Trentino Alto Adige/Suedtirol

In una Bolzano che cambia, in via Rovigo le case prendono il posto dei negozi – Bolzano



BOLZANO. Via Rovigo? È la cartina di tornasole di cos’era, cos’è diventata e cosa rischia di diventare Bolzano. Serrande abbassate da tempo o da poco, negozi raddoppiati di superficie annettendo l’attività attigua che ha chiuso, esercizi in procinto di chiudere, altri in attesa di essere venduti o affittati, superfici commerciali già trasformate o in fase di trasformazione in case, a piano terra, con vista sulla strada. C’è chi resiste, chi prospera grazie alla clientela consolidata, chi alza i prezzi perché l’eccellenza si paga e nel 2026 si alzeranno ancora i prezzi, chi è in pratica leader in provincia/regione e quasi non riesce più a stare dietro agli ordini. A resistere sono soprattutto i servizi alla persona, per così dire intramontabili: barba, capelli, unghie, estetica. Cartolibreria? Chiusa. Pizzeria? Chiusa. Banca? Non c’è più. Il tabacchino? Da un anno e mezzo se ne sente la mancanza perché creava un gran giro, della serie: giornale sigaretta caffè. Si attende un nuovo gestore. Nel tratto della via verso l’Isarco, bene il punto La Strada per bimbi e famiglie. Diverse attività legate al beauty. Nuova trattoria armena. Alloggi-ex negozi a piano terra. Nel tratto tra via Milano e via Dalmazia, dominano primaria e scuole dell’infanzia, italiana e tedesca. Gran via vai, c’è un giro extra il giovedì per il mercato. Nel tratto oltre, verso viale Druso, si ristrutturano due ex negozi: a breve diventeranno case. L’agenzia assicurativa ora occupa spazio doppio. La toelettatura cani, idem. Verso fine via, hanno chiuso cartoleria, pizzeria, banca. Si resiste nel tratto superiore centrale, forse cento metri. Gli altri, tanti chiusi.

Artijan Ethemi, nell’ultimo anno e mezzo, come la spiegano i residenti, ha fatto il botto: panificio-caffetteria, prezzi buoni. Originario del Kosovo, viveva in Austria. Gli è giunta voce che a Bolzano c’era spazio, ha aperto, le cose vanno bene. Poche parole, qui si lavora: «Puntiamo sulla qualità».

Luigi Marcato, nel negozio gestito dal figlio, si occupa di batterie per bici e via muovendosi. «Come vanno gli affari? Manca la materia prima: i soldi». In zona da cinque anni: «Sempre più gente se ne va via da Bolzano, prezzi alti. Gli affitti dei negozi? Non scendono, ché i proprietari di immobili piuttosto che scendere… Se lo possono permettere, tengono vuoto, mentre chi è dentro è sotto il capestro degli aumenti Istat». Tanti chiudono, «altrettanti aprono e chiudono nel giro di poco tempo».

Giorgio Iacob, salone di parrucchiere, è già in affanno ad accettare prenotazioni in zona Natale. Quasi tutto già pieno, zeppo. «Perseguo l’eccellenza», sintetizza. Offre da bere a chi arriva, locale vintage, tra iconografia dell’hockey bolzanino, bassi e chitarre appese al muro. «Chi coltiva la propria clientela, resiste». Per prenotarsi c’è l’app. «Il mercato è cambiato, c’è un rallentamento dei consumi. I negozi sono in forte sofferenza. Per avere successo occorre proporre qualcosa di originale». Qui c’è gente che arriva anche da fuori, pur di farsi regolare la barba e i capelli. «Pakistani, cinesi, curdi. Tanta concorrenza. Per distinguerci, noi oltre alla qualità, elevata, usciamo: tanti eventi, tante collaborazioni». Non si sta mica in negozio, ad attendere i clienti.

Palma Cecinati, barista, in via Rovigo da due decenni: «Resisto perché mi sono coltivata i clienti». C’è stato un declino, in termini di passaggio. Negozi chiusi, ergo meno giro. Ci sono le scuole, genitori, ragazzi di quinta, ma non basta: «Mancano le famiglie: una volta facevano colazione assieme». Adesso, sono una rarità. Si avverte la fine del mese: «Gli incassi sono in discesa».

Paolo Fabbri, della ferramenta, conferma. «Qui dal 2001, cambiato tutto. Mancano gli anziani. I giovani tornano a casa solo per dormire. Niente apprendisti. Io resisto perché c’è la clientela locale che non ama i centri commerciali». I negozi come il suo sono destinati a scomparire. Potrebbe fare l’elenco, dei colleghi in procinto di chiudere. Qui e altrove. A breve chiuderà la vicina lavanderia. Accanto, negozio in affitto. Oltre, si vende la vecchia pizzeria. Il negozio di vestiti, prima, resiste, grazie a una vecchia clientela consolidata.
 

Ioana Tomoiaga, del panificio, racconta: «Qui c’è chi paga a fine settimana, chi a inizio mese quando riceve la pensione. Era così anche negli anni passati, ma di recente si sente di più».

Renato Tozzi, recupero dati, distruzione dati, perizie legali, riparazione dispositivi elettronici. C’è così tanto da fare che, pur essendo in pensione, ora dà una mano al figlio. Ha un diavolo per capello: «Molti nostri clienti vengono da fuori, ma ormai qui non ci sono più parcheggi. Tutto per realizzare una ciclabile che nessuno voleva. Siamo invasi dalle biciclette parcheggiate, specie degli studenti di Foscolo e Torricelli: avrebbero le loro rastrelliere, ma niente, parcheggiano tutti sui nostri marciapiedi. Non funziona nemmeno l’incrocio con via Novacella».




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