Cultura

The Weekender: ascolta gli album di Umberto Maria Giardini, De La Soul, Oneohtrix Point Never (e molti altri…) usciti oggi

Da qualche anno ormai il venerdì è il giorno della settimana consacrato alle uscite discografica. Quale migliore modo allora per prepararsi mentalmente all’imminente sospirato weekend se non quello di passare in rassegna le migliori album usciti proprio nelle ultime ore ?
I dischi attesi per mesi sono finalmente tra noi…buon ascolto.

UMBERTO MARIA GIARDINI – “Olimpo Diverso”
[La tempesta Dischi]cantautore, indie-rock

“Olimpo diverso” è il nuovo e trasversale album di Umberto Maria Giardini, con il quale l’artista affronta l’ennesima scommessa, verso una discografia apparentemente sempre più ricca ma allo stesso tempo ancora bloccata e condizionata dal rapporto deviato tra music-business e televisione. Le musiche incastonate ai testi rivelano un nuovo stupore accoppiato ad una nuova luce che non suggerisce nessuna origine presunta: tutto scende lento e si materializza brano dopo brano, accompagnando l’ascoltatore in una sorta di concept album rivolto alla comprensione del cambiamento umano degli ultimi anni.

ONEOHTRIX POINT NEVER – “Tranquilizer”
[Warp]elettronica

“Tranquilizer” non è il suono della sedazione, ma della rinascita. Lopatin non condanna il nostro bisogno di evasione, ma piuttosto esplora ciò che accade dopo. Il disco traccia un percorso che dalla calma senza peso conduce a qualcosa di più concreto: non il viaggio di un eroe, ma il ciclo necessario di ritiro e ritorno che ci mantiene sani di mente in un mondo allo stesso tempo travolgente e banale. Precipitiamo dalla beatitudine acquosa di “Lifeworld” alla malinconia triste di “Cherry Blue” e ai groove contorti di “Rodl Glide”. Come sempre con OPN, il reale si scontra con l’irreale. Ascoltate attentamente e sentirete il raschiare delle dita sulla tastiera, una pietra che scivola sul pavimento di una prigione, lo scricchiolio di una porta che si apre. La sua musica non è mai stata un campo di colori astratto; ha peso, contorni, ombre.

THE BEATLES – “The Beatles Anthology Music Collections”
[Apple Corps / Universal ]pop-rock

La parte musicale di “The Anthology Collection”, originariamente curata da George Martin, ora rimasterizzata da Giles Martin, sotto forma di tre doppi album di materiale raro, rappresenta uno spaccato avvincente dello sviluppo iniziale delle canzoni che sono diventate capolavori e che risuonano ancora oggi con la stessa intensità di quando furono registrate per la prima volta. “Anthology 4”, curata da Giles, include un ulteriore nuovo elemento: 13 demo inedite e registrazioni di sessioni alcune delle quali incredibilmente rare. Sono presenti anche nuovi mix di singoli di successo legati all’Antologia dei Beatles, come: “Free As A Bird” e “Real Love”, vincitori di un GRAMMY, a cui è stata data nuova energia dal loro produttore originale, Jeff Lynne, utilizzando la voce de-mixata di John Lennon.

DE LA SOUL – “Cabin In The Sky”
[Mass Appeal Records]hip-hop

I De La Soul tornano con “Cabin in The Sky”, un album profondamente personale e carico di emozioni. Più che una semplice raccolta di canzoni, questo progetto è un viaggio attraverso la riflessione, l’amore e la guarigione, uno spazio in cui il dolore si trasforma in arte e il ricordo diventa ritmo. “Cabin in The Sky”. L’album rende omaggio all’eredità di Dave “Trugoy the Dove” Jolicoeur ed estende questo tributo a tutti i propri cari che abbiamo perso lungo il cammino. Attraverso testi riflessivi, campionamenti soul e l’inconfondibile groove dei De La, “Cabin in The Sky” cattura la bellezza e il dolore di andare avanti.

