Ornella Vanoni, l’amicizia con Renzo Rubino
Erano amici. Il cantautore pugliese Renzo Rubino e Ornella Vanoni si conoscevano e si frequentavano, e ora lui – come tutta l’Italia – piange la morte di una protagonista assoluta della musica, la più elegante e inimitabile. “Era davvero affezionata ai giovani – ricorda Rubino – e dispensava consigli, incredibilmente”. Ma c’è qualcosa di speciale che ha unito i due artisti, “una ragione di più” – a voler citare uno dei tanti successi di Vanoni – che ha reso unico il loro rapporto. Un aneddoto particolare, che Renzo Rubino solitamente racconta durante i suoi concerti.
Si torna indietro nel tempo, a quando Rubino era alle prime armi nel panorama musicale nazionale, ma aveva già lasciato il segno: il suo esordio al Festival di Sanremo 2013 era stato con “Il postino (amami uomo)”, che gli aveva garantito il terzo posto in classifica fra i Giovani e il premio “Mia Martini”. Ornella Vanoni l’aveva notato, e poco tempo dopo Rubino fu invitato in tv al programma televisivo “Le invasioni barbariche”, con un motivo ben preciso: “Ornella aveva espresso la volontà di cantare con me in diretta quella canzone”, ricorda l’artista di Martina Franca.
Da lì una serie di avvenimenti curiosi, che ora che Ornella Vanoni non c’è più, Renzo Rubino ricorda con grande affetto. Era partito dalla Puglia, aveva raggiunto Milano e con Ornella aveva appuntamento a casa sua la sera prima della diretta, per provare il brano: “Citofono a casa sua, ad accogliermi il suo cagnolino e una ragazza, sono entrato in casa e sento lei che canta “Il postino” – dice Rubino – Era seduta su una poltrona rossa, mi guarda e mi dice: “Rubino, questo ritornello è irreversibile””. Quella frase Vanoni gliel’ha ripetuta più volte, quella sera, e ha colpito talmente tanto il giovane cantautore che ha voluto tatuarsela sul braccio, a incidere per sempre la bellezza e l’importanza di quell’incontro. Era una sorta di consacrazione, per lui, un’affermazione che arrivava da una figura che ha attraversato con la musica la storia d’Italia, anticipandone temi e sensibilità. Ma non è finita qui.
Alla fine, il giorno dopo in diretta tv, davanti a Daria Bignardi, i due non cantarono più “Il postino”, ma “Mamì”, una delle cosiddette “canzoni della mala” in dialetto milanese, come precisa Rubino. “Dietro le quinte lei mi aveva accolto con champagne e risate – aggiunge l’artista – e anche aneddoti legati a lei, a Strehler, agli inizi”. Il duetto era stato emozionante per entrambi, e da lì è nata un’amicizia. “Irreversibile”, come quella frase che lei aveva usato e lui si era tatuato poi sul braccio. “L’ho rivista l’anno scorso, mi chiedeva come facesse quella mia canzone – ricorda Renzo Rubino – la cantava, e io le ho fatto vedere il tatuaggio del “ritornello irreversibile””.
Poteva aspettarsi di tutto, lui, lei invece l’ha sorpreso con una reazione in stile Vanoni, Ornella in purezza: “Mi guarda e mi fa: che cazzo significa?”. Renzo Rubino quella scudisciata se la porta dietro, la racconta ogni volta quando sale su un palco. È stato finora il suo modo per rendere omaggio alla diva assoluta della canzone italiana, voce regina e inimitabile. Alla sua amica. E, ora che non c’è più, gli basterà quel tatuaggio a far rimontare i ricordi, a strappargli un sorriso e ripotarlo all’ironia perfetta di lei. A risentirla vicina. “Irreversibile” Ornella.





