Il Giappone imporrà tariffe più elevate per i visti dei residenti stranieri
Il Giappone si prepara a uno dei più drastici aumenti delle tariffe migratorie della sua storia recente. Il governo della prima ministra Sanae Takaichi ha confermato l’intenzione di innalzare in modo significativo i costi dei rinnovi di soggiorno, dei cambi di status e delle domande di residenza permanente, con un’applicazione prevista dall’anno fiscale 2026. Al momento si tratta di un piano dettagliato e politicamente definito, ma non ancora trasformato in legge: per renderlo operativo, infatti, occorrerà una modifica dell’Immigration Control and Refugee Recognition Act, una revisione normativa che non avviene dal 1981 e che sarà presentata nella sessione ordinaria della Dieta del 2026.
Il cambiamento arriva in un momento cruciale. A giugno i residenti stranieri hanno raggiunto quota 3.956.619, il livello più alto mai registrato, secondo i dati dell’Immigration Services Agency. Questa crescita, trainata in particolare da lavoratori provenienti da altri Paesi asiatici e da studenti, ha coinciso con un aumento delle pressioni politiche interne sul tema dell’immigrazione, il tutto mentre il Giappone affronta un grave squilibrio demografico e una carenza strutturale di manodopera.
L’annuncio del governo indica con chiarezza le cifre previste. Il rinnovo o il cambio dello status di soggiorno per periodi pari o superiori a un anno, oggi fissato a 6.000 yen (poco più di 30 euro) dopo l’aumento applicato dal 1º aprile 2025, verrebbe portato a una fascia compresa tra 30.000 e 40.000 yen (tra i 166 e i 222 euro). La domanda di residenza permanente, che dal 2025 costa 10.000 yen (circa 55 euro), salirebbe invece oltre i 100.000 yen (circa 555 euro), un valore almeno dieci volte superiore a quello attuale.
L’aumento non è una semplice correzione legata all’inflazione, ma una svolta strategica. Una parte della giustificazione ufficiale è l’allineamento agli standard dei Paesi occidentali. Negli Stati Uniti, per esempio, il rinnovo o cambio del permesso di lavoro costa tra i 420 e i 470 dollari (tra i 365 e gli oltre 400 euro); nel Regno Unito il costo equivalente sfiora le 827 sterline (circa 940 euro); in Germania le cifre oscillano tra 93 e 98 euro. Takaichi vuole collocare il Giappone in un range comparabile, sostenendo che il Paese, storicamente molto più economico per chi richiede un visto o un permesso, debba adeguarsi ai livelli delle economie avanzate.
L’operazione, però, risponde anche a esigenze interne. Le tariffe maggiorate serviranno a finanziare programmi legati alla presenza straniera, come l’insegnamento del giapponese, il potenziamento degli uffici immigrazione, l’accelerazione dei processi di screening, strumenti per affrontare la presenza di circa 70.000 residenti irregolari e misure a contrasto dell’overtourism nelle grandi città. Il piano “Zero Illegal Residents Plan”, varato nel 2025, prevede un rafforzamento dei rimpatri e nuovi sistemi digitali di controllo, come il Japan Electronic System for Travel Authorization (JESTA), che richiederà una pre-autorizzazione anche ai visitatori dei Paesi oggi esentati dal visto.
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