KEATON HENSON – “Parader”
[PIAS]cantautore

Keaton Henson sta abbandonando l’immagine di “ragazzo tranquillo” che ha caratterizzato gran parte della sua carriera. Abbracciando i suoni grunge della sua giovinezza nel nuovo album “Parader”, l’inafferrabile cantautore fonde oscurità emotiva, malinconia e frustrazione ribollente mentre fa i conti con i fantasmi del suo passato: “Ero nervoso all’idea di essere troppo rumoroso, ma poi è venuto fuori così“. Ciò che si svela nelle 12 tracce di “Parader “è un’autopsia introspettiva del tempo che si distorce e si piega per abitare il presente del cantautore. “Ci sono questi scatti sconnessi“, racconta, “ricordi che attraversano il tempo e affiorano in questa raccolta di pensieri su cosa significhi avere questa età ed essere un musicista“.

BRUTALLIGATORS – “Still Here”
[Fika]alternative, punk-rock

Una strana lettera d’amore indie-punk sull’imparare ad accettare tutto ciò che la vita ti offre, con grandi ritornelli da cantare a squarciagola e testi sinceri sulle relazioni, l’amicizia e il genere. I Brutalligators, quartetto indie-punk di Hitchin, tornano con il loro secondo album, “Still Here”, una raccolta di brani potenti, catartici e gioiosamente rumorosi che parlano di sopravvivenza, identità e andare avanti. Da inni da cantare a squarciagola a confessioni intime, l’album esplora il dolore, l’amicizia, l’identità queer, l’invecchiamento e quella sensazione sempre complicata di cercare semplicemente di esistere. Il nuovo disco segna un’evoluzione sonora ed emotiva per la band, che ha sostituito il dolore e le conclusioni con la resilienza e la guarigione, portando l’energia grezza del debutto con momenti più melodici, fondendo l’indie punk dei PUP e dei Menzingers con il suono indie più pulito dei Future Teens e dei Weezer.

HALEY HEYNDERICKX AND MAX GARCIA CONOVER – “What Of Our Nature”
[Fat Possum]cantautorato

Secondo album dell’icona indie-folk Haley Heynderickx e del cantautore emergente Max Garcia Conover.

GLYDERS – “Forever”
[Drag City]alternative

Lo spirito di “Forever” è forte e compatto, i muscoli vibrano di gioia collettiva mentre il power trio dei Glyders si immerge profondamente nel proprio mondo. Mescolando brani collaudati dal vivo e un paio di immacolati brani old-school, “Forever” colpisce con l’energia di un primo album – che in un certo senso è, ora che i fondatori Joshua Condon ed Eliza Weber hanno incontrato la loro vera anima gemella, l’instancabile batterista Joe Seger.

MARCO GIUDICI – “Trovarsi soli all’improvviso”
[42 Records]indie-folk-pop

Giudici torna con un disco che affronta con coraggio la perdita, in senso letterale e più astratto. La perdita, o meglio il distacco, in tutte le sue varie forme. Il distacco da una persona, quello che si mette da alcune abitudini, la distanza da certi desideri. Lasciare andare alcuni pezzi di sé, che poi forse è l’aspetto più significativo. “Per me scriverlo ha significato iniziare a dialogare con alcune cose della vita che mi spaventavano molto e che forse ora mi spaventano un po’ meno, quello che basta per poterle affrontare“. Nove tracce, di cui due strumentali, che portano l’ascoltatore faccia a faccia con il dolore, la solitudine, la fragilità. E allo stesso tempo la voglia di farcela, la forza della condivisione, il coraggio di cambiare. Marco Giudici non ha paura di usare parole, mostrare ferite e cicatrici in cui è facile riconoscersi. Lo fa nel suo modo, con testi profondi e paradossale leggerezza. Ci prende per mano e ci accompagna in un mondo intimo e delicato, sfrontatamente sincero, che a volte ricorda le atmosfere di Sufjan Stevens, altre quelle sognanti dei Wilco.

