>>>ANSA/ Ultimatum di Trump a Kiev. Putin, ‘piano base per pace’ – Altre news
(di Michele Esposito)
Sei giorni per una nuova pace
targata Donald Trump. Sei giorni per capire se Volodymyr
Zelensky accetterà un piano che odora di resa o deciderà di
andare avanti, senza il suo alleato più forte. Sei giorni per
capire se l’Europa sarà capace di rialzarsi, dopo l’ennesimo
tranello a stelle e strisce. Il piano di pace americano per
l’Ucraina può diventare uno spartiacque nella storia
dell’Occidente. Di certo, dopo la girandola di indiscrezioni,
tutto sembra più chiaro. Il presidente americano ha di fatto
confermato il piano intimando a Kiev di accettarlo entro
giovedì, giorno del Ringraziamento. Da Mosca, Vladimir Putin ha
dimostrato che c’è anche Mosca nella sala regia della bozza dei
28 punti. “Il piano può servire come base per porre fine al
conflitto”, ha annunciato lo Zar, scandendo poi la sua minaccia:
“Se Kiev non lo accetterà conquisteremo altro territorio
ucraino”.
La mossa di Trump va inquadrata in una strategia ben
precisa, che parte dal vertice con Putin ad Anchorage, passa per
il mancato rendez-vous di Budapest e poggia le sue fondamenta su
un canale, quello con il Cremlino, rimasto sempre aperto. Al
terzo tentativo il tycoon ha cambiato tattica. Non si è esposto
inizialmente in prima persona, puntando su un nuovo incontro con
Putin. Ha lavorato dietro le quinte, mandando avanti il fido
Steve Witkoff, l’uomo della cruciale fase preparatoria della
pace per Gaza. Le anticipazioni fatte filtrare sui diversi media
internazionali hanno fatto il resto, disegnando un piano sul
quale solo in un secondo momento Trump si è espresso con
chiarezza. “Giovedì è il giorno giusto per accettarlo”, ha
dichiarato a Fox News tagliando corto sulle ampie cessioni di
territori chieste a Kiev in cambio della pace: “Probabilmente li
perderà comunque, in un breve lasso di tempo”. Su un punto
Washington si è mantenuto in linea con l’Ue e Kiev, quello delle
sanzioni alla Russia. “Non intendo revocarle”, ha assicurato
Trump. Il presidente americano non ha sentito Zelensky. Per
lui, con il presidente ucraino, ha parlato il vice, Jd Vance.
Poco dopo il leader di Kiev, parlando agli ucraini, ha descritto
senza fronzoli il drammatico bivio davanti a sé: piegarsi
all’ultimatum di Trump o andare avanti senza le armi degli Usa.
“Siamo in uno dei momenti più difficili della nostra storia.
L’Ucraina – ha detto – potrebbe ora trovarsi di fronte a una
scelta molto difficile”.
La partita a scacchi su Kiev, in queste ore, ha quattro
riferimenti geografici: oltre alle due parti in conflitto e a
Washington c’è anche Johannesburg. E’ qui, infatti, che si
riunisce il G20. Ed è qui che i leader europei prepareranno il
loro contro-piano per bilanciare quello americano. La mossa di
Trump, ancora una volta, ha spiazzato l’Europa. Lo shock è
diventato tangibile man mano che si diffondevano i dettagli del
piano. I commenti raccolti tra molteplici fonti diplomatiche
variano. Si va dal “sembra scritto da un russo” al “vergognoso”,
dal “nauseante” al “praticamente è Squid Game”. C’è chi usa toni
durissimi. “Siamo davanti a uno stupro che dobbiamo persino
pagare”. Ma c’è anche chi apre una linea di credito. “E’ un
progetto pragmatico”. All’interno dei 27, come sempre, le
sfumature sono diverse. La presidente della Commissione Ursula
von der Leyen e il presidente del Consiglio Europeo Antonio
Costa, a quanto ha appreso l’ANSA, a margine del G20
“testeranno” gli altri partner per capire il “mood” del resto
del mondo sul piano. Il “sondaggio” contribuirà ad elaborare le
mosse successive. Che non escludono un possibile viaggio a
Washington del gruppo ‘core’ dei Volenterosi sulla falsa riga di
quanto accaduto lo scorso agosto.
A prendere l’iniziativa già prima di atterrare in Sudafrica
sono stati invece Emmanuel Macron, Keir Starmer, e Friederich
Merz. I tre hanno chiamato Zelensky sottolineando la necessità
di una “pace dignitosa” e di “preservare gli interessi dell’Ue e
di Kiev”. Nessuno di loro ha bocciato in toto il piano di Trump,
accogliendo gli “sforzi” degli Usa promuovendo i punti relativi
alle “garanzie di sicurezza” per Kiev. Ma, per i tre leader
europei, la linea del fronte deve essere “un punto di partenza”,
e non di arrivo del negoziato. “Considereremo ogni proposta
realistica”, gli ha fatto eco Zelensky. Il cancellerie tedesco
in queste ore, lavora anche da pontiere. E’ lui ad aver sentito
Trump. Ed è sempre lui ad aver parlato con Giorgia Meloni,
rimasta fuori dalla call con Zelensky, In serata, infine, sono
stati von der Leyen e Costa a chiamare il presidente ucraino.
“Siamo al tuo fianco, nulla si decide senza Kiev”, hanno
sottolineato. Il rischio è che, più che una promessa, sia solo
l’abbraccio degli alleati nell’ora più buia.
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