nelle Rsa delle Marche accesso ad ostacoli. In 2500 attendono un posto
ANCONA In un Paese in cui la popolazione invecchia – e le Marche sono tra le regioni più longeve – la percentuale di anziani non autosufficienti aumenta. Dato a cui non fa però da contraltare un incremento dei servizi: anzi, il dislivello tra domanda e offerta di cura è evidente. Qui come nel resto dello Stivale. L’accesso alle strutture protette per gli anziani è diventato nel tempo una corsa ad ostacoli, con liste d’attesa talmente lunghe da fare concorrenza a quelle per le prestazioni ambulatoriali.

Il cortocircuito
Nelle Marche sono circa 9.500 i posti effettivi di residenza per anziani, autosufficienti e no; di questi, 6mila sono convenzionati. Tradotto: la retta è pagata per una parte dal servizio sanitario regionale e per l’altra dall’utente (o dal Comune nel caso l’utente non potesse pagare). Chi non rientra nei posti convenzionati (1500/2000 unità) si paga l’intero costo della degenza. Poi c’è chi proprio non riesce ad accedere alle strutture: parliamo di circa 2.500 anziani in lista d’attesa. Una difficoltà a trovare posti che si è ormai cronicizzata e rende il problema di difficile soluzione. A tracciare il quadro della situazione sono i volontari del Gruppo solidarietà, che da tempo seguono da vicino la questione.
I costi
Lo scorso 23 giugno la Regione ha stanziato 30,6 milioni di euro per quello che è stato definito progetto di Intervento Multileva per la residenzialità socio-sanitaria e sociale regionale, in accordo con le sigle sindacali coinvolte e gli enti gestori. Tra Covid e inflazione queste strutture erano alla canna del gas, dunque un’iniezione di liquidità era necessaria e improcrastinabile. Tuttavia, questo provvedimento così atteso si è tradotto in un aumento della quota di compartecipazione degli utenti e dei Comuni. Dal 1° luglio, per le Residenze protette per anziani non autosufficienti, la quota di compartecipazione di utenti e Comuni è passata da 37,70 euro a 40,57 euro al giorno; per le Residenze protette per persone con demenze si va da 50,63 a 54,48 euro al giorno. Stesse quote messe dalla Regione, dal momento che la compartecipazione è al 50%. Per sanare questo effetto boomerang, Palazzo Raffaello ha previsto allora un finanziamento diretto alle famiglie da 9,7 milioni nel biennio 2026/2027. L’obiettivo è quello di «supportare le famiglie nel sostenimento delle rette», spiega la Regione. Una mano tesa che però non basta. «Mia mamma, novantenne con Alzheimer grave in fase avanzata, è ricoverata nella residenza protetta anconetana Villa Almagià», racconta Franco, che vive una situazione comune a molti nelle Marche. La struttura in questione è gestita in convenzione con il Comune di Ancona ed è rivolta ad anziani non autosufficienti e con compromissioni anche severe a livello cognitivo e delle autonomie funzionali.
Cosa non va
«È aumentato il costa delle retta – prosegue Franco – prima pagavo 35,75 euro al giorno, ora 42,37. Ma a questo incremento è corrisposta una diminuzione dei servizi: non ci sono più centraliniste il pomeriggio e la sera, quindi infermiere e Oss devono lasciare i pazienti per fare entrare i familiari. Il personale si fa in quattro, ma non basta». E ci sono anche spese extra: «Dai pannoloni (se non basta la fornitura dell’Ast) ai clisteri, passando per farmaci non mutuabili e trasporto in ambulanza». Costi aggiuntivi che vanno a sommarsi alle cifre già impattanti di queste strutture.