DADAMATTO – “Gli Innamorati”
[Panico Dischi]indie-rock

“Suoniamo insieme da circa 20 anni e l’abbiamo sempre fatto per noi stessi, fuori da qualunque logica arrivista, distanti dal modo “giusto” di fare le cose, preferendo quello autentico. Questo sentiero dorato conteneva però in sé un’insidia, un rischio: quello di assomigliare troppo a se stessi. E di trovarsi, quindi, prima o poi, fuori da tutto, realizzando di aver “perso tempo”. Ma invece forse no, forse non deve essere per forza così. Forse tutto sta nel riconoscersi, nel trovare qualcuno di simile a sé, come in amore. Da qui il titolo del nostro nuovo album, “Gli innamorati”. L’amore non è un sentimento che ruota attorno all’utilità, all’efficienza, alla produttività: piuttosto ha a che fare con l’improduttività, con l’accrescimento e con la dispersione di energie in un cammino che accomuna, che appaga, ma allo stesso tempo separa dal resto del mondo. Per questo sentimento abbiamo preferito non arrivare per forza a tutti, ma a chi si riconoscesse in noi. Ci siamo chiusi in una casa in campagna per quattro mesi a scrivere. Come compagno solo un asino di nome Natalino. Abbiamo avuto la fortuna di collaborare con persone che credono in quello che facciamo, mettendo in gioco anche il cuore. Questo ci ha permesso di continuare, di ritrovarci, di scoprirci innamorati di ciò che siamo. Di riconoscerci, appunto, di tornare a percorrere una strada insieme: una strada senza una meta certa, ma comune“.

KOZMINSKI – Un Oceano Di Zeri”
[NOS Records]alt-rock

A sei anni di distanza dall’ultima pubblicazione, i Kozminski tornano con “Un oceano di zeri”, un lavoro composto da dieci brani che si muovono lungo le strade meno battute del rock, dove s’intreccia il linguaggio diretto dell’alternative con la profondità narrativa del cantautorato, tra suggestioni indie e risonanze wave, sorrette da una formazione essenziale – chitarra, basso, batteria, tastiere – e da due voci che, alternandosi, guidano l’ascoltatore in territori tanto ruvidi quanto evocativi. È musica che conserva la forza del gesto suonato, fisico, ma che non rinuncia alla riflessione: un equilibrio tra energia e pensiero, tra immediatezza e profondità.

GLITTERER – “erer”
[Purple Circle]post-hardcore, indie-rock

I Glitterer, band post-hardcore di Washington, D.C., pubblicano “erer”, il loro lavoro più urgente dal punto di vista tematico. È anche il più immediatamente e costantemente piacevole all’ascolto. Nei testi tipicamente sapienti di Russin sentiamo, senza superfluità o sdolcinatezza, lo smarrimento, la rassegnazione, la rabbia, il senso di colpa e l’ostinato impegno verso la bellezza e la comunità che l’album vuole esprimere. È il monologo interiore dialettico di un aspirante creativo socialmente impegnato e intellettualmente curioso – una persona non dissimile da te – che non può fare a meno di notare che tutto sta andando in fumo.

ANTHONY MOORE WITH AKA AND FRIENDS – “On Beacon Hill”
[Drag City]experimental, cantautorato

Al crepuscolo, sulla costa meridionale, incontriamo, con chitarra e pianoforte, un veterano solitario dell’art rock e della musica sperimentale, la cui storia risale agli Slapp Happy e ai tempi in cui i dinosauri del prog vagavano sulla terra. In seduta spiritica con l’accompagnamento atmosferico degli AKA and Friends, egli infonde nuovamente l’infernale e l’eterno nel suo lavoro decennale, con brani che intrecciano le tradizioni avant/pop di Anthony in una spirale oscuramente radiosa di musica da camera folk per i secoli.

