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Francia: dopo il «no» unanime, tempi strettissimi per il bilancio

«Per fortuna il ridicolo non uccide, altrimenti avremmo 577 morti da piangere»:. Harold Huwart, deputato dell’ormai minuscolo partito radicale di sinistra, è rimasto solo, nella notte. È stato l’unico, in Assemblée nationale, a votare la prima parte (”Ricavi”) della Finanziaria dello Stato (che esclude però le misure per la Sécurité sociale o Sécu, il welfare): in 404 hanno votato no, in 84 si sono astenuti (la maggioranza dei macroniani e il MoDem dell’ex primo ministro François Bayrou). Il richiamo di Huwart, che ora siede nel gruppo centrista del Liot, spesso vicino alle posizioni macroniane, è caduto nel vuoto. Per quanto potente in Francia, il riferimento al ridicule non è riuscito a superare le obiezioni dei singoli partiti. È vero, ogni articolo, ogni emendamento del budget 2026 è stato votato dall’Assemblée, ma con maggioranza variabili, fluide, persino impensabili: le culture economiche di sinistra e destra radicale si sono a volte sovrapposte e hanno portato a voti congiunti, un’imposta sui patrimoni improduttivi è stata approvata dai lepenisti, dai socialisti e il MoDem dell’ex primo ministro François Bayrou. Come era ampiamente previsto, il testo è stato bocciato con una quasi-unanimità.

Un pasticcio inaccettabile

Il risultato era inaccettabile per tutti. Un pasticcio, per il Governo: conteneva «un certo numero di misure incostituzionali, irrealistiche o inapplicabili», ha detto la ministra dell’Azione e dei conti pubblici Amélie de Montchalin, che pure resta fiduciosa sull’approvazione del bilancio, malgrado l’«atteggiamento cinico» di destra e sinistra. Al di là delle schermaglie politiche, l’Assemblée, abituata a un sistema politico sempre più accentrato nella figura del presidente (sia pure con importanti contrappesi), non ha la cultura del compromesso di altri Paesi né quella del lavoro parlamentare della Svizzera (dove il Consiglio federale, sempre di coalizione, presenta il bilancio ma interviene poco nella discussione e vige l’obbligo Costituzionale del pareggio strutturale nel lungo periodo). La scelta strategica del primo ministro Sébastien Lecornu di responsabilizzare la Camera bassa di fronte all’elettorato ha portato quindi a un risultato paradossale, al punto che il partito socialista ha cominciato a rimpiangere il criticatissimo articolo 49.3 della Costituzione. La norma autorizza il Governo, salvo voto di sfiducia, ad approvare i due bilanci del Paese (l’altro riguarda la Sécu, lo Stato sociale) senza il voto parlamentare. Lecornu si è però solennemente impegnato a non farvi ricorso.

Il passaggio al Senato

Il ripensamento del Parti socialiste è anche frutto della situazione che si è venuta a creare al Sénat, dove il percorso della Finanziaria dello Stato riprenderà da subito, ma ricominciando da zero, sulla base del testo originario dal Governo: «Il più lungo dibattito sul bilancio della Quinta repubblica», ha detto Amélie de Montchalin, si è rivelato «un lavoro inutile». La Camera alta è molto diversa dall’Assemblée, è espressione della Francia profonda, eletta dagli enti locali: destra e sinistra radicale sono quasi assenti (tre lepenisti, nessun insoumis), il partito di maggioranza relativa è Les Républicains. Qui l’altro bilancio, quello della Sécu, all’esame da diversi giorni dopo il mancato voto nei termini costituzionali all’Assemblée, è stato immediatamente smontato: la sospensione della riforma delle pensioni, cara alle sinistre (ma anche alla destra radicale) e punto centrale dell’intesa tra parte della gauche e il Governo, è stata subito bocciata. Un ricorso al 49.3 potrebbe sciogliere il nodo, ma i partiti sono rimasti schiacciati – come accade, in politica – dalla loro stessa retorica.

Una Costituzione troppo rigida sui tempi

Il vero tema, per la Francia intera, non sono però i singoli provvedimenti, che difficilmente metteranno d’accordo una maggioranza unica. Sono i tempi. Le finanziarie sono due, ognuna fondamentale per la vita dello Stato. Molte scadenze sono dettate, rigidamente, dalla Costituzione, al punto che la presidente dell’Assemblée Yaël Braun-Pivet, ha chiesto che questo budget sia «l’ultimo discusso in questo modo»: la Camera è troppo frammentata, e lo resterà a lungo. Il Sènat inizierà a esaminare il budget statale giovedì ma ha già fatto sapere di non poter arrivare a un voto definitivo prima del 15 dicembre. A quel punto, di fronte alla inevitabile situazione di stallo, la Costituzione permette di costituire una Commissione mista paritaria tra deputati e senatori che si accordino su un testo da far votare alla sola Assemblée. Entro il 23 dicembre. Il budget della Sécu è un po’ più avanti: la Commissione mista paritaria potrebbe essere creata a fine mese, e il testo unitario – nell’ipotesi che sia raggiunto un accordo – dovrebbe essere votato dall’Assemblée. La Costituzione non permette però di andare oltre il 12 dicembre.

Le alternative possibili

I tempi sono strettissimi anche per le procedure straordinarie: la crisi politica ha fatto iniziare troppo tardi i lavori. Il Governo ha tempo solo fino al 19 dicembre per votare un’eventuale loi speciale che permetta l’esercizio provvisorio sulla base del bilancio del 2025, e accordi più tempo a deputati e senatori per venire a capo del groviglio che si è creato. Potrebbe essere, questa, l’unica opzione praticabile: il primo ministro Lecornu l’ha esclusa, ma alcuni ministri cominciano a parlarne. Anche perché l’alternativa è politicamente persino “peggio” – per il Governo, che la esclude, come per l’opposizione – dell’approvazione dei budget senza voto previsto dall’articolo 49.3, secondo il quale l’eventuale sfiducia bloccherebbe la legge. La Costituzione, che sembra congegnata in modo da evitare ogni stallo, consente in astratto all’Esecutivo di procedere per ordonnances, in sostanza decreti con valore di legge. Il Governo potrebbe varare il suo testo iniziale, con qualche emendamento a sua scelta. Resterebbe soggetto a voto di censure, come sempre, ma le ordonnances resterebbero in vigore.


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