Il presunto pregiudizio di genere di LinkedIn riapre il dibattito sulla trasparenza degli algoritmi

La risposta di LinkedIn
Di fronte a questo dibattito sulla piattaforma, il 20 novembre LinkedIn ha pubblicato una nota ufficiale sul suo “Engineering Blog”. L’azienda afferma che il genere, insieme agli altri dati demografici come età o etnia, non viene preso in considerazione dall’algoritmo per decidere la visibilità dei contenuti nel feed.
Secondo i test interni condotti dagli ingegneri della compagnia, le differenze nel livello di engagement dei post analizzati non sono influenzate da genere, pronomi o qualsiasi altra variabile di questo tipo.
La piattaforma non ha indicato una causa specifica per le anomalie segnalate dai profili che hanno cambiato il proprio genere, ma sostiene che le variazioni dipendono da molti elementi diversi: informazioni dell’account, rete di contatti, comportamento degli utenti e dinamiche generali del feed.
Contattata per ulteriori chiarimenti, l’azienda ha dichiarato che i singoli esperimenti individuali condotti dagli utenti in questi giorni non sono comparabili tra loro e non riescono a catturare la complessità dei fattori che determinano l’esposizione di un post sulla piattaforma.
Un portavoce di LinkedIn ha ribadito: «I nostri algoritmi non utilizzano il genere per il ranking, e la sua modifica sul profilo non influisce sul modo in cui i contenuti appaiono nella ricerca o nel feed. Valutiamo regolarmente i nostri sistemi su milioni di post, inclusi controlli per le disparità legate al genere, oltre a revisioni continue e feedback dei membri».
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