SHARP PINS – “Balloon Balloon Balloon”
[K]indie-rock, lo-fi

Finalmente è arrivata la settimana dell’uscita del nuovo album degli Sharp Pins, “balloon balloon balloon”. Questo LP, pubblicato dalla K/Perennial Records, è il lavoro di un giovane cantautore che riesce a bilanciare la sua sensibilità pop con idee più stravaganti, in qualche modo simili a quelle di Cindy Lee, ma più ossessionate dai Kinks. Questo disco risuona con determinazione, c’è un’urgenza negli Sharp Pins che solo la gioventù possiede, basta andare avanti, pura gioia.

BEE BEE SEA – “Stanzini Can Be Allright”
[Wild Honey Records]garage-rock

Crescere nelle pianure della Pianura Padana può assomigliare, in qualche modo, all’esperienza del Midwest? Forse sì, forse no; è difficile dirlo. Ma noi, Bee Bee Sea, abbiamo visto qualcosa in questo parallelo. Ed è da questa convinzione che è nato tutto.
L’idea di provenire da un luogo isolato, con inverni freddi e nebbiosi ed estati torride, lontano dai principali centri culturali ed economici, non sembra affatto allettante. . E Stanzini è proprio questo: un universo parallelo, una forza creativa nata per colmare ciò che potrebbe mancare a pochi ragazzi di una città di provincia. Da un garage trasformato in sala prove, Stanzini ha preso forma: un collettivo musicale che crea e sviluppa progetti lontano dal clamore delle grandi città. L’album contiene 12 brani che raccontano storie di queste persone e di questi luoghi. Si sente un po’ di egg punk, ma anche i Guided By Voices; accenni di Sweeping Promises e The Cleaners from Venus. Ci sono tantissime melodie e riff. È un diario di esperienze di vita in un luogo che forse non è straordinario, ma tutto sommato “può andare bene” quando si decide di cambiarlo. E la musica può cambiare molte cose
“.

LIGHTNING IN A TWILIGHT HOUR – “Colours Yet To Be Named”
[Elefant]experimental, indie-pop

Sempre un piacere ritrovare l’immenso Bobby Wratten. Successore di “Overwintering” del 2022, album dell’anno secondo Mark Radcliffe di BBC 6Music, il nuovo disco esplora un mondo sonoro fatto di accordature alternative, chitarre sperimentali e sintetizzatori malinconici, dove le emozioni vengono trasmesse attraverso il suono prima ancora che attraverso i testi. Alcuni brani evocano la sensibilità ambient di Brian Eno e il lirismo minimalista di Yoko Ono, mentre altri passano dalla serenità alla turbolenza. Scritto e registrato tra l’autunno 2024 e la primavera 2025, l’album vede Anne Mari Davies alla voce solista in quattro brani, Beth Arzy alle armonie, Michael Hiscock al basso e Ian Catt alla produzione, creando una raccolta introspettiva, poetica e profondamente strutturata.

MESSINESS – “Messiness”
[StoneFree Records / Tarla Records]art-rock

Guidati dal poliedrico artista siciliano Massimiliano Raffa i Messiness sono una band psych-rock/art-rock nata
nelle zone più oscure e periferiche di Milano. Registrato interamente con strumentazione analogica l’album è un caleidoscopio di influenze: rock psichedelico, sperimentazione in stile Canterbury, tradizioni folk mediterranee, groove space-funk e ornamenti di pop barocco. Le chitarre si fondono con i flussi del Mellotron, oud e ciaramella si intrecciano a fiati e sax, mentre theremin ed elettronica abitano i confini del mix. Il risultato è un suono radicato nella storia ma libero dal tempo: al contempo classico e futuristico, terreno e celestiale. Ma “Messiness” non è solo un lavoro sonoro – è anche un’opera di commento sociale. I brani affrontano le contraddizioni della vita contemporanea: la pressione a ottimizzare ogni cosa, la mercificazione del benessere, il crollo della solidarietà, i confini mobili dell’identità e dell’appartenenza. Più che offrire manifesti, la band risponde con atmosfera, ironia e dissonanza, trasformando la critica in musica che oscilla tra satira e rêverie.

