Ambiente

Colmare il gender gap nella formazione e nell’occupazione Stem

Negli ultimi anni, il tema delle lauree Stem è diventato centrale nel dibattito pubblico e politico, riconosciuto come leva strategica per la competitività, l’innovazione e la transizione digitale ed ecologica del Paese. Tuttavia, nonostante l’aumento della consapevolezza e degli investimenti nella formazione Stem, l’Italia continua a soffrire una preoccupante carenza di talenti che si aggrava quando si considera il divario di genere. Infatti, sebbene le donne siano più brillanti e ottengano risultati migliori negli studi Stem, la fotografia scattata dal Focus Gender Gap 2025 di AlmaLaurea rivela una realtà che fatica a cambiare: il divario di genere nel mercato del lavoro, soprattutto in termini retributivi e di stabilità occupazionale, è ancora forte e strutturale. L’Indagine sul Profilo dei laureati evidenzia come la componente femminile sia ancora minoritaria nei percorsi Stem, dove rappresenta solo il 41,4% del totale. L’Indagine sulla Condizione occupazionale a cinque anni dal conseguimento del titolo mostra che tra i laureati Stem, il tasso di occupazione femminile è elevato (90,1%) ma resta inferiore a quello maschile (92,6%). Tra i laureati Stem permane un gender pay gap del 12,6%: 1.798 euro mensili per le donne contro 2.025 euro per gli uomini. Il problema non è la preparazione: è culturale e strutturale. Persistono stereotipi che associano le carriere Stem al genere maschile, alimentati da una carenza di role model femminili nei media e nella scuola. Le donne sono meno rappresentate nei ruoli apicali, meno presenti tra le start-up e più spesso impiegate con contratti precari. La motherhood penalty aggrava il quadro: le donne con figli lavorano meno e guadagnano sensibilmente meno rispetto ai colleghi padri. Il dato è allarmante perché, oltre alla questione salariale, segnala un’esclusione progressiva delle madri dal mercato del lavoro stabile e ben retribuito, soprattutto nei settori più innovativi dove l’Italia sconta già un ritardo significativo. Ma quali strategie occorre attivare per contrastare l’emergenza del gender gap nelle lauree Stem? Per ridurre il gender gap nelle lauree Stem servono azioni di orientamento, già dalle scuole medie, come laboratori e incontri con professioniste, che possono aiutare a superare gli stereotipi di genere e a rendere le discipline Stem più attrattive per le ragazze. Un ruolo chiave è giocato anche dall’espansione dei corsi Stem, attraverso percorsi integrati con il mondo produttivo e la creazione di lauree triennali professionalizzanti, capaci di facilitare l’ingresso femminile in settori ad alta specializzazione e buona retribuzione. Per ridurre le barriere economiche, è strategico introdurre borse di studio dedicate alle studentesse Stem, soprattutto se provenienti da contesti svantaggiati. Questi strumenti devono fungere da incentivo concreto e non solo da sostegno economico, contribuendo a non disperdere talenti preziosi. Va inoltre valorizzata l’eccellenza femminile nella ricerca e nell’impresa, attraverso premi, dottorati e fondi destinati a start-up guidate da donne. Offrire visibilità a modelli positivi è essenziale per motivare le nuove generazioni a seguire percorsi simili. Per contrastare la cosiddetta motherhood penalty, servono politiche di welfare che favoriscano una reale condivisione delle responsabilità familiari, con congedi parentali paritari e obbligatori anche per i padri, smart working strutturale e misure di sostegno specifiche per le carriere universitarie e aziendali. È cruciale che la genitorialità non sia percepita come un ostacolo, ma come parte integrante della vita lavorativa. Per colmare il gender pay gap è indispensabile garantire trasparenza sui dati retributivi disaggregati per genere, ruolo e settore. La trasparenza salariale è un potente strumento per promuovere l’equità, responsabilizzare le organizzazioni e fornire alle lavoratrici e ai lavoratori le informazioni necessarie per negoziare retribuzioni e condizioni di lavoro eque. Solo con dati chiari e accessibili si può misurare il progresso e orientare politiche efficaci per colmare definitivamente il divario retributivo di genere. L’Italia non può permettersi di sprecare il potenziale delle sue laureate. Le donne Stem rappresentano una risorsa cruciale per la transizione digitale, per l’innovazione e per la crescita sostenibile. Colmare il gender gap nella formazione e nell’occupazione Stem, non è solo una questione di equità e giustizia, ma una priorità economica e strategica indispensabile per il futuro competitivo del Paese.

Preside della Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia, Comunicazione e Direttore del Master di II livello in Data Science per la Pa, Sapienza – Università di Roma, Componente del Comitato Scientifico dell’Osservatorio Permanente sull’adozione e l’integrazione della Intelligenza Artificiale, Aspen Institute Italia


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