Da Palermo a Ragusa da Messina a Marsala seguendo il manifesto della Sicilia di Ulisse
Cosa significa viaggiare oggi? E cosa deve avere in mente chi opera nel mondo dell’ospitalità? È cambiato il viaggiatore, così come l’industria del turismo, che oggi infatti usa diverse parole d’ordine: accoglienza, armonia, benessere, scoperta. Sperimentiamo due poli opposti: da un lato l’appiattimento dell’esperienza in contesti uguali a se stessi ad ogni latitudine, dall’altro la riscoperta del “viaggio” come percorso di conoscenza autentica. Nel mezzo c’è un po’ di tutto.
Un manifesto per catturare un territorio
E’ proprio la conoscenza delle peculiarità ancora intatte del territorio siciliano con tutto il suo immenso patrimonio storico, culturale, antropologico e naturalistico l’invito che rivolge ai visitatori la Sicilia di Ulisse, l’ associazione che riunisce il meglio dell’ospitalità dell’isola, che dal 2002 , ovvero da quando ha mosso i primi passi, promuove il buono e il bello dell’isola, affinché il viaggiatore possa sperimentare un proprio Grand Tour del Gusto in Sicilia. Oggi l’Associazione conta 52 soci, di cui 36 tra ristoranti e pasticcerie storiche e 16 hotel di charme, oltre a 21 cantine partner ( tra le altre Benanti, Cusumano, Donnafugata, Feudo Maccari, Palmento Costanzo, Planeta, Tasca d’Almerita ) per un numero complessivo di 1.500 addetti e un fatturato generato stimato di 180 milioni di euro.
«La Sicilia non è solo un luogo, ma un modo di essere, di accogliere, di costruire futuro» – ha ricordato Tony Lo Coco, presidente dell’associazione in occasione del recente congresso Gensy 2025 – tenutosi a Palermo dove è stato rilanciato l’impegno dell’Associazione, ovvero diffondere un modello di ospitalità autentica, sostenibile e di qualità, dove cultura, enogastronomia, tradizione e umanità convivono per costruire un futuro di benessere. In sostanza, l’uomo deve tornare al centro e l’esperienza del viaggio deve partire dal rispetto del territorio che ti accoglie: è su questo che la Sicilia di Ulisse rilancia un suo “manifesto sull’accoglienza umana e sostenibile” che ridefinisce il significato contemporaneo di benessere, ospitalità e viaggio e punta sull’esperienza autentica.
Turismo esperenziale
Laura Anello, presidente della Fondazione Le Vie dei Tesori, ha riportato lo sguardo alla Sicilia: «I luoghi sono depositi di memoria collettiva. Oggi la nostra Fondazione conta oltre 500 siti in tutta l’isola. Spesso sono gli stessi cittadini a proporli: è la comunità che ci guida. Il turismo esperienziale nasce proprio da questo scambio».
Perchè se l’esperienza può diventare un racconto intimo e personale attraverso quella che Maurizio Adamo chiama fotografia emotiva: «Camminare, osservare, ascoltarsi. Il viaggio è consapevolezza, è chiedersi perché ci emoziona ciò che ci emoziona»; dall’altro chi ospita «deve mettersi in ascolto dei luoghi e rispettarne l’identità – sottolinea l’architetto Viviana Haddad -e avere un ruolo etico, capace di contribuire al recupero e alla rinascita del territorio». E ancora «La qualità è la base, ma l’ospitalità si misura nei gesti – ha sottolineato l’imprenditore Marcello Mangia – puoi magari dimenticare la stanza in cui hai dormito, ma non una conversazione gentile». Di certo non dimentichi i cibi e i vini che hai incontrato e che raccontano meglio di altro il territorio in cui ti trovi. Sia che per la scelta ti affidi al consiglio di chi ti ospita o alla guida di critici di cui ti fidi (sempre più spesso online). Vino e cibo camminano insieme, favoriscono l’incontro e la condivisione. «Viaggiare stando seduti a tavola per sentirsi parte del territorio – è il suggerimento di Luca Caruso, patron dell’Hotel Signum di Salina e produttore della cantina Eolia – i tecnicismi allontanano, la curiosità e l’empatia avvicinano e creano la convivialità che arricchisce l’esperienza».
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