RUFUS WAINWRIGHT – “I’m A Stranger Here Myself – Wainwright Does Weill”
[Rock and Roll Credit Card Inc]jazz

“I’m a Stranger Here Myself – Wainwright Does Weill” di Rufus Wainwright è un avvincente album tributo che approfondisce il ricco e complesso repertorio del compositore tedesco-americano Kurt Weill. Noto per il suo talento teatrale e le sue doti vocali, Wainwright offre un’interpretazione unica delle composizioni di Weill, celebrate per la loro fusione di elementi classici, cabarettistici e jazzistici. Presentato in anteprima nel maggio 2023 al Café Carlyle di New York City, “Wainwright Does Weill” ha segnato la prima esplorazione approfondita di Wainwright del repertorio di Weill. Il fascino di Rufus Wainwright per la musica di Kurt Weill risale a decenni fa: quando aveva poco più di vent’anni, consumò i solchi del vinile del famoso album di Teresa Stratas dedicato a Weill. Sebbene l’influenza musicale di Weill sia evidente nelle canzoni di Wainwright, fino ad ora l’artista non aveva mai dedicato un’intera serata all’esecuzione dei brani del musicista tedesco.

DANKO JONES – “Leo Rising”
[Perception]hard-rock

Mi piace la routine di registrare, andare in tour, scrivere, ripetere… potrei farlo fino alla morte“, afferma buon Danko Jones e aggiunge: “Può sembrare noioso, ma è così difficile per una band riuscirci. ‘Leo Rising’ è un’altra porzione di hard-rock impareggiabile: basso, batteria, chitarra, voce, senza fronzoli. Abbassa i finestrini e dai gas.

PAPIR – “IX”
[Stickman]experimental

I più importanti viaggiatori sonori di Copenhagen sono tornati con nuova musica. Fedeli al loro sound distintivo, i Papir tornano con un altro capitolo del loro viaggio. Termini come post-rock, ambient rock, psichedelia e krautrock possono descrivere il loro sound, ma nessuno riesce a catturarne la magia scintillante e sfuggente. “IX” è un disco aperto in tutti i sensi. Dalle composizioni fluide – che indugiano ma non si protraggono mai, si intrecciano e si sviluppano in modo organico – alla meravigliosa produzione ariosa, si ha la sensazione di essere sia in studio con la band che contemporaneamente sulla spiaggia con il vento che soffia tra i capelli.

WRECKLESS ERIC – “England Screaming”
[Tapete]alt-rock

Quell’album è sempre stato un rimpianto per me perché penso che quelle canzoni segnino la mia maturità come cantautore, ma purtroppo non come artista discografico“. Nel 1985 Eric Goulden pubblicò un album intitolato “A Roomful Of Monkeys” con l’etichetta Go! Discs sotto il nome Captains Of Industry. Fu un disastro: alla maggior parte delle persone non piacque e, quando non fu completamente ignorato, fu stroncato dalla critica. Quarant’anni dopo, decise di utilizzare queste canzoni, scritte nelle Medway Towns tra il 1982 e il 1984, come base per un nuovo album: “England Screaming”.

SATANTANGO – “Satantango”
[Dischi Sotterranei]indie-rock, shoegaze

Anticipato da “9.11” e “Permafrost”, l’album è il ritratto lucido e inquieto di una provincia immobile e sospesa, romantica e decadente, come quella ai confini di Cremona, tra la nebbia e i prefabbricati, dove la band è nata e ha scelto di restare. In Satantango atmosfere struggenti e oniriche si alternano a muri di suono travolgenti su cui galleggiare e viaggiare lontano: una bolla sonora da cui lasciarsi catturare, stordire e cullare. Otto brani dal sound avvolgente e velato di inquietudine che si muove tra shoegaze e dream pop, tra dark e alternative con incursioni nel prog, fondendosi a una scrittura ricercata e immaginifica, venata di amara ironia. Satantango si guarda dietro, dentro e intorno con un realismo fortemente cinematografico, romantico eppure lucido e disincantato. Un disco nato dall’esigenza di raccontarsi e di raccontare una storia profondamente soggettiva ma, nella sua essenza più profonda, universale, in cui può specchiarsi un’intera generazione: quella a cui avevano promesso tanto ma che si è ritrovata tra le mani solo le briciole e la sensazione di trovarsi fuori tempo in un mondo che corre troppo veloce.

