelensky arriverà negli Stati Uniti”, sempre che il viaggio poi
si concretizzi. Zelensky e i negoziatori ucraini a Ginevra hanno
insistito sulla necessità di includere nella bozza del piano di
pace anche le priorità di Kiev, definite “fondamentali per gli
interessi nazionali”. Dietro l’apparente slancio, la posta in
gioco per il leader ucraino resta la più rischiosa dall’inizio
della guerra: sul piano internazionale non può che mostrarsi
aperto alla bozza, mentre sul fronte interno – con una forza
politica in erosione e un’opinione pubblica diffidente – prevale
il timore di un accordo che non garantisca realmente di
scongiurare una nuova aggressione russa. È “uno dei momenti più
difficili della nostra storia”, ha ammesso giovedì nel suo
discorso alla nazione, parlando del bivio tra perdere la dignità
e perdere un partner chiave come gli Stati Uniti.
Zelensky si muove quindi su un doppio binario: da un lato il
dialogo serrato con Washington, dall’altro la necessità di
assicurarsi che l’Europa resti un pilastro politico e
finanziario per Kiev. Sulle riunioni di Ginevra tra le varie
delegazioni (Ucraina, Usa, Ue e Canada) ha espresso fiducia:
“C’è la comprensione che le proposte americane potrebbero
includere una serie di elementi basati sulle posizioni ucraine e
fondamentali per gli interessi nazionali dell’Ucraina”. In
precedenza aveva detto di “sperare in un risultato positivo per
fermare il bagno di sangue e garantire che la guerra non esploda
nuovamente in futuro”. La diplomazia “si è riattivata” e si sono
create “le condizioni per un dialogo costruttivo”, ha
sottolineato.
Per Zelensky, l’intero processo negoziale è ormai un test di
leadership: accettare un piano che appaia come una concessione
rischia di aprire una frattura interna, rifiutarlo senza
alternative concrete significa esporsi all’isolamento. In
entrambi i casi, il tempo gioca contro di lui. Per questo il
possibile viaggio negli Stati Uniti potrebbe rappresentare
l’ultima occasione per evitare che la trattativa di pace e la
stabilità della sua presidenza si incrinino insieme.
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