Ex Ilva, Salis: “Urso venga a Genova a dare risposte”. A Cornigliano prosegue il blocco a oltranza
Genova. “Mi sono impegnata politicamente per il forno elettrico, ora ci devono dare delle risposte nette e sarebbe bello che ce le dessero qua a Genova, come m’hanno chiesto una risposta sul forno elettrico qua a Genova. È il ministro che deve rispondere, e noi lo aspettiamo qua a darci delle risposte“. Lo ha detto la sindaca Silvia Salis parlando ai lavoratori ex Ilva in presidio permanente a Cornigliano.
La convocazione del tavolo su Genova non è arrivata, quindi la protesta prosegue a oltranza: “Non ci sono soluzioni, dormiremo qui come abbiamo detto“, ha confermando Armando Palombo della Rsu Fiom Cgil. Chi ha deciso di restare si è organizzato con tende, falò alimentati a bancali, generi di conforto.
Giovedì alle 7 assemblea davanti alla portineria dello stabilimento, poi il principale appuntamento istituzionale della giornata sarà in prefettura nel pomeriggio, in attesa che arrivi la fatidica data dell’incontro dedicato all’ex Ilva di Genova. “Noi domani saremo qua di nuovo, e saremo qua dopodomani, sabato e domenica. Genova deve diventare un tavolo a sé”, ha ribadito Palombo.
La sindaca è arrivata in tarda serata, poco prima delle 21, preceduta dal presidente Marco Bucci che aveva già incontrato i lavoratori nel pomeriggio. Prima del confronto pubblico ha partecipato a una riunione ristretta col governatore, i rappresentanti dei sindacati ed esponenti politici locali del centrosinistra.
Salis ai lavoratori: “Ho detto sì al forno elettrico, la vostra lotta è sacrosanta”
“Non sono qua a portarvi solo la mia solidarietà, ma il mio impegno – ha esordito Salis di fronte ai lavoratori -. Ho già scritto al prefetto e ho chiesto al ministro un tavolo coi sindacati. Voi sapete quanto, fin dal primo momento, io mi si dichiarata per il sì al forno elettrico. E sapete perché? Perché era chiaro che non c’era un vero piano, non c’era un piano industriale reale, non c’era un reale investimento. Sapete come sarebbe finita? Che il mio no sarebbe diventato l’alibi per dire non investano a Genova perché il sindaco ha fatto scappare gli investimenti e voi stasera lo sciopero lo fareste contro di me. Ma noi non ci siamo prestati a questo gioco perché era evidente dove stavamo andando a parare”.
“Il ministro è venuto qua e mi ha chiesto una posizione netta – ha rivendicato Salis – sapendo benissimo quanto, all’interno di una maggioranza di centrosinistra, quella posizione mi sarebbe costata, perché sullo striscione a dare l’acciaio in bocca ai bambini ci sono finita io, però l’ho fatto perché qua bisogna difendere lo sviluppo economico di questa città, bisogna difendere i vostri posti di lavoro che sono qualificati e vi danno un reddito che vi permette di avere delle famiglie e di vivere a Genova. E noi questo faremo, chiederemo al ministro di dirci che intenzioni hanno per la nostra città. Io sono al vostro fianco. La vostra lotta non è giusta, è sacrosanta“.
Bucci: “Domani pomeriggio in prefettura, chiediamo un incontro col Governo”
A spiegare i prossimi passaggi è stato il presidente della Regione Bucci, che aveva già incontrato i lavoratori all’ora di pranzo: “Ho parlato col ministro, con il commissario Quaranta e con il prefetto. Oltre alla richiesta dell’incontro da fare la prossima settimana con il ministro o magari col sottosegretario alla presidenza, domani pomeriggio o al massimo venerdì mattina faremo un incontro in prefettura con parte sindacale per fare un documento preciso di tutte le autorità locali assieme ai sindacati da mandare immediatamente a Roma e chiedere la data ufficiale dell’incontro. Se le cose vanno bene, per il momento in cui avremo l’incontro col prefetto ci sarà data anche la data dell’incontro a Roma. Questo non lo garantisco perché non dipende da me, però io vi garantisco che ci proviamo, ci stiamo lavorando”.
Il governatore ha ribadito che l’obiettivo è mantenere i posti di lavoro a prescindere dall’unità del complesso siderurgico ex Ilva: “Se i coil vengono da Taranto o vengono da un’altra parte non c’è problema, l’essenziale è che arrivino qui e possano essere lavorati per creare ricaduta economica occupazionale sul territorio. Il nostro obiettivo è questo, mi sembra che l’abbiamo dimostrato e continueremo a lavorare in questi termini”.
La molla della protesta: “A Genova perderemo mille posti di lavoro”
La mobilitazione era scattata mercoledì mattina dopo la rottura delle trattative tra Governo e sindacati in seguito alla conferma del piano per spegnere le cokerie e azzerare le lavorazioni negli stabilimenti del Nord, pur senza un aumento della cassa integrazione. “Questa è una giornata diversa dalle altre: stanno chiudendo l’ex Ilva, a rischio ci sono più di mille posti di lavoro in questa città“, il monito dei delegati sindacali. A Genova i lavoratori in sciopero, dopo l’assemblea, hanno deciso di portare in corteo ruspe e mezzi della fabbrica. Poi, dopo aver percorso la strada Guido Rossa, si sono fermati all’incrocio di piazza Savio, un punto nevralgico per il traffico. Qui la cronaca della giornata e le reazioni politiche.
Viabilità nel caos, si prospetta un’altra giornata nera
Il risultato è stato la paralisi della viabilità cittadina, rimasta priva di collegamenti Levante-Ponente e viceversa con la chiusura contemporanea di strada Guido Rossa e via Cornigliano. Unica alternativa l’autostrada, andata ben presto in tilt: in serata si sono registrate code fino a 12 chilometri sulla A10 in direzione Genova, ma anche sulla A7 e sulla A12 con ripercussioni a cascata sui nodi di Genova Est e Genova Ovest, quest’ultimo gravato a sua volta da cantieri e restringimenti sulle strade urbane in zona San Benigno.
E giovedì si annuncia un’altra giornata nera sul fronte dei trasporti, visto che il blocco stradale continuerà a oltranza finché dalle sedi istituzionali non arriveranno notizie rassicuranti per i lavoratori ex Ilva.