JUNI – “nero, attimo”
[Factory Flaws]indie-rock

Un disco composto da 8 tracce forti ed estremamente personali, caratterizzate da un sound ipnotico che fonde melodie e lingue contaminate in cui juni si muove leggera e tagliente, tra italiano, inglese e napoletano. “juni è un esperimento, una detonazione. Un progetto nato da una nausea per le forme, dal bisogno di esplorare. Orrore. Odio spiegarmi. Le visioni spiegate muoiono. juni è un edificio costruito d’errori, invisibile agli occhi, albergato da sogni, meraviglia, magia, un orgasmo mancato. Prestigiatori. Sibille. Il momento della festa in cui ero sola in bagno, mi sono riconosciuta allo specchio. Che festa di merda. Che bel momento. Vibra di miti, creature e memorandum. juni è plurale, mostruoso. È il tentativo di dare un suono a ciò che non posso dire.

ALBERTO BAZZOLI – “Azzurra”
[Icaro Muica]indie-pop

Il nuovo album strumentale del giovane e talentuoso compositore con base a Milano Alberto Bazzoli, attuale tastierista dei Baustelle, prodotto dal mitico Jolly Mare. “Azzurra” è concepito come la colonna sonora di una storia ambientata in Costa Azzurra, un luogo caro all’artista e al suo immaginario musicale e visivo. Come il precedente lavoro discografico il disco è un’immersione strumentale nella Library Music italiana, caratterizzato da sonorità vintage e raffinate, che fondono influenze French touch, ritmiche, groove, acid, jazz ed esotiche, che si alternano per creare suggestioni sempre diverse ma unite dallo stesso fil rouge sonoro.

ISYGOLD – “ANEDONIA Vol.1”
[Orangle Records / Mendaki Publishing]alt-pop-rock

“ANEDONIA Vol.1” è l’album d’esordio di isygold, autore che non segue pattern o regole prescritte. Il disco è la somma delle volte in cui la vita ha perso sapore, portando l’artista ad abbracciare uno strumento e con la musica nelle mani. isygold è un testimone di umori frastagliati, un artigiano del suono che mette in mostra la sua maleducazione musicale con canzoni anticonvenzionali concepite senza un punto fisso. L’anedonia è l’incapacità di provare piacere da quelle attività che dovrebbero gratificarci come il cibo, il sesso o la socialità. Il disagio di isygold è vissuto in senso sia individuale che generazionale. Il suo lavoro assume quindi la forma di un mosaico variegato di intuizioni istintive, di notti insonni passate ad assecondare gli strumenti in attesa del sussulto giusto: due brani in italiano, due in inglese, quattro strumentali e due live.

FEW BITS – “Brick Houses”
[Mayway Records]indie-pop

Dopo una pausa di quasi 8 anni, i Few Bits – la band capitanata dalla frontwoman Karolien Van Ransbeeck – tornano con un nuovo album: “Brick Houses” è il seguito dell’omonimo album di debutto (2013) e del rivoluzionario “Big Sparks” del 2016. “Brick Houses” contiene dieci brani: canzoni che parlano di speranza, perdita e introspezione, come riflessioni colorate sul passato e sul presente, dove l’immaginazione e il desiderio si incontrano. Nonostante i toni agrodolci, l’album non suona affatto cupo. A legare il tutto è la voce melliflua di Van Ransbeeck, che dona a ogni canzone un tocco dorato e un pizzico di Mazzy Star, mentre i fantasmi degli Still Corners e dei Fleetwood Mac non sono mai lontani.

