Torna in Piemonte dopo 60 anni il calco della Pietà di Michelangelo: sarà esposto ad Alba

ALBA – Dopo quasi sessant’anni di permanenza a Roma, in Piemonte sarà possibile vedere da vicino il calco della Pietà vaticana di Michelangelo, realizzato da Francesco Mercatali nel 1942, in pieno secondo conflitto mondiale. Nel 550° anniversario della nascita dell’artista, la Fondazione Banca d’Alba ? con il patrocinio della Fabbrica di San Pietro, della Diocesi di Alba e del Ministero della Cultura ? è riuscita a portare questa importante riproduzione nelle sale del Palazzo di via Cavour, nel cuore della capitale delle Langhe.
La mostra, presentata in anteprima venerdì 21 novembre e allestita dall’architetto Danilo Manassero, rimarrà aperta dal 22 novembre al 1° marzo 2026 (visitabile gratuitamente il venerdì dalle 15 alle 19, sabato e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19).
«È un calco di prima generazione, realizzato con matrici e tasselli in creta, non con gomme siliconiche o gesso, proprio come si è lavorato per secoli – spiega Pietro Zander, archeologo della Fabbrica di San Pietro. – Fu realizzato nel ’42 perché si voleva trovare una nuova collocazione al capolavoro michelangiolesco, che lo riportasse a un’altezza più vicina a quella pensata dal Buonarroti. C’era anche la volontà di dedicare la Cappella della Pietà ai caduti di tutte le guerre. Un tema attuale, visto il periodo turbolento che stiamo vivendo».
La riproduzione, sorprendentemente fedele all’originale, ha lasciato Roma solo in rare occasioni: «Accadde nel 1957-58 per una mostra a Bruxelles e, per pochissimo tempo, per un’esposizione al Palazzo delle Esposizioni di via Nazionale», ricorda Zander. Oltre a essere una copia, è un prezioso reperto storico: «È un pezzo unico che rese possibile il difficilissimo intervento di restauro dopo l’attentato del 21 maggio 1972».
La mostra avrà anche una forte valenza didattica per scuole e associazioni interessate a studiare il capolavoro realizzato da Michelangelo tra il 1497 e il 1499, quando aveva appena 27 anni. Un’opera che, come osserva Zander, «è un inno alla vita e alla resurrezione. Non rappresenta una deposizione, ma un’ostensione del figlio morto. Lo dimostra un dettaglio commovente: sul mantello della Madonna c’è un piombino che serviva a tenere la veste tesa quando era in piedi. Uno analogo si trova sul velo che copre la nudità di Cristo. Michelangelo sembra suggerire che sia stata la Madonna stessa a coprire il corpo del figlio, poiché non era più necessario mostrare l’incarnazione».
Il percorso ideato da Manassero conduce lo spettatore verso la grande nicchia che accoglie il calco, riaffermandone la storia e valorizzando la maestosità dell’opera: «Il primo pensiero è andato alla museografia italiana degli anni Cinquanta, con maestri come Carlo Scarpa, Franco Albini e lo studio Bbpr. Proprio questi ultimi allestirono la Pietà Rondanini al Castello Sforzesco, in una grande nicchia scura che esaltava il marmo. Ho voluto creare un collegamento con la collocazione originaria, realizzando una nicchia di quasi sette metri, e allo stesso tempo isolare l’opera: un’astrazione impossibile nella basilica di San Pietro, così ricca di decorazioni. Abbiamo inoltre realizzato una riproduzione 3D, utile non solo ai non vedenti ma a chiunque desideri toccare l’opera».
L’iniziativa rientra nel percorso di restituzione culturale che la Banca d’Alba porta avanti per il territorio, forte dei suoi oltre 64 mila soci. Il presidente Tino Cornaglia ricorda: «Abbiamo avviato un bellissimo rapporto con la Fabbrica del Vaticano, che ci offre opportunità straordinarie. Il nostro territorio deve crescere anche culturalmente, e mettiamo a disposizione una sala pensata per mostre di ogni dimensione. Vogliamo essere parte attiva del cammino che porterà Alba a essere Capitale italiana dell’arte contemporanea 2027».
Il direttore Enzo Cazzullo aggiunge: «L’anno scorso abbiamo finanziato il restauro dell’affresco della Madonna della Bocciata di Pietro Cavallini nelle Grotte Vaticane, e lo abbiamo potuto ospitare ad Alba per diversi mesi. Quest’anno rilanciamo con un’esposizione ancora più significativa, che permetterà a soci e clienti di apprezzare da vicino i dettagli di un’opera straordinaria della storia dell’arte. Questo è il compito della Banca d’Alba: restituire al territorio occasioni di ispirazione, educazione e motivazione».
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