KIND BEAST – “Familiars From Another Life”
[Don Giovanni]indie-rock

L’album ruota attorno all’esplorazione dell’archetipo del “familiare”, persone che al primo incontro sembrano immediatamente e universalmente intime, buone, cattive o altro. La registrazione di base è stata effettuata dal vivo al Magpie Cage da J. Robbins, con registrazioni aggiuntive e missaggio/masterizzazione di Zach Shipps all’RV Audio Lab di Ferndale, Michigan.

FOTTUTA BAND – “Rock’n’Roll”
[L’Amor Mio Non Muore Dischi]indie-rock

Album d’esordio della Fottuta Band, power trio umbro formato da Francesco Bellucci (voce e chitarra), Marco Zitoli (basso e cori) e Andrea Spigarelli (batteria e percussioni). Drumming possente, chitarre affilate, riff grassi dal retrogusto stoner, aperture psichedeliche, il tutto sorretto da una produzione analogica potente e da un efficacissimo cantato in italiano. Ecco gli ingredienti principali di queste dieci tracce registrate e prodotte artisticamente da Roberto Villa presso L’Amor Mio Non Muore Studio di Forlì e pubblicate dall’omonima ruspante etichetta discografica. “Rock’n’Roll” è un pugno nello stomaco e un abbraccio insieme: un’esplosione di rock viscerale, ironia nera e consapevolezza amara, in cui l’urgenza di vivere si mescola al rumore di fondo della nostra epoca.

THE LIONS CONSTELLATION – “New Moon Rising”
[Shelflife]indie-rock, shoegaze

I Lions Constellation sono una band shoegaze e psychedelic noise spagnola, nota per le chitarre wall-of-sound, le atmosfere ipnotiche e le melodie oniriche. Formatisi nel 2008, il gruppo si è rapidamente affermato come uno degli artisti più interessanti della scena underground del proprio Paese. Con il loro ritorno, i The Lions Constellation hanno dimostrato di non essere solo una band del decennio passato, ma una forza vitale nella scena shoegaze e psych-rock di oggi. Pronti ad espandere il loro sound a nuove generazioni di ascoltatori, continuano a rappresentare un punto di riferimento per uno stile che hanno promosso quasi vent’anni fa, in un’epoca in cui questi suoni erano tutt’altro che popolari.

SETHU – “In Fiore EP”
[Carosello]urban-pop

Dopo un periodo difficile, raccontato anche nell’ultimo disco “Tutti i colori del buio”, per Sethu è il momento di una nuova fioritura personale e artistica che si realizza grazie al connubio indissolubile, artistico e personale, con suo fratello Jiz: “in fiore” è la loro casa sull’albero, un’isola felice nel caos urbano. Un rifugio, ma anche un punto di partenza per l’inizio di un percorso più consapevole e maturo, in cui è presente anche il collega e amico di vecchia data Sayf, unico featuring dell’EP.

BOYS LIFE – “Ordinary Boys EP”
[Spartan Records]emo-rock

Nati a Kansas City nel 1993, i Boys Life hanno contribuito a definire il sound e lo spirito dell’indie rock del Midwest con un’intensità grezza e guidata dalla chitarra e un songwriting profondamente emotivo che li ha contraddistinti. Dopo due album fondamentali, tour incessanti e un’eredità che ha influenzato un’intera generazione di band, si sono sciolti nel 1997, ma non hanno mai perso la scintilla. Dopo i tour di reunion nel 2015 e nel 2024, la formazione originale, composta da Brandon Butler, Joe Winkle, John Rejba e John Anderson, si è riunita per registrare “Ordinary Wars”, un nuovo EP di quattro brani che cattura l’urgenza, la spontaneità e l’energia senza filtri che hanno sempre caratterizzato la loro musica. Registrate dal vivo con il collaboratore di lunga data Duane Trower, le canzoni esplorano la mortalità, i disordini sociali e la ricerca di un significato, rimanendo fedeli all’etica intransigente della band. “Ordinary Wars” è un nuovo potente capitolo di una band che non ha mai smesso di suonare il blues…anche quando si chiamava in altro modo.

ADELE DAZEEM – “Metanoia EP”
[Sonic Cathedral]shoegaze

“Metanoia” è l’EP di debutto del trio degli Adele Dazeem. Formatosi nel 2020 dal cantante/chitarrista Charlie Hearl, dal bassista Philippe O’Connor e dal batterista Frank Andrews, il trio ha sviluppato un sound che fonde un’urgenza tagliente con un’atmosfera eterea. Il nome deriva da una famigerata errata pronuncia di John Travolta, apparentemente in contrasto con il peso della loro musica, ma l’idea di un semplice nome letto male è diventata il punto di partenza per la loro esplorazione creativa dell’identità, dell’ego, dell’attaccamento e delle diverse parti di noi stessi. “Metanoia” – prodotto e mixato da Rory Atwell – traccia un viaggio interiore dall’oscurità e dalla dissonanza emotiva al confronto e alla trasformazione finale attraverso i suoi quattro brani mozzafiato. Con origini nella filosofia greca antica e nel misticismo cristiano, il titolo significa approssimativamente “un cambiamento di mente“, ovvero il momento in cui il collasso psicologico diventa chiarezza.

KELLY LEE OWENS – “Kelly EP”
[DH2]elettronica

“Kelly” è il suo progetto più diretto e adatto alle piste da ballo fino ad oggi, un lavoro compatto e urgente pensato per i club. Segue il successo di “Dreamstate”, il suo quarto album in studio, e continua la celebrazione di Kelly della vita notturna e dello stare insieme come forza che plasma la cultura e le città, mentre radica ancora una volta il suo sound nella techno. “Questo lavoro riguarda l’incarnazione del suono e quelle esperienze collettive e fisiche che possiamo vivere solo nei club o agli eventi musicali. Dal punto di vista sonoro, è molto viscerale. Sono stata attratta dai suoni che si trovano al limite: minacciosi, inquietanti, a volte persino scomodi. È proprio lì che mi trovo emotivamente, e penso che anche il mondo rifletta questo stato d’animo. C’è questo continuo tira e molla tra il desiderio di elevarsi al di sopra del caos e, a volte, il volersi immergere volontariamente in esso“.

SPANISH OVE SONGS – “A Brief Intermission in the Flattening of Time EP”
[Pure Noise]indie-rock

“A Brief Intermission in the Flattening of Time” è il seguito di 2025 “No Joy Sessions” e segna il loro primo nuovo lavoro dal 2023, “No Joy”. L’EP può essere descritto come una pausa riflessiva, in cui gli Spanish Love Songs attingono dal loro passato e guardano al futuro incerto. Nate da sessioni spontanee in studio con il produttore Arun Bali e plasmate dalla collaborazione con gli amici, ogni traccia è un’istantanea sonora grezza e carica di emozioni che affronta le nostre esistenze disordinate. L’EP si distingue come un mondo a sé stante, una sorta di vicolo cieco nella carriera in evoluzione della band. C’è una scioltezza e un’onestà nelle canzoni che possono derivare solo dall’assenza di un piano, solo una chitarra acustica, un microfono e la volontà di vedere dove potrebbero portare le cose. È un intervallo, sì, ma che alla fine ha significato molto più del previsto.

MAX PENOMBRA – “Savio City Sud EP”
[CISIM|LODC]hip-hop

Il nuovo EP di Max Penombra, all’anagrafe Massimiliano Benini, artista di culto della scena underground romagnola, co-fondatore del gruppo rap Il Lato Oscuro della Costa, attivo dai primi anni Duemila. Si tratta del suo terzo lavoro discografico assieme alle Visioni di Cody, mitico quintetto indie alternative rock della provincia di Forlì-Cesena, che lo ha seguito nella parte della produzione musicale assieme a un piccolo collettivo artistico chiamato Principianti. 4 ispiratissimi brani inediti e la versione strumentale degli stessi per il grande ritorno sulle scene di Max Penombra, con il suo hip hop atipico e squisitamente non convenzionale, fortemente contaminato e pieno zeppo di groove.


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